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L’Inter perde la seconda partita del suo formidabile campionato. Lo fa contro il Sassuolo, lo fa di nuovo dopo l’1-2 da loro rimediato il 27 settembre scorso: apriti-cielo: è crisi Inter!
L’Interista esistenzialista: è crisi Inter
L’imprevista sconfitta ha scosso i cuori nerazzurri ben oltre il preventivabile. Nei salotti di alto lignaggio che sono tipici della rete, si è consumato un vero e proprio psicodramma.
Come da copione si sono di nuovo palesati gli ancora tanti detrattori di Inzaghi Simone, a sbandierare il dubbio sulla liceità della permanenza sulla scomoda panchina interista.
Secondo questi, il coach sarebbe colpevole di non aver disposto sul prato, in quel di Reggio Emilia, la migliore delle sue formazioni; che abbia preso sottogamba un avversario che quasi sempre lo ha messo in difficoltà; che abbia, con la sua presunzione, alterato l’andamento della lotta per non retrocedere; che non abbia tenuto in alcun conto la bramosia della maggior parte dei supporters che avrebbero visto di buon grado la retrocessione del Sassuolo.
Tra le dichiarazioni più farneticanti, quella con cui si sostiene che quella sconfitta abbia macchiato indelebilmente il brillante successo in campionato.
Ora, cosa abbia fatto di così male il Sassuolo all’Inter e ai suoi permalosi tifosi, se non batterla sovente, è cosa che si fa difficoltà a capire. L’accusa più condivisa che le si muove contro, è quella di profondere il massimo del suo impegno solo ed esclusivamente quando si trova di fronte l’Inter e che diventi morbida, rinunciataria e malleabile quando invece incontra squadre di egual blasone ma con colori diversi dal neroazzurro. Nella fattispecie quando trattasi di bianconero e rossonero.
Eppure proprio contro queste due, il Sassuolo ha ottenuto i più squillanti successi della sua sciagurata annata, battendo la Juventus per un tonante 4 a 2 e fermando il Milan sul 3-3, entrambe concorrenti dirette dell’Inter nella corsa allo scudetto.
Quello che molti altri tifosi rinfacciano agli emiliani è la passività mostrata in un importante Sassuolo-Milan, quello del 22/05/2022, che di fatto consegnò lo scudetto a Pioli e soci a discapito della allora inseguente Inter. Di quella partita è rimasta negli occhi dei meno inclini al perdono, la faccia immotivatamente sorridente di Consigli, portiere del Sassuolo, un attimo dopo essere stato battuto dal primo gol di Giroud, partita poi terminata 0-3.
Accadimento quello, che rinfocolò lo strampalato sospetto che sussistano tra certi club delle simpatie di sottobosco atte a veicolare l’andamento delle gare in una certa direzione anziché un’altra. Trattasi di semplici illazioni che hanno nessun fondamento.
Quello che ai tifosi sfugge è che la loro amata si identifica in un club professionistico ed è quindi composto e guidato da professionisti, come sottolineerebbe Lapalisse. Non fanno differenza i professionisti che prestano la loro sapienza in Viale della Liberazione, comportandosi come tali, mantenendosi scevri dagli impulsi irrazionali della tifoseria. Per loro, sono irrilevanti le beghe di gradinata, i conti in sospeso tra ultras, le promesse di vendetta formulate durante match andati.
Gli umori ondivaghi della curva in nessun modo possono influire sulle decisioni di chi deve gestire un club. Se ne faccia una ragione chi reclama a sproposito un suo guiderdone: mandare in serie B il Sassuolo piuttosto che l’Empoli o l’Udinese non è tra i progetti della società FC Internazionale.
Il focus del club a questo punto della stagione è invece, la gestione delle forze della squadra, gli interessi della società stessa, la pianificazione del futuro.
Va quindi da sé che gli intenti di Inzaghi debbano per forza coincidere con le esigenze societarie, quando possibile. Così, a campionato stravinto, le residue partite rimaste da qui a fine stagione possono rappresentare un’ottima occasione, oltre che per dare requie a chi ha tirato la carretta per più di cinquanta match, di offrire una utile vetrina a chi ha avuto meno occasioni di mettersi in mostra. In questi casi è quasi un obbligo far veder loro come è fatto il campo, un pò per regalare una meritata passerella, un pò per mostrare la mercanzia a chi possa essere interessato all’acquisto.
Così, di grazia, mi dicano quei furenti tifosotti, quale miglior occasione bisognava aspettare per permettersi certe vetrine se non quella offerta da una partita che più nessuna valenza poteva avere ai fini dell’andamento della stagione e che si andava a disputare contro la penultima (dico, penultima) in classifica?
Quale inenarrabile patimento può aver arrecato loro non vedere in campo per una volta Barella e Thuram dal primo minuto? Non è stato forse più importante dare minuti e visibilità ad Asslani e Frattesi?
Se ne facciano quindi una ragione: da che il mondo del calcio ha fatto la sua comparsa su questo sciagurato mondo, le squadre che hanno conseguito il successo con tanto, troppo anticipo rispetto alla naturale fine della stagione, hanno finito per fornire prestazioni lasche, senza impulso, in leggerezza di animo e di fisico.
È un altro classico non scritto del football: i match che riguardano una squadra con la pancia gonfia e a fine corsa, si trasformano, sovente per chi le incontra, in una sorta di discount cui prendere punti in offerta speciale.
È esattamente la condizione in cui si trova oggi l’Inter, appagata, soddisfatta e satolla. Una squadra che non ha nessun altro obbiettivo se non quello di superare dei record irrisoria importanza, di quelli che neanche una settimana dopo ti sei dimenticato la loro l’entità.
La differenza tra vincere e stravincere è miserevole. Il voler colmare quell’impercettibile dislivello non fa certo mulinare le gambe più velocemente del normale.
Si registrano anche le lamentele che non si sono sollevate solo dal pubblico di fede opposto o pure trasversale: non sono mancati infatti i rilievi fatti da quei soliti noti che pretendono di insegnare le regole del fair play pur provenendo da fresche condanne sportive.
Nulla valgono quindi le loro tesi secondo le quali il comportamento dei neocampioni tenderebbe ad alterare gli esiti della lotta tra le retrocedenti, e per questo andrebbe censurato. Qualcuno vada a dir loro che ogni esito è figlio del preciso momento in cui le squadre si contendono i tre punti.
Il Sassuolo in questo è stato due volte fortunato: se all’andata ha trovato un’Inter in pieno rodaggio e con dubbi tattici che si sarebbero sciolti più avanti, al ritorno ha invece trovato un avversario ormai scaricato da ogni ardore atletico ed emotivo.
Al Sassuolo sono bastati venti minuti di partita per fare sua la partita, mica mettere a ferro e fuoco il campo da gioco. L’Inter non ha avuto la forza morale e fisica di ribaltare il risultato proprio perché l’abbisognevole furore non c’è più, né nei titolari, né nelle riserve. Sostenere che con quest’ultimi schierati dal fischio d’inizio si sarebbe vista ben altra prestazione, è cosa che non può essere confortata da alcuna prova.
Ci si rassereni, quindi. Anche a chi il Sassuolo sta sul gozzo: non è detto che quei sei punti benevolmente elargiti basteranno a fargli guadagnare l’utile quart’ultimo posto. Rimangono concrete le loro speranze di vederlo infine rotolare nella serie cadetta, se tanto ci tiene. C’è da starne certi, Genoa, Cagliari e Lazio, ognuno per motivi loro, venderanno cara la pelle.
Il team di Ballardini, risultati alla mano, sembra più portato a fare la prestazione contro squadre di fascia alta, che inconsciamente ritengono al loro livello. Faticano invece a calarsi nel ruolo della pericolante che non trovano attinente. Insomma, non promette bene, problemi loro.
I problemi dell’Inter guardano più in là delle ultime tre di campionato. Sono ardui appuntamenti che si stagliano all’orizzonte: si chiamano annosi rinnovi, rifinanziamento dei debiti, campagna acquisti per la stagione che arriverà. Ma di questo se ne parlerà più avanti, intanto si folleggi, la festa è ancora lunga.
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