Un esempio di debunking che rivela l’essenza anche della nostra propaganda: un noto “esperto” inglese di questioni russe attinge le sue notizie direttamente dalla Tass e/o dalle conferenza stampa russe (censurate ovunque in Occidente), ma, dato che evidentemente non parla russo, a volte le ‘fraintendei e diffonde fake news attraverso i suoi tweet che vengono ri-postati migliaia di volte e molto spesso sono utilizzati direttamente dai nostri media come fossero una fonte reale.
Debunkong e fake news: parliamo di Samuel Ramani
Di Francesco Dall’Aglio*
Chiariamo subito una cosa: Samuel Ramani non è un fesso. Proprio per niente. Il suo curriculum, soprattutto per una persona così giovane, è impressionante: nel marzo del 2021 ha ottenuto un dottorato di ricerca in politica e relazioni internazionali a Oxford, dove ora è tutor della stessa materia; pubblica regolarmente su Foreign Policy, Washington Post, Newsweek; è membro del Carnegie Endowment for International Peace e del Middle East Institute; è stato intervistato da BBC World Service, Al Jazeera English, France-24 e CNN International; e soprattutto è tra gli advisor del NATO Intelligence Fusion Center, del Dipartimento di Stato degli USA, del Ministero della Difesa francese, dell’IRSEM (Istituto di Ricerca Strategica dell’École Militaire, sempre francese) e dello UK Foreign, Commonwealth and Development Office.
Le sue aree di competenza sono l’Afghanistan, il Medio Oriente, la Corea del Nord e, naturalmente, la politica estera della Russia. Proprio a questioni russe sono dedicati due suoi libri che usciranno a breve: a dicembre “Putin’s War on Ukraine. Russia’s Campaign for Global Counter-Revolution“, edito dalla Hurst; sempre per la Hurst, ma con partecipazione della Oxford University Press, è stato annunciato per la primavera prossima un volume sulla politica estera russa in Africa.

Un curriculum, ripeto, impressionante e di fronte al quale non dico il mio, ma quello di personaggi ben più pesanti di me semplicemente svanisce.
Samuel Ramani è, inoltre, un twittatore accanito, con 169.521 followers e tweet sempre ben frequentati e immediatamente ripresi, ritwittati e spesso pubblicati dai giornali. E ai suoi tweet volevo arrivare – i suoi tweet che, ricordo, sono giusti e veritieri.
Il 17 agosto, del tutto casualmente il giorno del mio compleanno, Ramani mi ha fatto un regalo bellissimo: il tweet di cui alla foto numero 2. “Un numero record di russi sta attraversando il ponte della Crimea verso la Russia. 38.297 automobili sono passate sul ponte solo nella giornata di ieri, mentre l’Ucraina avverte che incombono altri attacchi sulle infrastrutture e le installazioni militari della Crimea”.

Era il periodo in cui, se vi ricordate, saltò in aria qualche deposito di munizioni in Crimea, con effetti piuttosto dirompenti sia dal punto di vista pratico che di immagine per l’esercito russo. Il tweet venne ripreso all’infinito da altri twittatori e alla fine dalla stampa, come si vede ad esempio nella foto 3: manco a dirlo, Repubblica, che riprende non Ramani ma Sky News (che riprendeva Ramani).

Spaventati dalle bombe i russi scappano, risalendo in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza, come proclamava Diaz nel bollettino della vittoria sull’Austria-Ungheria. Addirittura 10 giorni dopo il fattaccio il Kyiv Independent riprendeva la notizia (foto 4), non sia mai fosse sfuggita a qualcuno.

Ora, 38.297 è un numero estremamente specifico. Da dove lo ha preso, Ramani (o chi per lui, naturalmente. Ramani il russo non lo sa, con tutto che è esperto di cose russe. Del resto perché leggere quello che pubblicano i russi, che mentono come respirano)? Da un trafiletto della Tass, foto numero 5.

Ora, noi non possiamo leggere quello che scrive la Tass perché per salvaguardarci dalle menzogne (abbiamo appurato che tutti i russi mentono sempre) i media russi da noi sono bloccati. Lui però, con sprezzo del pericolo, non teme di immergersi nella putrida mota della propaganda del Cremlino, per riemergerne carico di tesori.
Che dice, il trafiletto della Tass (a parte mentire, ovviamente, come tutti i trafiletti della Tass)? Dice “Sul ponte della Crimea è passato [un numero] record di 38mila automobili”, che il record precedente, registrato l’anno prima, era di 37.374, e che da un paio di giorni le auto che circolano sono sempre di più fino, appunto, al numero record di 38.297.
Dunque Ramani ha ragione! I russi fuggono! Non proprio. Perché l’articolo continua dicendo che il numero record di auto è “в обе стороны”: “nelle due direzioni (o anche “andata e ritorno”, se vi piace di più).
Quindi non sono 38.297 auto che lasciano la Crimea (che sarebbero, tra l’altro, soltanto 900 in più dell’estate scorsa, quando bombe non ce n’erano), ma 38.297 auto che hanno percorso il ponte “in una direzione o nell’altra”.
Ora, Ramani il russo non lo sa ed è chiaro, però chi gli trova i pezzi sì. Questo non è un infortunio o una figuraccia: questa è propaganda. Bisognava battere il ferro caldo dell’arrivo degli stupefacenti HIMARS (che con le esplosioni in Crimea non c’entrano nulla, ma a loro sono state attribuite) e della riconquista della Crimea, e cosa c’era di meglio che lasciare intendere che bastavano tre depositi di munizioni saltati in aria per far fuggire 38.297 auto russe? Figuriamoci allora se di HIMARS gliene mandiamo 30, 50, 100! Riconquisteranno tutto in un baleno!
Restiamo sugli HIMARS, e arriviamo alla foto 6: un tweet in cui Ramani, beffardo, ci dice che “la Russia annuncia la distruzione di 44 HIMARS. L’Ucraina ne ha solo 16“. Le matte risate! 10.000 like, più di 1000 retweet. Ah, questi russi bugiardoni colti con le mani nel sacco dal sagace giornalista occidentale (perché sono anche stupidi i russi, vediamo di non dimenticarcelo per favore)!

Peccato però che nella rituale conferenza stampa che mai si deve ascoltare perché è del Ministero della Difesa russo, il portavoce abbia sì pronunciato nella stessa frase “44” e “HIMARS”, ma riferendosi al numero di MISSILI intercettati, non di LANCIATORI distrutti, con tanto di frecce che, dall’ipotetico punto di partenza, facevano vedere dove si erano diretti e dove erano stati abbattuti.
Se la questione del ponte, complice una certa svogliatezza ferragostana, tutto sommato era passata in cavalleria, sul suo profilo ieri si è scatenato l’inferno – un inferno di risate e pernacchi, naturalmente – tanto che il post è sparito dopo pochissimo. Un altro infortunio, la pagliacciata di un incompetente? Non pensatelo mai.
La notizia è sparita, ma l’obiettivo era stato raggiunto: l’idea che il comando russo sparasse (ehm) cifre a caso nei suoi briefing, e che quindi non valesse la pena starli a sentire se non per farsi due risate, è passata immediatamente. E, guarda caso, proprio quando il comando ucraino aveva annunciato che per non rischiare di compromettere le operazioni militari sul fronte di Cherson non avrebbe pubblicato più nulla, lasciando quindi ai russi il monopolio della diffusione di notizie: monopolio subito stroncato dal finto infortunio di Ramani.
Tra ieri e oggi tre persone, indipendentemente l’una dall’altra, mi hanno accusato di diffondere notizie automaticamente false perché prese dai bollettini russi che, come è noto, hanno diffuso la menzogna dei 44 HIMARS distrutti quando l’Ucraina ne ha solo 16. Missione compiuta. Gli ucraini non parlano, i russi si sa che mentono, e stupidamente, quindi si può tranquillamente affermare che l’offensiva di Cherson stia andando ottimamente.
La repubblica ha solo da imparare, questi sono professionisti. Purtroppo questo è il genere di notizie che mandano in giro e che arriva agli occhi e alle orecchie dell’opinione pubblica occidentale.

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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