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sabato 24 Luglio 2021
SportC'è un caso Eriksen all'Inter? No, c'è un caso Conte

C’è un caso Eriksen all’Inter? No, c’è un caso Conte

Tiene banco il caso Eriksen all’Inter ma forse il vero caso è quello del tecnico Antonio Conte, sempre più vittima del proprio personaggio.

Il caso Eriksen è sinonimo di caso Conte

Il secondo anno di Conte sulla panchina nerazzurra era partito con altre premesse. Dal patto di Villa Bellini i tifosi si aspettavano la svolta per riportare lo scudetto in viale della Liberazione. Nomen omen! Liberazione dall’egemonia juventina che dura da ormai 10 anni.

Le condizioni per la vittoria ci sarebbero tutte: l’allenatore accontentato in (quasi) tutti i suoi desiderata, come il bimbo che scrive la letterina a Babbo Natale, (anche se di questi tempi vanno più di moda i bambini che scrivono all’altro Conte) una Juventus rivoluzionata in panchina, con Pirlo che deve impregnare la squadra del suo “verbo” calcistico, come un Messia in terra di Palestina. E per divulgare il Verbo ci vuole tempo.

Perché non approfittarne per vincere scudetto? Si saranno domandati i milioni di tifosi interisti distribuiti, più o meno equamente, su tutto l’orbe terracqueo, che per noi è rigorosamente sferico non avendo palesi forme di demenza.

Un inizio deludente

In linea teorica il ragionamento non fa una grinza, e siamo sicuri che anche a Villa Bellini tornava tutto, ma poi c’è il campo. Il campo dice che la squadra è, in campionato dopo 7 giornate, settima a 5 punti dal Milan capolista. Ha perso il derby, che non accadeva dell’invenzione della ruota, prende goal da tutti, a parte dal Genoa, non riesce mai a chiudere la partita, è Lukaku dipendente, ed ha la garra di un militante doroteo della DC di Mariano Rumor.

In Champions le cose non vanno meglio, due punti frutto di due pareggi, ed una sconfitta assurda contro il Real Madrid più scarso dall’uscita di Windows 10. Quindi abbiamo un problema, o forse più di uno. E se il problema fosse Antonio Conte?

Mr Antonio ha un carattere focoso, verace, fumantino, come dicevano le nostre nonne.  Carattere che a volte, a livello comunicativo, ha creato qualche problema all’ambiente. È un uomo che vive il calcio in modo totale , che pretende che il gruppo lo segua come un sol uomo, è un allenatore che tiene sotto pressione la squadra, che la martella con il suo credo. È un allenatore poco malleabile dal punto di vista tattico. Il mondo interista invoca la difesa a quattro lui, nonostante i risultati poco lusinghieri, procede dritto sulla difesa a tre.

Antonio Conte, tanto rumore per nulla? Zhang si affidi a Lenin
Antonio Conte e Zhang Jindong

Che succede, Antonio?

Conte è un allenatore che ha vinto, non solo a Torino, è un allenatore attrattivo per ingaggiare top player. Lukaku con Spalletti in panchina non veniva, diciamolo subito. Ma è un allenatore che rischia di sfiancare l’ambiente. Questo è Conte ma è anche il Conte dello scorso campionato. Quello di questo campionato, nonostante sia stato accontentato in maniera quasi totale, rivoluzionando un mercato che era stato impostato in modo diverso, sembra spento.

Non ha lo spirito pugnace della prima stagione, sembra l’impiegato del catasto a pochi mesi dalla pensione. Quando viene inquadrato, durante le partite, ha le braccia conserte ed assiste alle azioni come se la cosa non lo riguardasse. Non esiste più l’allenatore tarantolato che caricava i suoi ragazzi. Sembra che attenda solo che il tempo passi.

Se non riesce a dare la scossa a se stesso, ed anche all’ambiente, questo campionato rischia di diventare il più grosso rimpianto degli ultimi 30 anni. Con una rosa del genere lo vincerebbe anche Giampaolo (non è vero ma volevamo esagerare!).

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 Caso Eriksen all’Inter: il prigioniero di Azkabhan

Conte è prigioniero di non si sa cosa, un po’ come Eriksen, il fuoriclasse danese è diventato il prigioniero di Azkabhan, di qualcosa  (più di qualcuno…) che lo blocca e non riesce ad essere se stesso. Stessa cosa per Antonio Conte, prigioniero di qualcosa che lo blocca e non riesce ad essere se stesso...

La società è prigioniera del suo contratto e di una situazione economica, causa Covid, che non permette cambi in corsa. Il patto di Villa Bellini invece di essere la svolta per aprire un ciclo vincente rischia di diventare l’inizio della fine.

Il mondo Inter sembra subire una crisi di rigetto dei suoi metodi. La squadra, l’ambiente non sembra seguirlo. Il matrimonio da l’impressione di essere andato avanti più per questioni economiche che per una vera convinzione.

Ci sono molte situazioni che non trovano soluzione, ad esempio la vicenda Eriksen, anzi, come scrivono i giornali un giorno si e uno no, del Caso Eriksen all’Inter che ha dell’incredibile. Un giocatore del genere, che è anche un asset importante della squadra, che non trova spazio. Che viene schierato non per convinzione ma per dimostrare che non adatto al gioco dell’Inter. Tutto questo crea malumori che non permettono di lavorare nel migliore dei modi. E non può lamentarsi della scarsa protezione della società perché sta facendo tutto da solo.

Ovviamente c’è tutto il tempo per rimettere le cose a posto, covid e federazione permettendo, e magari tra qualche mese rileggendo quest’articolo potrebbe aver l’effetto de le ultime parole famose.  Ma se non fosse così?

La soluzione sarebbe un allenatore che la smettesse con il suo atteggiamento di superiorità, di un allenatore che trovasse soluzioni tattiche che esaltino la qualità della rosa, un allenatore che sia in grado di cambiare modulo, perché tutti hanno capito come giochi, infatti in Europa fai poca strada, un allenatore che non cerchi sempre alibi, manco fosse John Belushi nella famosa scena in The Blues Brothers. Insomma ci vorrebbe Allegri.

 

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Caso Eriksen all’Inter? Caso Pirlo.


Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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