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Non ci sono indagati tra i membri tesserati dei due club, Milan e Inter, considerati “parte lesa nella vicenda”, come precisato dai magistrati, in seguito all’operazione della Procura di Milano che ha smantellato i vertici delle due curve, a causa delle attività illecite e delle infiltrazioni della criminalità. Un quadro di degrado in cui il tifo era solo un pretesto.
Caso ultras di Milan e Inter
Inter e Milan sono proprietà di due fondi d’investimento americani, Oaktree per i nerazzurri e Redbird per i rossoneri. Fondi speculativi che non fanno dormire sogni tranquilli ai tifosi.
Fondi speculativi a cui non interessa vincere, è un dettaglio secondario, ma solo guadagnare. Tutto questo fino a ieri. Nelle ultime 48 ore abbiamo scoperto che i fondi speculativi non sono due ma quattro, la curva nord e la curva sud, ed anche a loro non interessa vincere ma solo guadagnare.
Da una intercettazione: “Lo sai benissimo a me della squadra non frega niente, io non faccio le cose per lo striscione…non me ne frega un c…io faccio le cose per un interesse economico”, esattamente come i due fondi speculativi con la differenza che loro, ogni tanto, qualche soldo ce lo mettono.
Abbiamo anche scoperto che il famoso patto di non belligeranza in realtà è solo un accordo per massimizzare i profitti. Perché questi parlano come delle comparse di The Wolf of Wall Street e stringono patti con la criminalità organizzata perché il flusso di denaro è talmente grande che serve un’organizzazione quasi militare.
Tutto questo quadretto con le società sullo sfondo, con le responsabilità ancora da accertare, ma evidente che interlocuzioni a vari livelli ci sono state. Questi imprenditori del pallone avevano i cellulari di allenatori e giocatori, chiamavano e ricevevano risposta, ed è un fatto acclarato che per la finale di Istanbul sono stati dati, non si capisce a quale titolo, prima 800 biglietti che poi sono diventati 1500.
La finale di Champions fa capire quale fosse la situazione. Semifinale tra Inter e Milan. Una delle due non sarebbe arrivata in finale. Come risolvere il problema di veder sfumare la possibilità di un guadagno importante ed irripetibile? Facile: con un accordo tra gentiluomini. Chiunque fosse andato in finale, tra le due milanesi, avrebbe permesso alla tifoseria della squadra sconfitta di vendere e guadagnare sui biglietti.
Tutti contenti e chissenefrega del risultato! Geniale! Viviamo momenti complessi nelle vite di ognuno e per chi è tifoso la partita può essere un momento in cui staccare da certi pensieri, e vivere una passione genuina che può accompagnare fino alla fine della propria esistenza, si cambia tutto ma non la fede calcistica.
Invece scopriamo che non solo il calcio è contaminato dal dio denaro, cosa arcinota, ma anche le tifoserie lo sono e che qualche decina di soggetti ci lucra pesantemente su questa passione.
Le contestazioni, i comunicati, le prese di posizione non hanno mai avuto come mission il bene del club ma erano uno strumento ottenere il risultato economico. Mi auguro che questi fatti siano l’occasione per fare piazza pulita di questi soggetti, sono anche consapevole, non vivendo su Nardia, che a questi si potrebbero sostituire altri, figuriamoci se alcuni non stanno cercando di approfittare della situazione.
Se questo non accadesse spero che per il tifoso genuino, quello che soffre, spende i suoi soldi, e non ci guadagna niente se non la soddisfazione della vittoria, consideri le curve per quello che sono: un comitato d’affari. Dove gli affari li fanno in pochi.
Spero che i club prendano davvero le distanze da queste situazioni, che non ci vengano a raccontare che non è possibile, e per l’ennesima volta l’informazione non ci fa una bella figura. Leggo che erano situazioni note, talmente note che non ne parlava nessuno, ed anche adesso vedo molta cautela nello schierarsi apertamente.
Per capire come siamo messi la polemica non è sui rapporti tra club e curve ma sulla cover del cellulare del Procuratore Viola. Oltre allo schifo il ridicolo.

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