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I Fantastici 4 ritrovano se stessi? Forse

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Con I Fantastici 4: Gli inizi, il MCU rilancia la Prima Famiglia Marvel in chiave rétro e spettacolare. Sue Storm domina, Galactus minaccia, Reed delude. Il film funziona visivamente e narrativamente, pur con qualche inciampo. Il miglior adattamento finora.

I Fantastici 4: gli inizi (2025, regia di Matt Shakman)

I Fantastici 4: gli inizi, uscito ieri 23 luglio 2025 in Italia, diretto da Matt Shakman, aveva un compito titanico: riscattare la Prima Famiglia Marvel dopo tre adattamenti fallimentari (il low-budget del 1994, i film del 2005-2007 e il disastroso Fantastic 4 del 2015) e rilanciare il MCU in una Fase Sei in cerca di nuova linfa.

Con un cast stellare e un’estetica retro-futuristica ispirata agli anni ’60, il film riesce a
catturare lo spirito dei fumetti di Stan Lee e Jack Kirby, pur con qualche inciampo. Ecco com’è andata.

Trama (senza spoiler)

Ambientato in un universo alternativo (Terra-828), il film fa uno spiegone sulle origini e presenta i Fantastici 4 , Reed Richards/Mister Fantastic (Pedro Pascal), Sue Storm/Invisibile (Vanessa Kirby), Johnny Storm/Torcia Umana (Joseph Quinn) e Ben Grimm/La Cosa (Ebon Moss-Bachrach) come una squadra già consolidata, e gli unici supereroi a difesa della Terra.

La minaccia è Galactus (Ralph Ineson), che, con il suo araldo Silver Surfer (Julia Garner, in una versione femminile come Shalla-Bal), mette la Terra di fronte a un ultimatum: consegnare il neonato Franklin, figlio di Sue e Reed, per salvare il pianeta.

La scelta scatena un conflitto interno, con Sue che rifiuta categoricamente e Reed che, da scienziato razionale, valuta l’opzione, creando una tensione drammatica che è il cuore del film. La storia mescola azione cosmica, dinamiche familiari e un’estetica che omaggia la fantascienza classica.

I veri punti di forza del film sono proprio • Sue Storm e il cast: Vanessa Kirby domina come il suo personaggio, rendendola il fulcro emotivo e narrativo. La sua risposta istintiva a Galactus un “no” senza esitazione per proteggere Franklin è il momento più potente del film.
Joseph Quinn porta a Johnny una spavalderia che diverte senza irritare ed è anche un personaggio propositivo, generoso, non il classico belloccio idiota dei film precdenti, mentre Ebon Moss- Bachrach rende La Cosa tragica e umana, con un uso eccellente della motion capture.

Julia Garner come Silver Surfer è una sorpresa: nonostante il cambio di genere, la sua interpretazione eterea e il design visivo (un mix di CGI e practical effects) sono ipnotici.

L’ambientazione anni ’60, con richiami al lavoro di Jack Kirby, è un trionfo
visivo. Il design di produzione di Kasra Farahani crea un mondo vibrante, dai laboratori futuristici alle sequenze nello spazio, con una palette di colori vivaci e un’atmosfera che bilancia nostalgia e modernità.

Matt Shakman, reduce da WandaVision, gestisce bene l’equilibrio tra azione spettacolare (le scene con i poteri dei quattro sono chiare e creative) e momenti intimi. La colonna sonora di Michael Giacchino è tra le migliori del MCU.

Fedeltà ai fumetti?

Il film cattura lo spirito ottimista e familiare dei Fantastici 4, evitando
l’ironia eccessiva di altri film MCU. La centralità della famiglia, amplificata dalla sottotrama di Franklin, rende i personaggi credibili e umani, mentre i richiami ai fumetti (dal Negative Zone al design di Galactus) delizieranno i fan.

Quel che non convince è un Reed Richards sottotono: Pedro Pascal, a cui in questo momento farebbero recitare qualunque cosa, porta carisma a Reed, ma il personaggio è penalizzato dalla sceneggiatura. Il suo piano per sconfiggere Galactus, basato su un’arma improvvisata che sfrutta energie cosmiche, è poco credibile e sembra uscito da un fumetto senza adattamento per il cinema.

La sua razionalità, che lo porta a considerare il sacrificio di Franklin, crea un conflitto interessante con Sue, ma lo rende meno empatico e non abbastanza geniale per essere il “miglior scienziato del Marvel Universe”.

Anche Galactus e Silver Surfer mostrano dei limiti narrativi importanti: Ralph Ineson dà al villaine una presenza imponente, ma è poco approfondito, più una minaccia cosmica che un personaggio complesso. Così come la scelta di un Silver Surfer femminile (Shalla-Bal invece di Norrin Radd) è divisiva: funziona grazie a Garner, ma manca una giustificazione narrativa chiara, e i fan dei fumetti potrebbero storcere il naso per la deviazione dalla tradizione. Insomma perché?

Il film poi è un omaggio ai fumetti, ma per chi non li conosce, elementi come il piano
di Reed, il Negative Zone o il ruolo di Franklin possono risultare criptici. La sceneggiatura,
firmata da Josh Friedman e altri, a volte sembra frammentata, cercando di condensare troppe idee e il ritmo rallenta nella parte centrale.

Confronto con i predecessori

Era impossibile fare peggio e se prendessimo come riferimento quello del 2015 il film avrebbe potuto girarlo anche Walter Veltroni che sarebbe stato sicuramente migliore.

Quello del 2015 fa talmente schifo che vi invito a vederlo. Perché l’orrore ha il suo fascino, le schifezze anche. Rivaluterete il genere muto del decadentismo kazako.

In definitia non è un capolavoro, ma è il miglior film sui Fantastici 4 mai realizzato e un segnale che il MCU può ancora sorprendere.

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parole ribelli, menti libere

Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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