Inter-Spezia fila via senza intoppi e si vede nel finale quando Dzeko inventa il terzo gol, Asslani disegna geometrie e – croce e morte se non è vero – si vede Correa sorridere!
Inter-Spezia senz’affanni
Prima partita in casa dell’Inter valida per il campionato di calcio di serie A stagione 2022-23, c’è di scena lo Spezia. Dove eravamo rimasti? All’ultima di quello scorso, quando si incrociavano gli scarpini con un’altra ligure, la Sampdoria.
Anche quel giorno stadio pieno fino all’orlo. Stati d’animi diversi però: allora con speranze al lumicino, perlopiù riposte in una improbabile exploit del Sassuolo contro il Milan che ci era davanti di due punti. Già, prova a fidarti di quelli: manco il disturbo di scendere in campo, già dopo mezz’ora erano sotto di due. I nostri vista la mal parata, col groppo in gola facevano allenamento con la Samp, regolandola per tre a zero.
Coincidenze, tre a zero entrambe le volte e due liguri a prenderle di santa ragione. Le coincidenze finiscono qua, perché gli stati d’animo alla fine delle due partite sono diametralmente opposti: disillusa rassegnazione la prima, ottimistica soddisfazione la seconda.
Non che lo Spezia potesse impensierire più di tanto, in effetti. Pur sembrando, sulla carta, di molto più performante del Lecce incontrato la scorsa settimana, nei fatti sono risultati di molto più addomesticabili dei salentini, a plastica conferma che nel calcio i sillogismi non funzionano mai.
Lo Spezia è stato travolto da un’Inter che ha avuto prima di tutto il merito di rimanere “presente” per tutti i novanta minuti, e non è cosa scontata, dati taluni precedenti. Certo, anche le condizioni ambientali erano diversissime: a Lecce si giocava in un catino rovente, con temperature vicine ai trentacinque gradi.
Viceversa, per il fatto che durante la settimana scorsa sulla Lombardia le nuvole hanno scaricato vagonate d’acqua, a raffica, a stille, a scrosci, le temperature sono di conseguenza scese e quindi sul prato di San Siro ieri ci si stava una bellezza.
Infatti le due squadre hanno subito fatto andare le gambe senza risparmio, al punto che neanche si era al completamento del primo minuto e già Inzaghi faceva segno ai suoi ragazzi di darsi una calmata. Deve aver individuato, da qualche parte, troppa elettricità: poi magari si va fuori giri, si sbarella e si ingolfa il motore: ben fatto, mister.
Ancora, rispetto alla settimana scorsa, allenamenti ad hoc devono aver liberato i muscoli dal sovraccarico di acido lattico, le corse sono diventate più sciolte soprattutto per i “pesi massimi”. Così si è potuto vedere qualche progressione credibile di Romelu, reazioni più vive da parte di De Vrij e Skriniar, un Barella meno isterico e un Dumfries spadroneggiare su Reca e sul Bastoni meno famoso.
Insomma sto facendo un gran parlare perché in realtà di partita non è che ce ne sia stata molta: lo Spezia si è calato benevolmente nella parte di sparring partner e per almeno un tempo l’unico espediente tattico che è riuscito a concepire è stato il lancio lungo su Nzola e Agudelo, che non l’hanno presa mai.
Il gol di Lautaro è sublimazione del rapporto che l’argentino ha con Romelu, i due si muovono in sincronia, si cercano a memoria, parlano lo stesso linguaggio calcistico. E’ un bene che arrivi proprio quando lo Spezia stava un po’ prendendo le misure all’Inter e stesse subendo un po’ meno la pressione.
Archiviata la pratica “vantaggio” ai più rimaneva il dubbio e il timore di come questa volta l’Inter avrebbe interpretato il governo del gol in più. L’esperienza di Lecce deve aver aiutato, perché l’Inter non ha resistito alla tentazione di togliere il piede dall’acceleratore a differenza dello Spezia che anche sotto di un gol, non ce lo ha messo proprio.
Il grande merito dell’Inter, come già detto, è stato mantenere lo stesso pathos agonistico per tutti i novanta minuti, cosicchè rientrati in campo per il secondo tempo, non si è dovuto attendere troppo per festeggiare il raddoppio.
La percussione di Lukaku nell’azione del gol è l’essenza dell’attacco nerazzurro, con il gigante che tenendo impegnati due difensori crea spazi enormi per i centrocampisti che supportano l’azione d’attacco: così per Calhanoglu è uno scherzo centrare la porta. I più maligni, a questo punto, si saranno chiesti quale tipo di sventatezza l’Inter avrebbe prodotto per far rientrare in partita gli Spezzini.
Malpensanti: il calo di tensione non c’è stato, anzi. Quelli entrati in campo dalla panchina si sono impegnati al pari di chi avevano appena rimpiazzato. Dal sessantacinquestimo, con il solito tourbillon di cambi, finisce che la partita si fa accademia, il massimo che succede sono i ripetuti tentativi dell’Inter di triplicare il vantaggio.
Per amor di cronaca entrano Gosens, Dzeko, Asslani e Correa ed è un bel vedere perché Dzeko inventa il terzo gol, Asslani disegna geometrie e – croce e morte se non è vero – si vede Correa sorridere. Dico: sorridere. Sfido, ha appena messo dentro il pallone del 3-0. Troppa grazia Sant’Antò!
A margine, valutando le singole prestazioni, si è rivisto un Brozovic a tutto campo, concreto e senza sbavature: ieri ha sfiancato a turno Nzola e Agudelo, che alla fine lo hanno mollato a Bourabia e che si guadagnasse pure lui un po’ lo stipendio. Di Marco ha imperversato sul fianco sinistro rimanendo sui suoi standard, sempre tendenti all’alto.
Ha lasciato poi il campo a Gosens, da cui al momento non ci si può aspettare altro che il suo massimo impegno, poi si vedrà. Lautaro Martinez visto in una evoluzione tattica interessante: ha spesso chiesto e ottenuto palla sulla trequarti e un paio di volte sulle esterne quasi agendo da trequartista più che da seconda punta.
Esperimento o tendenza per il futuro? Esigenza tattica o espediente per sottrarsi ad una marcatura troppo asfissiante? Fatto sta che l’argentino con i mezzi tecnici che ha, è un ruolo che potrebbe ricoprire con successo. Deve solo imparare a gestire le giocate da rifinitore con un pizzico di frenesia in meno.
Finisce 3-0 e non è roba di poco conto: con il campionato che sembra destinato a dividersi in due tronconi tra sei/sette squadre che puntano alle zone altissime e tutte le altre intruppate tra zone tranquille e di retrocessione, fare punti contro le “provinciali” potrebbe alla lunga fare la differenza.
Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
VAI AL LINK – Kulturjam Shop

Leggi anche
- Io so chi siete: la visione finale di Pasolini
- Il Malleus maleficarum anti-Conte
- Memoriale Afghano e le rivelazioni di Wikileaks
- Sbloccati i porti ucraini e nessun carico di mais è diretto in Africa: ma non bisognava scongiurare la fame?
- La Legge di Murphy applicata alla sinistra
- L’universo surreale della “campagna elettorale”, tana libera tutti per chi ha devastato il paese
- Cartoline da Salò: il nuovo libro di Alexandro Sabetti















