L’interista esistenzialista: Inter-Bayern non è mai iniziata…per i nerazzurri

Inter-Bayern Monaco finisce due a zero per i bavaresi, consegnando alle statistiche la terza sconfitta stagionale in una sola manciata di partite giocate. Una sconfitta che però è diversa dalle altre due.

Inter-Bayern non è mai iniziata

Contro il Milan e Lazio si giocava alla pari e le sconfitte, quand’anche meritate, sono arrivate tutto sommato inaspettate. Queste devono però aver trapanato a fondo nelle già poche convinzioni dell’undici nerazzurro se è vero che ieri contro i pur “fuori range” del Bayern non si sono viste neanche le reazioni che in qualche modo c’erano state in quelle partite di campionato.

Non illudano i venti minuti che i tedeschi hanno concesso all’Inter appena dopo l’inizio del secondo tempo: sarebbe indorare inutilmente la supposta. Perché a dare un’occhiata al pregresso dei bavaresi si evince che il Bayern comunque non poteva che vincere.

Perché anche loro sono umani e un po’ devono respirare, tirare il fiato. E perché a quel punto i rossi di bianco vestito hanno capito, ragionando come un unico cervello, che si poteva anche non spingere come forsennati e affidarsi a qualche buona ripartenza.

Diciamo la verità, non è che in troppi ci si aspettasse di battere il Bayern. Troppe le ombre nell’inter di oggi e di contro, nessun lampo di luce. Già la vigilia era stata costellata di dubbi, mormorii di rese di conti in spogliatoio, rivoluzionamenti dell’impianto di gioco.

Così siamo venuti a sapere che Onana sarebbe stato titolare, che Mikitarian avrebbe preso il posto di Barella, che non ci sarebbe stato De Vrij ma che sarebbe toccato a Skriniar a fare il muro centrale. E insomma vai col liscio: poi in campo scopri che Mikitarian non è Paul Breitner e che anche Onana spapereggia ma che ha più fortuna di Handanovic; che l’improvvido Skriniar decide di seguire – su palla scoperta e gestita da Kimmich – un Muller che già schermato su ogni linea di passaggio, lascia di conseguenza uno sfondone largo che manco le quattro corsie di Bologna-Modena in cui ci si butta Sanè che in un colpo solo, stoppa, controlla e ridicolizza Onana.

Una sola azione rivaluta De Vrij che non sarà appariscente, sarà in cattiva forma, ma comunque è quello che sa come si dirige una difesa e quando manca vedi che cosa succede.

Non si dica mai che io critichi un allenatore, chiunque esso sia (a parte Tardelli) ma non sarà stato troppo pretenzioso schierare Mikitarian e Chalanoglu in ensemble? Vero che il Barella attuale non è quello dei tempi migliori, che sbuffa ad ogni palla che non segua i suoi ordini, che passi il tempo a sacramentare su ogni decisione arbitrale che non gli aggradi e le cui gambe sembrano impastate di melassa, ma non sarà un caso che ieri, in sua assenza, recuperare palla è stata una sofferenza tantalica.

Già in condizioni normali a contendere palla a Kimmich, Sabitzer e Sanè c’è da perderci la testa, figuriamoci senza uno straccio di incontrista. Fai pure che i già citati centrali di centrocampo si occupano di Brozovic non lasciandogli giocare un pallone in tranquillità e il disastro è servito. Serve a niente che il croato rinculi a ridosso dei tre di difesa per giocare il giocabile, anzi: quei marpioni dei bavaresi ne approfittano per portare il pressing fino a casa nostra.

Non c’è partita: corrono il doppio e tengono la palla con tecnica e sapienza. Pare facile, a dirsi: ma prova tu a “stoppare” la palla in mezzo a due uomini, a difenderla e immediatamente smistarla in verticale. La differenza è sostanziale: i ragazzi del Bayern costruiscono il gioco attraverso una rete di passaggi verticali e orizzontali, non hanno paura di servire un uomo già marcato, non temono le giocate nello stretto e in velocità.

Il riassunto di tutte queste peculiarità è tutto nel secondo gol, dove Sanè e Coman dialogano in velocità nel cuore dell’ area di rigore sulla testa di Skriniar che non sa se chiudere su uno o sull’altro e alla fine non chiude su nessuno. Si vuol dire che quelli dell’Inter non abbiano tecnica?

Certo che no, ma la tecnica serve a niente se non si osa la giocata. Puoi calciare bene e trattare la palla con piedi vellutati ma se questo ti serve solo per giocate comode, sicure, sempre in orizzontale o all’indietro è solamente un patrimonio che stai scialacquando. Poi c’è il fattore psicologico, per niente marginale: perché se è vero che a supporto della tecnica deve esserci il coraggio è pur vero che se sei preoccupato o poco convinto dei tuoi mezzi la giocata vincente la valuterai perdente ancora prima di metterla in atto.

Così l’Inter di ieri, le poche volte che ha avuto il governo della palla, questa gli è scottata tra i piedi di brutto. Non si sono contate le sbavature nel controllo, gli errori di misura di appoggi anche elementari. I passaggi sempre in orizzontale, non una imbucata o la ricerca di un compagno tra le linee. Al termine di Inter-Bayern nei commenti finali, Bergomi snocciolava i preoccupanti dati di una stagione tutta in salita: tra questi, quello del raffronto con le altre squadre di serie A in fatto di dribbling riusciti: l’Inter è penultima, qualcosa significherà.

Tanto per cominciare (ma anche finire) è la rappresentazione in numeri di una completa mancanza di fiducia nei propri mezzi da parte di tutti e che non fa sperare bene per il futuro. Da più parti, nei diversi canali di informazione, nei social e nei bar più malfamati di Caracas si invocavano le belle prestazioni (pur concluse con tre sconfitte ed una sola inutile vittoria) rese la scorsa stagione contro il Liverpool e il Real Madrid cercando di capire cosa, strada facendo, si fosse perso.

Chi si volesse prendere la briga di andare a scorrere le formazioni scoprirà che le formazioni di allora non erano troppo diverse da quella di ieri. Somiglianti come tecnica complessiva, la differenza abissale sta tutta nel carattere: remissiva oggi, combattiva al limite della rissosità la seconda.

Nelle due partite contro il Liverpool schieravamo Vidal, Perisic e Sanchez: giocatori che possono piacere o meno ma che di certo non abbassano lo sguardo davanti a nessuno. Oggi, con gli occhi della tigre di Lettiana memoria non abbiamo nessuno, soprattutto se decidi di far accomodare Barella in panchina. E una squadra che ha paura di sè stessa e non ha fiducia dei propri mezzi come può pensare di far paura al Bayern o al Barcellona?

Andavano verso questa direzione i tentativi – frustrati dalla proprietà – di portare a casa Dybala e Bremer? Male anche sul piano atletico, i bavaresi sembravano correre al doppio della velocità. A consuntivo, non si può salvare nessuno dei nostri settori.

Persino Dumfries, uno dei pochi a non aver completamente deluso nelle partite fin qui giocate, è stato ridicolizzato sulla fascia Sabitzer-Davies. A sinistra invece… ho già detto che non ne parlerò più. Peccato, perché da quella parte c’era forse l’unico dei loro che fosse un giocatore “normale”, quel Pavard che si poteva e si doveva tentare di attaccare. Tirando le somme rimane poca ciccia: Onana è stato reattivo, ha un’esplosività che per forza di cose Handa non può avere più, ha parato il parabile e sa governare la palla e calciarla al punto di spaccarla, cosa che potrebbe tornare utile quando tornerà Lukaku.

E’ ancora un po’ troppo avventato sulle uscite ma è un fondamentale migliorabile. O forse lo vediamo così perché siamo abituati ad un portiere che dai pali non si allontana mai. Poi che altro? Bene Lautaro, la porta non l’ha vista mai ma combatte sempre che è un piacere: speriamo non si demoralizzi pure lui.

Concludo espettorando il mio “buuuu”, pur non apprezzabile sonoramente quanto quelli che gli pseudotifosi presenti allo stadio hanno rivolto al povero Gagliardini. Trovo assurdo e misero che si tifi contro giocatori che indossano la maglia con dignità e rispetto.

Il Gaglia ha capacità tecniche di certo discutibili ma quando entra ci mette del suo, corre, combatte, fa quel che può e si mette a disposizione della squadra e dell’allenatore senza condizioni alcune e senza mai protestare. Poi, poverocristo, che deve fare, rifiutarsi di scendere in campo per far piacere a quei minorati che lo contestano? Fate i bravi, non affannatevi: Gagliardini ci seppellirà tutti quanti…

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Filippo De Fazio
Filippo De Fazio
Meridionale ma anche settentrionale. Sono lettore incallito e compulsivo, grafomane della vecchia scuola, ex calciatore dagli esiti disastrosi.

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