Eduardo De Filippo: celebrato, saccheggiato e tradito

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La povertà attuale della cultura italiana che non ha saputo fare riferimento a De Filippo, alla sua aspra critica del populismo, alla sua denuncia persino della “napoletanità” rassicurante che piace ai media.

Eduardo De Filippo saccheggiato e tradito

Spesso il Natale mi riporta a Eduardo De Filippo. Forse per via del famoso presepe di Luca Cupiello, forse perché Eduardo è parte di me fin da quando ero bambino e il Natale è sempre un ritorno all’infanzia. Forse perché il suo tragico risuona in me potente.

Sta di fatto che in questi giorni ho pensato che in tutto il dibattito di questi anni sul populismo, la protezione del cosiddetto popolo e il presunto tradimento della sinistra, Eduardo sia stato il grande assente.

Credo che questo ci dica tanto della povertà attuale della cultura italiana che non ha saputo fare riferimento a De Filippo, alla sua aspra critica del populismo, alla sua denuncia della “napoletanità“.

Incredibile come “Napoli milionaria” passata in TV qualche giorno fa abbia prodotto articoli di giornali sulla bravura degli attori (con immancabile riferimento alla fiction Imma Tataranni), sulla famosa frase della nuttata (quasi sempre interpretata malamente come una affermazione di fatalismo così meridionale e così pittoresco) e poco altro.

Nessuno che abbia scritto, neppure nei giornali più antigovernativi e di opposizione, che quella di Eduardo è una straordinaria presa di posizione – a guerra non ancora finita – in favore di una rinascita civile e morale dell’Italia distrutta materialmente e spiritualmente dal fascismo.

In fondo, Eduardo è diventato una sorta di grimaldello per costruire un ambient partenopeo che non sia troppo scocciante, che possa rilassare senza far pensare troppo, che possa farci riposare in quel dialetto che diventa una vera e propria lingua italiana forse addirittura più bella del fiorentino.

E così, volendosene accorgere, viene saccheggiato – e tradito – a piene mani dalla saga di un “Posto al sole” fino ai romanzi di De Giovanni, passando per la retorica del riscatto maradonian-calcistico.

È un peccato che si consuma ogni anno a Natale. È un monito, almeno per me, che a ogni Natale penso a Eduardo, a quell’omino secco secco che da bambino mi aveva così tanto affascinato. Siamo senza speranza caro Eduardo. Sei diventato un dispensatore di storie, di macchiette, di vocaboli rilassanti e rotondi, di attori che si dichiarano tuoi allievi e ogni giorno ti tradiscono.

* Per gentile concessione di Claudio Bazzocchi dalla sua pagina FB.

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