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domenica 22 Maggio 2022
TecnèMusicaAncora sulla "great Spotify swindle"

Ancora sulla “great Spotify swindle”

Continua la discussione intorno a Spotify, innescata dalla notizia della perdita di 4 miliardi in borsa in tre giorni, dopo la cancellazione di Neil Young e Joni Mitchell dal gigante delle playlist.

The great Spotify swindle – atto secondo

Ricominciamo dal fatto che tutti già odiavano Spotify, che come giustamente dice Jovanotti (che non è un cretino), è uno dei più grandi editori del pianeta che con le sue playlist, non a caso dette “editoriali”, decide il gusto musicale del pianeta.

Perché, cari, quelli che fanno gli stream grossi sono quelli scelti da Spotify, mica quelli che dite voi, come credete.

Comunque che 1500 stream GRATUITI per le classifiche (incasso diretto ZERO) equivalgano a un supporto fisico venduto (incasso 10/20 euro) a me manda nei matti per la palese ingiustizia e gli stream gratuiti sono molti di più del 60%, perché non solo tutte le playlist a pagamento sono fatti da account falsi gratuiti, ma gli streamer compulsivi sono i più giovani che hanno tempo libero, ma non pagano niente.

Quindi succede che le playlist editoriali spingano le cose che attirano pubblicità per il pubblico che fa più stream GRATUITI non per quella che paga, che la pubblicità non la sente, perché non passa sui premium.

Però pubblicità e abbonamenti non sono sufficienti a mandare in attivo Spotify, quindi si risparmia dove si può, cioè sulla paga degli artisti.

The great Spotify swindle

Ma collateralmente succede che la musica nuova (uscita negli ultimi 18 mesi), al contrario di quello che è sempre stato, oramai fa solo il 20% del fatturato e i 200 successi solo il 7% (tre anni fa era il 20%).

Quindi vuol dire che l’esperienza imposta da Spotify è, sì di maggioranza relativa, ma deludente e che il grosso degli ascolti riguarda altri nomi e altri generi che però in moltissimi si dividono fette molto piccole di una torta molto più grande.

Se una buona parte di queste piccole fette inizia ad andarsene, tipo Neil Young, il sistema crolla ed è meglio che sia così.

Va detto che ho Spotify Premium da prima che ci fosse in Italia grazie a un conto in banca spagnolo e che sono abbonato anche all’infinitamente superiore Apple Music, che garantisce un’integrazione con i file residenti che invece Spotify evita come la morte.

Per esempio posso ascoltare i miei vinili rippati inediti online e su tutti i miei device e posso pure scaricarli su questi, cosa che per un dj è vitale, vista l’integrazione di Apple Music con Traktor e altri sistemi di djing). Potrei passare ad Apple Music integralmente, ma siccome gli ascoltatori sono su Spotify, come artista mi tocca raggiungerli lì, cosa che eviterei volentieri.

Ovviamente Apple Music se potesse, farebbe schifo quanto Spotify, non mi illudo, ma al momento fa meno schifo.

 

 

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Umberto Palazzo
Umberto Palazzo
Cantautore e produttore, ex Massimo Volume, Santo Niente e Allison Run.

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