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martedì, Luglio 5, 2022

“In nome del popolo italiano” è la visione cinica e profetica di Risi

La storia dell’indagine sulla morte di una giovane tossicomane diventa nelle mani di Dino Risi l’oggetto profetico nel suo “In nome del popolo italiano”.

“In nome del popolo italiano”, la trama

In nome del popolo italiano è un film del 1971, diretto da Dino Risi, con Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman. Stiamo quindi parlando dalla triade monumentale della commedia all’italiana.

La storia è quella dell’indagine sulla morte di una giovane tossicomane, Silvana, avvenuta in circostanze che fanno pensare a un delitto.

Il giudice istruttore Bonifazi, un immenso Tognazzi, scopre che nella sua fine può in qualche modo essere implicato l’industriale Lorenzo Santenocito, l’altrettanto monumentale Gassman, un ricco e spregiudicato speculatore edile che, sotto l’etichetta delle “pubbliche relazioni” si serviva di Silvana per intrattenere i suoi clienti altolocati.

La storia intreccia le vicende di questi tre personaggi lasciando intendere, sullo sfondo, che forse i veri colpevoli sono il ‘sistema’ e la società contro i quali anche l’integerrimo giudice dovrà chinare la testa.

Dino Risi, “In nome del popolo italiano”

È incredibile come un film del 1971 anticipi l’Italia di 20 anni dopo. Non è cinema realistico in senso proprio, perché in quegli anni non abbiamo ancora giudici di sinistra ideologizzati e alla ricerca di un nemico antropologico da distruggere, quella di Risi è fiction, è una visione. Però profetica.

“Tognazzi è dei nostri“, pensai quando lo vidi da ragazzo. Eppure come si fa a non odiare quel suo personaggio? Quanto quello cialtronesco di Gassman, anche quando dice al primo la innegabile verità (“Lei è mosso dall’ideologia!“).

Il cinico Risi lascia solo uno squarcio, un piccolo squarcio di pietas per la povera prostituta che si innamora ma è costretta a fare l’escort – come si dirà solo molti anni dopo – per salvare i genitori pezzenti (ma spietati).

Morirà (ma il “come” lo scopriamo solo nel delirante finale mentre Roma festeggia la vittoria dell’Italia sull’Inghilterra). Mi sono sempre chiesto se piacesse a Pasolini, che morì quattro anni dopo.

Sceneggiatura di Age e Scarpelli. Ma l’Italia (pasoliniana) de “I soliti ignoti” sembra già lontana decenni.

In nome del popolo italiano, 1971

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Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

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