Ricordare Helmut Berger con le sue numerose intemperanze non è irriguardoso, ma combina in approssimativa sintesi ciò che ha voluto fare della propria vita, rispettando scelte spesso estreme.
Helmut Berger, o sulla verità come gesto (non sempre virtuoso)
Il rispetto è la virtù dei giusti, l’ipocrisia il vizio dei benpensanti. Tra le varie forme di rispetto c’è quella riservata all’ultimo congedo, dove a essere rispettata, in morte, dovrebbe essere l’immagine che in vita ciascuno ha voluto dare di sé.
Un’ideale carta di identità costituita dai gesti, che nella lingua ebraica fanno tutt’uno con la verità: ‘émet’, da cui l’amen pronunciato al termine della preghiera. Ma a differenza della nostra idea di verità, per gli ebrei è qualcosa che si ‘fa’, si produce nei comportamenti e nelle scelte quotidiane, non che sonnecchia quale immutabile essenza.
Se vogliamo dare per un momento credito a questa diversa sensibilità, ognuno diviene titolare di regia e sceneggiatura del proprio film; solo il montaggio viene appaltato a uno sguardo esterno, già che come suggeriva Pasolini può essere realizzato solo dopo il ciak finale, nella memoria selettiva di chi ci sopravvive.
Ricordare Helmut Berger, morto ieri a Salisburgo a 78 anni, con le sue numerose intemperanze non è dunque irriguardoso, ma combina in approssimativa sintesi ciò che ha voluto fare della propria vita, rispettando scelte spesso estreme. Se ne volessimo restituire un santino piccolo borghese saremmo dei sepolcri imbiancati.
Vernice postuma che trovo riversata a litri tra i commenti a un post su Facebook dell’amico Fulvio Abbate , il quale rammenta una serata romana – era forse il 1988, aggiunge – in compagnia del celebre protagonista di Ludwig: “lo ricordo ancora mentre, camminando, piscia sulle maniglie delle auto parcheggiate sul lungotevere davanti all’Ara Pacis.“
Non ho difficoltà a visualizzare la scena, in cui stona l’unico dettaglio di uno strumento di minzione di dimensioni solamente normali, quando in lui tutto doveva essere eccessivo, over size. Più tardi e in anni relativamente recenti rimediò a questo suo “limite”, facendosi confezionare dalla chirurgia estetica un uccellone enorme, con cui ora avrebbe potuto pisciare anche sulle maniglie dei camion.
Questo era Helmut Berger, ciò che ha fatto della propria vita e noi ci limitiamo a rispettare: riconoscendolo. Quanto al versante occidentale della verità che coincide con l’essenza, era un essere umano come tutti, di cui gli eccessi facevano probabilmente specchio alle fragilità. E comunque rispetto è anche arrestarsi alla soglia dell’intimo, non offrendo facili risposte sulle ragioni dei comportamenti, qualsiasi essi siano.
Ci sono infatti infinite ragioni – perlopiù alcoliche – per pisciare sulla maniglia di un’auto in sosta. Tutte condannabili, sia chiaro. Ma tutte vere. Perché rivelano ciò che abbiamo fatto, o, più spesso, disfatto con il nostro vivere. Quando anche la vita più sgangherata che si conclude trasmette una struggente enigmatica bellezza. E amen.
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop
Leggi anche
- Il neocapitalismo sta socializzando la felicità e privatizzando la sofferenza
- La crisi demografica italiana tra miti ed ineluttabilità
- Bipolarismo all’italiana: ricchi di destra contro ricchi di sinistra
- Napoli campione d’Italia: Luigi Necco e Maradona se lo stanno raccontando nell’altrove
- Schlein e l’azienda progressista
- L’Italia guerrafondaia tra propaganda, trasformismo e irresponsabilità
- Dittature. Tutto quanto fa spettacolo: si può essere ironici su temi serissimi e al contempo fare opera di informazione e presidio della memoria?
- Dialoghi della coscienza: l’intensità magica del silenzio e la necessità di una poesia intima
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult
- Cartoline da Salò, nel vortice del presente













