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“Grendizer U” è un reboot moderno di Goldrake, la serie cult lanciata in Italia nel 1978. La serie rielabora i personaggi e le dinamiche, mantenendo un equilibrio tra nostalgia e innovazione. Sebbene ci siano alcune pecche, come una certa fretta nella narrazione, la serie si conferma un successo per vecchi e nuovi fan. Un ottimo tributo alla serie cult.
Il ritorno di Goldrake
Per i boomer Goldrake è qualcosa che ha segnato la nostra esistenza. Trasmesso in Italia per la prima volta il 4 aprile del 1978, alle 18:45 con la presentazione di Maria Giovanna Elmi, divenne subito un fenomeno di massa con gli indici di ascolto della Rai che schizzano alle stelle quando venivano trasmesse le puntate.
In queste due settimane, sempre sulla Rai, sono state trasmesse le prime 8 puntate di Grendizer U, una versione moderna dello storico robottone ideato dal maestro Go Nagai. Vediamo come è andata.
Grendizer U – nome vero del super robot (all’epoca del debutto sulla RAI la distribuzione italiana scelse la dicitura Goldrake, un’anglicizzazione del nome francese Goldoràk, creato da Canestrier), presenta una nuova veste grafica che, pur mantenendo l’essenza dell’originale, introduce un design più moderno e accattivante. I personaggi sono stati rivisitati con un tocco contemporaneo, rendendo l’esperienza visiva molto piacevole per i fan di vecchia data e per i nuovi spettatori.
La trama segue i canoni della serie originale, con Duke Fleed (Actarus) che fugge dal suo pianeta natale, Fleed, dopo un devastante attacco delle forze di Vega. Le puntate iniziali ripropongono, in parte, i nomi originali giapponesi, diversamente dalla versione storica trasmessa in Italia, rendendo l’adattamento un mix intrigante tra nostalgia e innovazione. Koji Kabuto è presentato come Alcor per poi scoprire che in realtà sarebbe il suo nome di battaglia.
Confesso che sono rimasto un po’ perplesso quando l’ho sentito e mi fa dubitare sulla bontà del doppiaggio. I rapporti tra i personaggi sono stati approfonditi, offrendo una visione più complessa delle dinamiche tra Duke, Alcor e gli altri, in particolare nelle puntate 5, 6, 7 ed 8.
Ho letto che L’adattamento italiano è stato ben accolto, non sapendo il giapponese non posso che fidarmi, e con un doppiaggio che mantiene le caratteristiche distintive dei personaggi, pur introducendo alcune “chicche” che hanno deliziato i fan. Forse la chicca è il nome di battaglia di Koji Kabuto?
Comunque pare che la fedeltà ai dialoghi originali e la qualità del doppiaggio siano punti di forza, apprezzati sia dai puristi che dai neofiti della serie. La sceneggiatura risulta più dinamica rispetto all’originale, adattata per coinvolgere un pubblico giovane. Ha dei punti di forza non male soprattutto tra i villains, oltre ai classici generali di Vega, troviamo un comandante psicopatico che vuole uccidere Actarus.
Bisogna anche sottolineare una certa fretta nel racconto, tipo il finale della quarta puntata, ma la serie riesce a mantenere un equilibrio tra azione e sviluppo dei personaggi. Le prime quattro puntate hanno riscosso un buon successo, con commenti positivi riguardo alla capacità di rievocare le emozioni dell’originale pur proponendo qualcosa di nuovo.
Si nota un tentativo di bilanciare la nostalgia con la modernità, ed in fondo ci sono riusciti. Anche le successive quattro sono ben fatte con il racconto dei rapporti tra i vari protagonisti e lo scontro contro con Vega che sale di livello.
In sintesi, “Grendizer U” si presenta come un reboot ben fatto, capace di onorare l’eredità della serie animata degli anni ’70 mentre si apre a un nuovo pubblico. Se sei un fan di lunga data o se sei curioso di conoscere questa icona dell’animazione giapponese, questa serie va sicuramente vista.

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