La bufera giudiziaria della Juventus è solo al primo capitolo. La penalizzazione di 15 punti ai bianconeri è l’inizio. I filoni processuali ancora aperti porteranno nuove punizioni. Il peggio deve venire.
Bufera Juventus, atto secondo
Quando scoppia uno scandalo di queste proporzioni è illusorio pensare che le tifoserie colpite possano accettarne le conseguenze di buon grado. Ancor più una tifoseria come quella bianconera, blandita dai media, essendo la più numerosa in Italia e dunque la più remunerativa per il sistema calcio, e dunque tenuta in una sorta di bolla che tiene fuori o mitiga le realtà più scomode. La penalizzazione di 15 punti ai bianconeri è solo l’inizio. I filoni processuali ancora aperti porteranno nuove punizioni.
Evelina Christillin, una che non è sospettabile di ostilità verso la Juventus ed è di casa a Vinovo, è stata netta: “È evidente che si sono un po’ impiccati da soli, perché le intercettazioni parlano chiaro“, ha dichiarato ospita a 90°minuto.
E ora il rischio di una retrocessione non è più solo uno spauracchio.
Inchiesta Prisma, quello che nessuno vuol vedere
Quello che attende ancora la società bianconera è un vero tour de force nelle aule della giustizia sportiva, per poi passare alla giustizia ordinaria.
La Juventus è attesa a giudizio a proposito delle cosiddette “manovre stipendi”, che la vede inchiodata a una condanna inevitabile per plateali e provati illeciti commessi con la finta doppia rinuncia a 4 stipendi nel 2019-20 e 2020-21, comportamenti ammessi da tutti i tesserati.
Le violazioni hanno riguardato 40 tesserati e sono state sistematiche, come l’accordo sottoscritto da Andrea Agnelli e Giorgio Chiellini in virtù del quale la società annunciava la rinuncia dei giocatori a ricevere 4 stipendi, rinuncia però falsa: il pagamento sarebbe avvenuto nelle stagioni successive. Oppure il ricorso a scritture private non depositate in Lega ma presso studi legali – per cifre enormi sottratte al bilancio (vedi carta Ronaldo da 19,6 milioni).
Solo per questo filone si prevedono sanzioni durissime e, da regolamento, dovendo essere afflittive, la Juventus, che venerdì 20 è stata penalizzata di 15 punti per retrocederla a metà classifica lontana dalla zona-coppe europee, verrà probabilmente retrocessa all’ultimo posto della classifica, con una penalizzazione di una quarantina di punti che la porterebbe sotto lo 0 e una salvezza da conquistare con estrema difficoltà.
La cosa da sottolineare -nonostante il clamore tra i tifosi e i media mainstream – è che questa ipotesi, è quasi auspicabile per la società bianconera poiché gli illeciti sono gravi, manifesti e comprovati da autorizzare interventi ancora più drastici, da non escludere, nonostante si stia parlando del calcio italiano in mano agli struzzi.
E non finisce qui essendo ancora aperti due ultimi filoni, le “plusvalenze bis” e la “partnership con società terze”.
Quest’ultimo punto sta facendo emergere il sospetto di illecito sportivo che aleggia – sono gli stessi inquirenti a dirlo – su tutto il periodo della dirigenza Agnelli: secondo la Procura di Torino la Juventus ha posto “in pericolo la lealtà della competizione sportiva” attorniandosi di club amici (i pm ne citano cinque oggi in serie A: Atalanta, Empoli, Sampdoria, Sassuolo e Udinese più svariati club esteri e altri minori) che si sono messi al suo servizio.
Ultima tegola: a breve anche l’UEFA renderà note le sue sanzioni, che saranno esclusione dalle coppe per un certo numero di anni a partire dalla prima stagione in cui i bianconeri torneranno a piazzarsi nei primi 4 posti in serie A.

Juventus, le reazioni tra campo, stampa e tifosi
Il club di via Druento è spesso protagonista nelle aule giudiziarie e non sempre gli va bene come quando gioca nel rettangolo verde. Diciamo che i giudici in tribunale sono meno sensibili dei giudizi di campo. Le reazioni di critica, giornalisti e tifosi non sono tardate ad esplodere.
La stampa sportiva con il solito approccio timido e giustificante, i tifosi avversari con sfottò di ogni tipo e la stragrande maggioranza del tifo bianconero con la lettura complottistica che vede a capo la solita cupola nerazzurra, ora anche napoletana, per fermare il ritorno della Vecchia Signora.
In realtà per fermare la Vecchia Signora – almeno da quando è tornato sulla panchina Allegri – è sufficiente farla scendere in campo, vedi la strepitosa prestazione di Napoli, senza dimenticare l’imbarazzante girone di Champions. Non c’è da inventarsi nulla basta farli giocare a calcio.
Tranne rare eccezioni nessuno che ringrazi Andrea Agnelli, dimissionario da pochi giorni, che è l’artefice di questa situazione. L’uomo che, pur di vincere, potrebbe riportare la Juventus al 2006 quando venne retrocessa per i fatti di Calciopoli.
A dire il vero ieri, durante la partita contro l’Atalanta, dalle curve dello stadio juventino sono comparsi striscioni che accusano in modo inequivocabile la dirigenza bianconera. Dirigenza fatta accomodare fuori dalla porta per evitare situazioni molto imbarazzanti e per dare una rinfrescata di credibilità al club. Non pensiamo che sarà sufficiente anche perché è difficile credere che John Elkann fosse all’oscuro di quanto accadesse alla Juventus e della sua reale situazione finanziaria. Del resto i 700 milioni di ricapitalizzazione sono arrivati dal gruppo Exor.
Dicevamo delle reazioni. Possono essere comprensibili, ma fino ad un certo punto, quelle del tifoso da bar, ma non lo sono quelle di molti giornalisti ed addetti ai lavori. Che i giornalisti sportivi non fossero a conoscenza di questi fatti è impossibile. A nessuno è sfuggita mai mezza parola? L’unico a parlarne in questi anni è stato quel Paolo Ziliani, oscurato dalle tv e messo alla gogna, costretto per oltre un anno a sparire dai social.
I giornalisti invece di farsi qualche domanda erano impegnati ad incensare certe operazioni di mercato e ad esaltare i tifosi. Non c’era nulla da incensare era solo uno spreco di denaro per raggiungere obbiettivi che puntualmente venivano mancati, parliamo dell’ossessione Champions, ed alla fine il conto di tanta spregiudicatezza è arrivato e potrebbe essere uno tsunami dalle proporzioni bibliche. La vittima di questa situazione non è soltanto la Juventus ma tutto il campionato italiano.
Lo è per la sua credibilità, diventa complicato vendere un prodotto che più che un evento sportivo sembra una serie da trasmettere su Crime, e per la sua regolarità. La penalizzazione inflitta ai bianconeri è un danno anche per le altre squadre. La sanzione doveva essere inflitta a fine campionato. Incontrare la Juventus che lotta per un posto in Champions è una cosa, incontrare la Juventus che si gioca il decimo posto con l’Empoli è un’altra.
Con l’Atalanta hanno giocato con rabbia ed orgoglio, e non hanno vinto, nelle prossime settimane, minati anche dai fatti extracampo, potrebbero giocare giusto per onor di firma. Molti giocatori potrebbero cominciare a guardarsi attorno per cercare squadre con un destino più roseo e solido.
Per non parlare di eventuali sanzioni che potrebbero colpire i giocatori che hanno firmato il famoso accordo per gli stipendi, che potrebbero andare incontro a multe e a lunghe squalifiche. Insomma è veramente una situazione imbarazzante per tutti. Figlia non solo del talento criminale di alcuni soggetti ma anche di una Federazione che non vede, non sente e quando parla dice spesso sciocchezze. Questo ennesimo scandalo potrebbe essere l’occasione per fare pulizia nel Governo del calcio con dirigenti nuovi, giovani, con idee e senza legami a doppio e triplo filo con i soliti noti. Speranza vana.
Non ci resta che accomodarci sulla poltrona, con patatine, codice Penale, Bignami di Economia scritto da Tremonti con prefazione di Bagnai e guardare come andrà a finire l’ennesimo triste film dell’Italia pallonara. The show must go on.

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