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“Dì la verità. Canta con passione. Lavora con allegria. Ama con il cuore. Perché è tutto ciò che conta alla fine.” Kris Kristofferson

Kris Kristofferson, working class hero
Nella foto in apertura Kris Kristofferson è con Cesar Chavez, il mitico leader sindacale chicano di braccianti in California ed è stata pubblicata da United Farm Workers: “Abbiamo appreso con sincera tristezza della scomparsa del famoso cantautore Kris Kristofferson. Cesar Chavez andò nel backstage negli anni ’70 per ringraziare Kris quando era headliner dei concerti di raccolta fondi per l’UFW. Hanno mantenuto un’amicizia che è durata tutta la vita e Kris ha continuato a partecipare attivamente al nostro movimento.”
Anche Gerry Adams del Sinn Fein ha ricordato oggi il sostegno di Kristofferson alla causa irlandese e allo sciopero della fame di Bobby Sands. Lo Sinn Fein ha pubblicato una foto ch lo vede a una manifestazione anni ’80 dietro lo striscione “Contras fuori dal Nicaragua – Truppe inglesi fuori dall’Irlanda”.
Ma l’impegno di Kris Kristofferson in cause sgradite all’establishment yankee è durato a lungo e gli è costato molto in termini di star system: “Ho trovato una notevole mancanza di lavoro dopo aver fatto concerti per i bambini palestinesi e alcuni gigs con Vanessa Redgrave ma se è così che deve essere, è così che deve essere. Se sostieni i diritti umani, devi sostenerli ovunque. Ero in Nicaragua con i sandinisti. Ho sostenuto Leonard Peltier, Mumia Abu-Jamal, gli United Farm Workers. Sono un radical da molto tempo. Immagino che sia un peccato. Sarei più appetibile come un redneck di destra. Ma sono entrato in questa faccenda per dire la verità come la vedevo”.
Tom Morello in un post in memoria dello scomparso Kris Kristofferson, celebre cantautore country e attore statunitense, lo ha definito un working class hero e ha postato un video in cui insieme cantavano la canzone di John Lennon:
La sua definizione non è esagerata anche se i più lo ricorderanno come attore bellissimo accanto a Barbara Streisand in ‘È nata una stella‘, con Bob Dylan in ‘Pat Garrett and Billy The Kid‘, nei duetti con Johnny Cash o Willie Nelson o come autore della bellissima “Me and Bobby Mcgee” che fu l’unico brano n° 1 nelle classifiche della sfortunata Janis Joplin nel 1971 (purtroppo uscì postumo).
Janis la registrò mentre Kristofferson si trovava in Perù per il suo esordio cinematografico con Dennis Hopper reduce dal successo di ‘Easy rider’
La celebre strofa della canzone “Libertà è solo un altro modo per dire ‘ niente da perdere'” è molto americana, hippie e molto marxiana. Sono i proletari a cui si rivolgevano Marx e Engels nel Manifesto comunista a non aver “niente da perdere”.
Chissà se la citazione in quegli anni di ribellioni e rivolte non sia venuta in mente a Kristofferson con riferimento alla generazione del “turn on, tun in, drop out” o ai blue collar ribelli che ascoltavano il suo “country fuorilegge”.
A suo modo è un working class hero il camionista hippie da operaismo stile Primo Maggio di Sergio Bologna che Kristofferson interpreta nel bellissimo “Convoy – Trincea d’asfalto” di Sam Peckinpah girato nel 1977:
“Mi piace Bobby Dylan
e mi piace Johnny Cash
e penso che Waylon Jennings
è un successo che fa tremare il tavolo
E ascoltando Joni Mitchell
è bello come fumare erba
E se non ti piace
Hank Williams, tesoro
Puoi baciarmi il culo”
Kristofferson non aveva un’estrazione sociale proletaria come John Lennon (era figlio di un generale e aveva studiato letteratura a Oxford), però questo non gli impedì una presa di coscienza che nel corso della sua vita e della sua carriera lo portò ad assumere posizioni politiche assai critiche nei confronti dell’establishment e dell’imperialismo USA.
Lasciò la carriera militare a cui l’aveva indirizzato il padre e se ne andò a fare il barista a Nashville e il custode degli studi della Columbia dove Bob Dylan stava incidendo il suo capolavoro ‘Blonde on blonde’ facendo incazzare la famiglia che ruppe i ponti con lui.
Lì passò una cassetta autoprodotta di sue canzoni a June Carter che la fece ascoltare a suo marito Johnny Cash. Finalmente il cantante lo prese sul serio e decise di cantare ‘Sunday mornin’ comin’ down’ quando Kris atterrò nel cortile degli studios con l’elicottero che guidava come secondo lavoro verso le piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico e gli consegnò una cassetta.
Cash decise di eseguire la canzone nel suo show televisivo e si fece accompagnare da Kris. Quando l’ABC chiese di cambiare la strofa “I’m wishing, Lord, that I was stoned” Cash chiese a Kris che gli disse che ne stavano cancellando il senso.
Cash durante l’esecuzione alzò gli occhi verso Kris tra il pubblico e cantò alla Jim Morrison la strofa inalterata. Divennero da allora “brothers in arms”, come ha raccontato Ethan Hawke su Rollimg Stone. La canzone ebbe un successo enorme di pubblico. E cominciò la carriera di Kris Kristofferson.
“Kurt Vonnegut una volta disse: “Lascia che il tuo linguaggio sia schiavo della tua idea”… se non hai l’idea all’inizio, non credo che tu abbia nulla che ti faccia andare avanti. A Kurt piaceva “Sunday Morning Coming Down”. A me piace Kurt più di qualsiasi altro scrittore, credo.”
Dieci canzoni essenziali
Bob Dylan teneva Kristofferson in così alta considerazione che citò ampiamente “Sunday Morning Coming Down” in un discorso inaspettatamente lungo in occasione dell’accettazione di un premio dalla MusiCares Foundation della Recording Academy nel 2015.
Parlando di altri cantautori, Dylan ha detto: “Tutto andava bene finché — finché — Kristofferson non è arrivato in città. Oh, non avevano mai visto nessuno come lui. È arrivato a [Nashville] come un gatto selvatico, ha fatto volare il suo elicottero nel cortile di Johnny Cash come un tipico cantautore (risate). E ha puntato alla gola: ‘Sunday Morning Coming Down’:
Bene, mi sono svegliato domenica mattina
Senza un modo per tenere la testa che non mi facesse male.
E la birra che ho bevuto a colazione non era male
Quindi ne ho bevuta un’altra per dessert
Poi ho frugato nell’armadio
Ho trovato la mia maglietta sporca più pulita
Poi mi sono lavato la faccia e mi sono pettinato
E sono sceso barcollando le scale per affrontare la giornata.
“Si può guardare Nashville prima e dopo Kris”, ha detto Dylan, “perché lui ha cambiato tutto”.
Tra i suoi primi successi c’era “Talkin’ Vietnam Blues” che mostra quanto la sua sia stata un’evoluzione dentro il clima dell’epoca di progressiva liberazione dai prototipi mentali della famiglia (esperienza all’epoca assai diffusa come testimonia in film ‘Nato il 4 luglio’): “Non era tanto pro-guerra quanto pro-soldato (…)Perché ero ancora nell’esercito quando l’ho scritto. Fino a quel momento, tutte le informazioni che avevo ricevuto provenivano dalla Stars and Stripes, ed è stato un lento processo di cambiamento delle mie idee… Nel giro di circa due o tre anni, avevo fatto circa 180 gradi, pensando che la guerra fosse sbagliata”.
Aveva capito che la propaganda sulla guerra del Vietnam era una truffa quando lavorando come elicotterista gli capitò di ascoltare i racconti di colleghi appena tornati dalla guerra che raccontavano efferatezze di ogni genere tra cui di aver gettato dagli elicotteri prigionieri (tecnica poi praticata con i desaparecidos in America Latina dalle dittature anticomuniste filoamericane).
Raccontò nel libro ‘Rednecks & Bluenecks: The Politics of Country Music’ anche il disappunto di Johnny Cash per le sue prese di posizione politiche di sinistra antimperialista durante i concerti insieme.
Ma ‘the man in black’ quando cominciarono i bombardamenti dell’Afghanistan gli disse: “questa volta sono con te. Stiamo bombardando popolazioni tribali”. Kristofferson spesso si alienava ai concerti il pubblico del country che di solito era conservatore.
“Quando ho iniziato a esibirmi, era in locali folk rock ‘n’ roll come il Bitter End e il Troubadour. Ma alla fine ho iniziato a lavorare in posti in cui il pubblico era prevalentemente country. Ho semplicemente ritenuto che fosse mio dovere dire la verità come la vedevo, e in alcuni posti non è andata molto bene. Ricordo una volta ad Atlanta, che avevo sempre considerato una città amichevole perché avevano avuto un grande successo con “Why Me”, essendo stati i primi a iniziare a trasmetterla alla radio, circa 300 persone mi hanno chiesto indietro i soldi a uno spettacolo che ho fatto. Stavo parlando di Oliver North e dei contras e di cosa stavamo facendo in giro per il mondo.
“Ricordo che Jackson Browne mi disse anni fa, ‘Ascolta, amico, stai correndo molti più rischi di noi, perché il tuo pubblico è molto più conservatore. E potrebbe essere vero. Immagino di aver iniziato a parlare di più negli anni ’80 o alla fine degli anni ’70. Ma oggi ho un pubblico molto più ricettivo, perché penso che più persone abbiano avuto la mia stessa esperienza: amano il loro Paese e vogliono crederci, ma è difficile accettare che stiamo facendo del bene a quelle persone in Iraq”.
Forse il miglior omaggio involontario al compagno Kris lo ha pubblicato la rivista repubblicana National Review con questo titolo: “Kris Kristofferson era un grande nel cantare ma pessimo in politica”. Come insegnavano Jerry Rubin e Abbie Hoffman, i giornali di destra sono i nostri migliori alleati e infatti la rivista spara la verità nascosta dai media mainstream ovviamente per attaccare Kristofferson:
“I suoi necrologi sui principali media non esitano a riportare anche i suoi problemi di dipendenza da droga e alcol, che spesso hanno contribuito a un temperamento vulcanico. Ma nessuno di loro si addentra nei suoi decenni di attivismo politico a favore della sinistra.
Oh, ci sono riferimenti fugaci al fatto che sia stato “esplicito nella politica liberale e nell’attivismo per i diritti umani” ( Washington Post ).
Ma tutti girano intorno alla verità. Kristofferson era completamente immerso nella mitologia dei simpatizzanti comunisti. Nel 1979, suonò al primo festival rock cubano-americano, all’Avana. Il momento più alto per il pubblico scelto di lacchè del governo arrivò quando dedicò una canzone a Fidel Castro, elogiando lui, Che Guevara, Emiliano Zapata e Cristo come grandi rivoluzionari. In seguito, cadde sotto l’incantesimo dei sandinisti del Nicaragua.
Un profilo del Washington Post del 1987 notava che l’unica macchia di colore sul suo completo completamente nero era un piccolo bottone rosso con l’immagine di Augusto César Sandino, il santo patrono della rivoluzione sandinista del Nicaragua.
In effetti, la sua dedizione alla causa sandinista era tale che era in confidenza con il dittatore sandinista Daniel Ortega. Dopo una delle sue numerose visite in Nicaragua, pubblicò un album intitolato “Third World Warrior” che era pieno zeppo di canzoni che celebravano la sinistra estrema. La più controversa fu “Sandinista“, il cui testo includeva le parole:
Sandinista, puoi tenere la testa alta
Hai restituito la loro libertà
Hai vissuto all’altezza del tuo nome
Sandinista, che il tuo spirito non muoia mai.
Tieni la candela accesa nell’oscurità.
Sei il custode della fiamma.
L’album fu un fiasco, in parte perché il mercato delle canzoni politiche non è mai vivace. AllMusic ha definito lo sforzo di Kristofferson “semplicistico e pesante, un perfetto esempio di politica che travolge l’arte”.”
L’articolo continua ironizzando sul fatto che Kris Kristofferson era stato invitato con Angela Davis e Yasser Arafat per il 40° anniversario della DDR ma il mese dopo “crollò” il Muro.
L’articolista repubblicano attacca Kristofferson per non aver mai attaccato il comunismo e conclude:
“Ci mancherà Kris Kristofferson, ma quando si parla di politica, è stato un classico “idiota utile” per alcuni dei peggiori totalitari del mondo. Il suo esempio rappresenta una lezione ammonitrice per tutti gli artisti che decidono che la loro celebrità dà loro il diritto di convincere gli altri delle virtù di una causa.”
Davvero non c’era migliore omaggio a chi scrisse canzoni come
Don’t Let The Bastards (Get You Down):
Stanno ammazzando dei bambini in nome della libertà.
E questa strada di dolore l’abbiamo già fatta prima.
Ci menano per il naso un po’ troppo più del dovuto.
E’ troppo tardi per pigliarci ancora per il culo.
Li abbiamo visti ammazzare gente intenzionalmente,
Assassini a sangue freddo proprio davanti ai nostri occhi
Ora hanno il potere, il denaro e le armi.
Diventa difficile ascoltare le loro menzogne.
Mi chiedo solo cosa avrebbe fatto mio padre
Se avesse visto che cosa hanno fanno del suo sogno.
Devo attenermi a quel che mi diceva:
“Cerca di dire la verità e resisti.
Non farti fregare da quegli stronzi.”
Minano le strade…
Ammazzano i contadini…
Fanno saltare scuole piene di bambini
Per combattere il comunismo… [*]
Mi chiedo solo cosa avrebbe fatto mio padre
Se avesse visto che cosa hanno fanno dei suoi sogni.
Devo attenermi a quel che mi diceva:
“Cerca di dire la verità e resisti.
Non farti fregare da quegli stronzi.”
[*] basta sostituire qui la parola “terrorismo”, ndt
Dopo la Guerra del Golfo, Kristofferson cambiò parte del testo della canzone:
Bombardare Baghdad riportandola all’età della pietra
24 ore su 24 senza sosta
Ucciderli nelle loro case e sulle loro autostrade
Poi, dopo un decennio di sanzioni paralizzanti, abbiamo deciso di rifare tutto da capo
Combattere il terrorismo
Kristofferson scrisse personalmente al sito “Canzoni contro la guerra” che aveva pubblicato la traduzione: “This is probably the best page on this song ever written in the world, and your site is among the best Internet stuff I’ve ever seen. My congratulations and thanks for including one of my songs.”
Il titolo di questa canzone divenne lo slogan di Kristofferson. Solo poche settimane dopo che Sinead O’Connor aveva strappato la foto del papa conservatore Karol Woytyla in diretta televisiva, lui la presentò a un’esibizione al Madison Square Garden in omaggio a Bob Dylan. Fu fischiata e insultata dal pubblico, e a Kristofferson fu detto di farla scendere dal palco. Invece, lui la incoraggiò:
“Sono uscito e ho detto, ‘Non lasciare che i bastardi ti buttino giù‘), e lei rispose ‘Non sono giù’, e cantò. È stata molto coraggiosa”, raccontò Kristofferson in un’intervista. Alla ribelle e sofferente cantante irlandese dedicò una canzone, Song for Sinead.
Third World Warrior, sempre del 1990, era dedicata a Nelson Mandela, ai sandinisti, al Frente Farabundo Martì del Salvador:
Non lo potete sconfiggere – sta combattendo per la libertà
È tutto ciò che voleva, è tutto ciò di cui ha bisogno.
Non lo batterete mai con armi e denaro
Non c’è catena forte come la volontà di essere liberi
Forse i suoi colori vi stanno facendo impazzire
Chiamatelo comunista – forse è vero
Attirarlo lontano da casa sua con i vostri soldi
Dategli il lavoro che non volete fare.
Non potete sconfiggerlo – sta combattendo per la libertà
È tutto ciò che voleva, è tutto ciò di cui ha bisogno.
Non lo batterete mai con armi e denaro
Non c’è catena forte come la volontà di essere liberi
Vedete come onoriamo la lotta per la libertà
Avevano bisogno di una visione – noi gli abbiamo dato la guerra
Guardate chi osserva pazientemente in silenzio
La crocifissione di El Salvador
Non lo potete sconfiggere – sta lottando per la libertà
È tutto ciò che voleva, è tutto ciò di cui ha bisogno.
Non lo sconfiggerete mai con armi e denaro
Non c’è catena così forte come la volontà di essere libero
Sul sito di Kristofferson trovate scritto: ‘6 marzo 1990 Kris pubblica “Third World Warrior”, che contiene diverse canzoni politiche che lo rendono persona non grata a Nashville.’
Se quel disco fu stroncato dall’industria discografica e dalla stampa USA va ricordato che Kris Kristofferson era già preparato perchè le sue scelte cinematografiche e cantautorali lo avevano abbondantemente fatto diventare un fuorilegge per lo showbusiness.
In un’intervista del 1987 non si lamentava del dover spesso suonare in piccoli club: “L’altro giorno ho visto una clip di Muhammad Ali, questa clip in cui parlava del Vietnam e si rifiutava di andarci. Non ci ho fatto caso in quel momento e ho pensato che avesse sbagliato a fare ciò… proprio come la maggior parte delle persone nel paese. Ma ora ci vedo più chiaro. Lo ammiro molto. È diventato un simbolo per molte persone allora e a caro prezzo. Penso che le persone abbiano la responsabilità di parlare di cose che ritengono sbagliate. Ma per me è più facile che per Muhammad. Non corro lo stesso rischio. Non possono togliermi il titolo perché non ne ho uno e non mi stanno nemmeno cogliendo nel fiore degli anni. Non sono stato in classifica per un bel po’ di tempo, quindi non è che stia mettendo a repentaglio la mia posizione commerciale. Sento di avere il lusso di poter fare quello che sto facendo… di poter affrontare questioni che ritengo importanti”.
Nel 1980 all’inizio della controrivoluzione neoliberista di Ronald Reagan il film “I cancelli del cielo” di Michael Cimino segnò la fin della New Hollywood e la restaurazione.
“Fu un anno brutto”, dice con la sua roca pronuncia texana. “C’era (Anastasio) Somoza. Fu cacciato quell’estate in Nicaragua. Lo scià dell’Iran fu rovesciato. E quei rivoluzionari di destra si riunivano nei loro uffici per assassinare il mio ultimo vero film, ‘I cancelli del cielo’. Uscì quando arrivò Reagan. Ci fecero un taglio netto con quella cosa. La fecero saltare in aria”.
Stroncato dalla critica, il sontuoso Western di Michael Cimino è morto di una brutta morte al botteghino. Secondo Kristofferson, però, il governo ha ucciso il film. “Nessuno ha mai affrontato la questione”, dice. “Ascolta, (il governo) ha avuto incontri con i responsabili degli studi cinematografici in cui hanno detto, ‘Questo non accadrà più. Non avremo più di questi film che mostrano l’America sotto una cattiva luce storica come ‘I cancelli del cielo'”.
Il film, secondo Kristofferson, è parallelo a ciò che i Contras fecero ai nicaraguensi. “I mercenari che andavano a uccidere la gente della contea di Johnson erano proprio come i Contras che andavano ad attaccare il popolo nicaraguense”, dice. “La fine del film sembra la caduta di Saigon. E l’America, interpretata da me, se ne andava in giro chiedendosi perché tutti gli altri fossero morti. Il sistema capitalistico lo aveva conquistato. Il denaro contava più delle persone. Finisce su quello yacht – l’isolamento dell’America post guerra del Vietnam – proprio come noi, un vecchio che pensa alla libertà e si chiede come abbia fatto ad allontanarsi così tanto da noi”.
Kristofferson non era disilluso da Hollywood dopo “I cancelli del cielo”, ma la sua brillante carriera cinematografica si fermò. “Sono passato dall’essere in prima linea con i pezzi grossi a non essere nessuno”, dice ridendo. “Sono diventato più radicale man mano che andavo avanti”. (Da un’intervista del 1993).
Ha scritto Ethan Hawke:Al Festival di Cannes del 1980, uno dei dirigenti dello studio avvertì la stampa: “Se non si toglie il controllo alle persone creative, la nostra industria è diretta al disastro”.
Kris rispose: “Allora a chi lo dai, alle persone poco creative?”
“Devi capire”, mi dice Scorsese, “quando uscì Heaven’s Gate , la United Artists aveva cambiato mano e le persone rimaste al comando cercavano solo di gestire quello che avevano. Raging Bull uscì a novembre e Heaven’s Gate due settimane dopo, e gli anni Settanta furono messi a tacere in una notte. Ci avevano tirato via il tappeto da sotto i piedi. L’establishment critico concluse quel decennio facendo di Heaven’s Gate un esempio , sventrando il film e tutti coloro che vi erano associati e ciò che rappresentava: un western con un sentimento antiamericano. Ne avevano abbastanza. Avevano finito di supportare l’espressione individuale nei film. Il potere fu restituito al mercato. Il tuo valore era ora determinato da quanti soldi facevi. Negli anni Settanta avremmo pensato che fosse una follia! Pensavamo che la cultura dovesse essere nutrita. Ma negli anni Ottanta, non più. Perché rischiare con le voci individuali?”
Chiedo a Scorsese perché, secondo lui, Kris sembra aver cessato così bruscamente di essere una forza nella cultura dominante. “Non è stata solo Kris, capisci, è cambiato tutto il clima.” Rivedendo il film un quarto di secolo dopo, per me Heaven’s Gate trabocca di bellezza, potenza e maestria. (…) Quando Regan fece il giuramento, il Paese iniziò ad abbracciare un diverso insieme di valori e aveva bisogno di una nuova serie di idoli. (…) Ci sono storie di Kris che beveva due bottiglie di whisky al giorno, voci di donne e abuso di droga. I suoi dischi smisero di vendere, i concerti furono cancellati, brutti pettegolezzi turbinarono sul suo divorzio da Coolidge, i critici che erano stati così cordiali divennero crudeli, amici e collaboratori morirono, il suo agente e la sua etichetta lo abbandonarono. Kristofferson non ricevette un’altra seria offerta di recitazione per più di quattro anni.
“È raro avere questo tipo di opportunità, affrontare questo tipo di transizione, passare dall’apice assoluto del successo all’essere inassumibile”, dice. “E la mia vita personale stava andando a pezzi esattamente nello stesso momento. Il mio matrimonio con Rita Coolidge è stato investito da dietro da un camion. All’improvviso, ero un padre scapolo che si prendeva cura della nostra bambina. La gente veniva da me e mi diceva: ‘Non eri qualcuno una volta?’ Ero in uno stato piuttosto stordito”. Hank Williams è morto a 29 anni, Woody Guthrie a 55, Townes Van Zandt a 52. Una delle cose straordinarie di Kris è che ha vissuto così velocemente, ha brillato così intensamente, è crollato così duramente ed è sopravvissuto. (Da Rolling Stone)
Su Wikipedia trovate la storia del film ben raccontata. E speriamo che la Rai lo ritrasmetta o lo metta a disposizione su RaiPlay.
La canzone Third World War continua a essere attualissima:
Dove la coraggiosa nuova visione dei giovani minaccia i sogni dei vecchi
E cercano di demolirne lo spirito con i loro soldi e le loro macchine
E lo chiamano comunismo perché non sanno cosa significa
Nella terza guerra mondiale
E il ricco continua ad arricchirsi ed è così sbagliato che siano nel giusto
E il poveri diventano le vittime delle armate della notte
E le opportunità non sono mai pari, e le loro pelli non sono mai bianche
Nella terza guerra mondiale
Regole infrante e sporchi guerrieri che diffondono menzogne e depositi segreti
Non possono distruggere il campesino con il loro denaro e le loro pistole
Perché lui sta combattendo per il suo futuro e per la sua Libertà e per i suoi figli
Nella terza guerra mondiale
Intervistato da una tv nel 1991 durante la prima guerra del Golfo Kristofferson alla domanda se c’era qualcosa di sbagliato in America rispose:
“Beh, a parte il fatto che mi ricorda molto il patriottismo sventolante e coreografato che avevamo nella Germania nazista mezzo secolo fa. Il fatto che abbiamo un sistema monopartitico che controlla tutti e tre i rami del nostro governo. I media da quattro soldi che sfornano propaganda per l’amministrazione che farebbe arrossire anche un nazista, a parte questo ce la caviamo piuttosto bene”.
L’amministratore del Country Hall of Fame and Museum gli ha reso omaggio con queste parole: “Kris Kristofferson credeva fino in fondo che la creatività è un dono di Dio e che chi ignora o devia questo dono sacro è destinato al fallimento e all’infelicità. Predicava che la vita della mente dà voce all’anima, e poi creò un corpo di lavoro che dava voce non solo alla sua anima, ma anche alla nostra. Tra gli eroi di Kris c’erano il pugile Muhammad Ali, il grande poeta William Blake e lo “Shakespeare Hillbilly”, Hank Williams. Ha vissuto la sua vita in modo da onorare ed esemplificare i valori di ciascuno di questi uomini, e lascia un’eredità giusta, coraggiosa e straordinaria che risuona con la loro”.
Il documentarista Ken Burns ha scritto: “Ho amato tutto di Kris Kristofferson. Era un poeta del quotidiano. Si può trovare gioia anche nelle sue canzoni tristi, e quella consapevolezza della gioia è ciò che lui chiama una benedizione. Ci mancherà.”

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