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martedì 17 Maggio 2022
TecnèMusicaQuesta guerra ci fa pesare ancora di più l'assenza di Franco Battiato

Questa guerra ci fa pesare ancora di più l’assenza di Franco Battiato

Nel 1992, subito dopo la disastrosa guerra in Iraq, Franco Battiato decise di costruire un ponte di pace andando a suonare a Baghdad, al contrario dell’idea di chiusura totale che oggi accompagna tutto il mondo liberal verso la Russia.

La guerra e l’assenza di Franco Battiato

È nel clima di esasperante isteria bellica di queste settimane che il pensiero corre al grandissimo Franco Battiato e a una sua iniziativa che vista a distanza di così tanti anni rende ancora più esplicito il significato dell’intera sua opera. Mi riferisco al Concerto di Baghdad.

Lo spettacolo si svolse al Teatro Nazionale iracheno nella capitale irachena il 4 dicembre 1992.

Da poco erano cessate le ostilità della prima guerra del Golfo, iniziata nell’agosto del 1990 e terminata sei mesi più tardi.

Per darvi un idea delle dimensioni del conflitto, oggi, nei primi 30 giorni dell’attacco russo in ucraina, le forze di Putin hanno lanciato circa 6mila missili sul paese invaso. Gli Usa lanciavano la media di 6000 missili al giorno sull’Iraq.

Oltre alle distruzioni belliche disastrose, al paese di Saddam Hussein furono imposte durissime sanzioni economiche con conseguenze sanguinose sui civili inermi cui mancavano generi di prima necessità e cure mediche.

In quella situazione Battiato, al contrario dell’idea di chiusura totale che oggi accompagna tutto il mondo liberal verso la Russia, il suo governo ma, ancor più tragicamente, verso la cultura di quel popolo, decise di costruire un ponte di pace, attraverso la musica e la condivisione di alcuni testi di canzoni tradizionali irachene che furono reinterpreti dall’artista.

L’artista siciliano era accompagnato dall’orchestra de I Virtuosi Italiani e dall’Orchestra sinfonica nazionale d’Iraq. I direttori d’orchestra furono Mohammad Othman, Antonio Ballista e Giusto Pio. Il concerto faceva parte dell’iniziativa umanitaria per l’infanzia irachena Un ponte per Baghdad.

Battiato così ricordava la sua iniziativa: “Lo scopo della mia visita in Iraq era umanitario, perché non trovo giusto che un popolo debba soffrire per colpe non sue; ma è anche vero che credo sia giusto dare a tutti una possibilità di redenzione, agli assassini di diventare santi”.

Come scrisse l’amico Luca Buonaguidi in un articolo per noi di Kulturjam: “Grazie a quest’uomo che scavava e scavava, e non trovava mai niente, e lo condivideva con noi invece che andare sulla cima del monte.”

 

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

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