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Inzaghi sorprende con alcune scelte ma l’Inter tra conferme e qualche patimento porta a casa i 3 punti fondamentali contro i rognosi austriaci e gli Ottavi di Champions sono più vicini.
Inter-Salisburgo, conferme e sorprese
Ormai ci ha preso gusto il buon Simone Inzaghi a stupire la tifoseria, a tirare sceme le agenzie di scommesse, a intorbidare le acque dei preveggenti della carta stampata. Un po’ per stupire, un po’ per far tirare il fiato a chi il traino della carretta cominciava a patirlo, ecco che pure per l’incontro con il Salisburgo, qualche sorpresa sull’undici iniziale ce l’ha regalata.
Ha coraggio il mister, gli va riconosciuto. L’incontro con gli austriaci della bevanda energetica non aveva certo l’aura dell’ultima spiaggia, ma che fosse in qualche modo decisiva, quello si. Vincere avrebbe messo nella condizione di attendere gli incontri successivi con relativa tranquillità, se non altro.
Quindi ecco Carlos Augusto nel ruolo che di solito copre Dimarco, Frattesi al posto del suo omologo Barella, e, udite udite, Sanchez per far rifiatare Thuram. E vai col tango.
Interessante il progetto tattico di inserire il cileno, avvezzo a svariare alle spalle della prima punta, risucchiando su di se a turno uno dei due centrali. Conseguente la scelta di affidare a Frattesi il ruolo di mezzosinistro, abile com’è ad inserirsi proprio in quegli spazi lasciati vuoti dalla difesa avversaria. Ci sarebbero cascati quelli del Salisburgo?
Qualche idea probabilmente Inzaghi se l’era fatta più di tre mesi fa, in occasione di una amichevole estiva. Era finita con un roboante 4-3 per l’Inter, dopo un match che di serio ed attendibile aveva espresso poco e niente.
Inutile quindi andare a riesumare il taccuino degli appunti per il Mister, quegli scarabocchi sarebbero serviti a niente. Neanche per sapere cosa ci si potesse aspettare: il Salisburgo di oggi vaga nel labirinto di una crisi che non vede uscita, con tre sconfitte interne di seguito. Che l’intento degli austriaci fosse quello si strappare un pareggio a Milano, ci si può scommettere. Per le quote, rivolgersi al signor Sandro Tonali.
Devono però aver cambiato idea strada facendo gli uomini di Struber, se è vero che tra le due contendenti, la difesa messa a ferro e fuoco è stata inaspettatamente quella dell’Inter. Già al quarto minuto Sommer ha dovuto chiamare a raccolta tutti i suoi riflessi per fermare un diagonale acido di Gloukh sparato da una manciata di metri dalla porta.
Lo spavento avrebbe dovuto dare la giusta sferzata per far tornare gli imbambolati ai fatti che contano e a smettere di baloccarsi nel “chi sono io e chi sei tu”, tipico di chi sta guardando l’avversario con sufficienza. Invece manco per niente, passano altri sei minuti e quel figlio di Simic a momenti conclude un fulminante contropiede sfiorando la posta più ambita.
Vatti a fidare degli austriaci. Quelli non avranno dei campioni dai nomi altisonanti con cui popolare i display dello stadio, ma in campo sanno farsi rispettare. Corrono, sono ordinati, hanno le idee chiare.
Sugli spalti, tra i dubbi più amletici, il più gettonato si chiede su quale tipo di connessione potrà stabilirsi tra i due “punteros” Lautaro e Sanchez. É risaputo che cileni e argentini non si amino granchè, ma dove non l’amore, si spera che la professionalità abbia il sopravvento su certe ataviche inimicizie.
Invece, niente. Un condominio rissoso il loro, si salutano a malapena e se lo fanno, è per monosillabi. Non si prestano lo zucchero, parcheggiano l’auto a cazzo, davanti al garage dell’altro, per dispetto. Non si sognano di chiedere all’altro la cortesia di ritirargli il pacco Amazon in loro assenza, figuriamoci se possono passarsi vicendevolmente una palla.
Ma in fondo, per far gol ci sono tanti modi e infatti più tardi si scoprirà di quella connessione si può tranquillamente fare a meno. Che è poi quello che fa Mkhitaryan, quando si è al 18esimo minuto. Concreto ed essenziale come sempre, lui si limita a buttare un pallone in mezzo, poi si vedrà.
Intanto perché su ogni palla vagante si catapulta Frattesi fosse anche per andarla a recuperare da piazzale Lotto, poi perché i due centraloni austriaci non sanno molto governare i loro piedi misura quarantotto e infine perché per la prima volta da quando è all’Inter, Sanchez ha messo il naso in area. Il romano lo svirgola, squilibrato dal suo stesso impeto, il cileno la indirizza in rete, con una parabola imprendibile. Con l’unica sortita della partita l’Inter è passata in vantaggio.
C’è da prenderlo sul serio quel gol. E devono farlo più quelli lo hanno segnato che quelli che lo hanno subito. C’è una vita intera ancora da giocare e la netta sensazione che affacciarsi di nuovo nei pressi di Schlager non sarà un’impresa facile.
Invece il Salisburgo non guarda troppo da lontano Sommer, che e si presenta alle porte dell’area con grande, troppa facilità. Se c’è da sospettare qualcosa, è solo il peggio.
Inzaghi è il più pessimista di tutti e subodora il tradimento che sta per compiersi alle sue spalle. Mkhitaryan lo ha già tradito facendosi ammonire. Lui non ha ragione di aspettare un’ulteriore voltafaccia dall’armeno e quindi lo ripudia, impalmando un suo prediletto, Nicolò Barella. É inedita la coppia di interni che si va a formare. Barella e Frattesi: funzionerà? Sciolgo subito la suspence: quel nuovo menage non funzionerà. Nessuno si sorprenda, Inzaghi stimolato sullo spinoso argomento, ha sempre declamato il fatidico “questo matrimonio non s’ha da fare, né oggi, né mai”.
E ti credo. I due sono in egual modo elettrici, frizzanti, frenetici. Il risultato è tutt’altro che positivo. I due non si pestano i piedi ma giocando allo stesso modo innescano un processo morboso, una specie di pazzo vorticare che li rende disutili alla costruzione del gioco, che li incespicare nella palla, che li fa arrivare su questa o troppo presto o troppo tardi. Di conseguenza quello sterile turbinio manda fuorigiri il motore interista, rendendolo ingestibile, ingolfandolo e soffocandolo.
Tipo come succedeva con le “bare su quattro ruote” degli anni 80, vetturette su cui degli irresponsabili ingegneri decisero di montare motori sovralimentati da cento e passa cavalli. Tutto okay quando conducevi il mezzo ai regimi medio bassi, ma appena schiacciavi sull’acceleratore ed entrava in funzione il turbo, si imbizzarriva, scodava e si metteva di traverso.
L’Inter con quel centrocampo ha perso la logica oltre ad un congruo numero di palloni. Favorendo se possibile il Salisburgo, che ha potuto così accamparsi a ridosso della lunetta d’area, in attesa di eventi, pur non riuscendo ad essere mai veramente pericolosi. Tutti i tentativi di ingresso “dritto per dritto” sono stati mortificati dal terzetto composto da De Vrij, Bastoni e Acerbi.
Poi, ecco la genialata austriaca: “e se provassimo a saltarlo quel terzetto, invece di sfasciarci le corna contro?”. Da quell’uovo di Colombo nasce la palombella che turlupina Bastoni, che nonostante i suoi 190 centimetri non riesce a catturare la palla che invece atterrerà docile tra i piedi di Simic. Il figlio d’arte servirà Kjergaard, il quale lascerà a Gloch l’incombenza di segnare il gol del pareggio.
Si è detto della genialata, ora si dica dell’insipienza: ad esempio quella dei due baobab che sono i centrali del Salisburgo, che non si avvedono al 63esimo minuto, che tra loro, a incrociare un traversone dalla sinistra di Bastoni, si è catapultato il solito Frattesi.
Poveri loro, non è bastata un’ora per capire che su ogni palla vagante arriva sempre prima di tutti il romano. Messi alle strette, che possono fare di più se non adottare le vie di fatto per tentare di disinnescarne la lucida ipercinesi? Per Frattesi non c’è un solo motivo di rimanere in piedi, va da se. Il rigore è di quelli che non si discute. Come non si discute l’esecuzione di Calhanoglu, che è impeccabile. È il 2 a 1 per chi gioca nelle mura amiche.
Il minuto in cui si registra il nuovo risultato collima con quello delle sostituzioni di rito firmate Inzaghi. C’è da tenere in piedi la baracca per ancora venti minuti e al piano dovranno dare gas, consistenza e dinamismo i nuovi entrati Darmian, Thuram e più tardi Asslani e Klassen.
Regge bene quel piano perché gli austriaci premono ma non sono mai pericolosi. Stavolta non escogitano niente di meglio che buttare palloni in area, sistematicamente raccolti dai soliti De Vrij e Acerbi. Anzi rischiano il tracollo in contropiede, intorno all’ottantesimo minuto. Purtroppo un ginocchio di Frattesi troppo avanti rispetto alla linea difensiva del Salisburgo renderà inutile e non valido un gol di Lautaro sotto misura, al termine di una bellissima azione in velocità. Vedi Davide che danni che ti fa la prescia?
Ancora una volta Inzaghi sceglie bene le sostituzioni, l’atteso forcing non arriverà mai, e il risultato non cambierà più, con buona pace dei settantunomila del Meazza.
L’Inter vince i due incontri casalinghi che andavano vinti per rimanere nella scia della Real Sociedad che ieri ha regolato il Benfica a Lisbona, mettendolo quasi definitivamente fuori dai giochi della qualificazione agli ottavi. Il prossimo incontro darà esiti più o meno definitivi: con un pareggio in quel di Salisburgo la corsa agli ottavi diventerà solo una questione di primo o secondo posto.
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