Esiste ancora il pugilato? Rispetto agli sport cosiddetti maggiori è poco presente sui circuiti televisivi, ma lontano dalle telecamere ci sono atleti e appassionati, palestre e tifosi, e ci sono ancora le riunioni, come quella che al PalaRoma di Montesilvano (PE) ha visto i pesi welter Alessio Mastronunzio ed Emanuele Cavallucci contendersi il titolo del Mediterraneo IBF della categoria.
Montesilvano, nei pesi welter Cavallucci prevale su Mastronunzio
Innanzitutto una menzione per i ragazzi di Fighters Life che hanno trasmesso la riunione (tuttora visibile sulla pagina FB), con tanto di cronometro e replay, grazie come sempre da parte mia e di tutti gli appassionati di boxe.

Emanuele Cavallucci (14-7-1), 34 anni e guardia destra, è un pugile molto solido, veloce e atleticamente ben preparato, probabilmente in carriera ha raccolto sinora meno di quanto le sue qualità avrebbero meritato, ma la boxe è così, può essere dura anche per la mancanza di occasioni.
(Comunque il 26.11.2022 ha perso con onore la sfida per il titolo italiano contro Pietro “The Butcher” Rossetti, non solo ha finito in piedi le 10 riprese, ma ha fatto la sua figura).
Il 28enne Alessio Mastronunzio (11-3-0) non è da meno, anche lui è andato all’estero a cercarsi match di valore e per questo difficili, ma stasera Cavallucci è in stato di grazia: molto determinato, non sbaglia nulla e accetta anche la battaglia a viso aperto, al 4° round Mastronunzio subisce un durissimo knock down per un gancio sinistro di Cavallucci, si riprende solo grazie alla forza di volontà, barcolla ma finisce la ripresa.
Dopo ritorna in sentimenti, ma la superiorità di Cavallucci è netta in termini di colpi portati a segno: dai e dai, il suo gancio sinistro apre una ferita sull’arcata sopraciliare dell’avversario, l’arbitro lo manda al controllo medico per ben tre volte e alla fine il verdetto è di ko tecnico per ferita all’8° round.
Bravissimi entrambi, Cavallucci ha recentemente dichiarato che salirà di categoria perché non ce la fa più a tenere il peso da welter (vi risparmio i dettagli sulla durezza della dieta che deve seguire un pugile, sono sofferenze da film dell’orrore), Mastronunzio è giovane e può dare ancora tanto a questo sport.

Il sottoclou: Di Giulio vince ai punti contro Mantegna…
Prima del match clou abbiamo potuto assistere alle 6 riprese del 31enne superleggero Matteo Di Giulio (3-0-0) cui è stato opposto l’esperto Luigi Mantegna (2-98-2) –15 anni in più e una decina di centimetri di altezza in meno– in quello che in gergo si chiama “collaudo”.
Di Giulio è un pugile tecnico, molto preciso e comincia bene infliggendo un knock-down alla prima ripresa, ma Mantegna si rialza e da quel momento non consente più all’avversario di sfruttare appieno il maggiore allungo né la freschezza atletica: molto gioco di tronco, braccia alte e gomiti pronti a coprire i fianchi, usa anche qualche astuzia di mestiere per legare al momento opportuno, spara isolati ganci da lontano.
Di Giulio forse si spazientisce e ne viene fuori qualche spintone di troppo, Mantegna prende ben due richiami ufficiali ma a mio parere almeno uno doveva andare al suo avversario (che in qualche corpo a corpo ha anche usato platealmente l’interno del guantone). Comunque vittoria netta di Di Giulio, il quale ha toccato con mano come nella boxe non ci sia niente di facile, soprattutto quando ti trovi davanti un Mantegna deciso a guadagnarsi la borsa.
E che ha fatto un po’ di spettacolo extra quando a fine match è andato a salutare il suo avversario e scherzosamente lo ha preso e spinto facendolo roteare, come Di Giulio aveva fatto più volte con lui durante l’incontro per uscire dai clinch…

Non faccio in tempo a dire che nella boxe non c’è niente di facile che vengo smentito dai quattro esordi nei pro di pugili abruzzesi.
Fabio Liberati liquida al primo round lo sconosciuto Rokko Feer (0-2-0, BoxRec non dice nemmeno di che nazionalità sia), Ivan Guarnieri fa lo stesso con Vladimir Karmic (anche lui “apolide”) che resta a lungo al tappeto prima di riaversi, idem Manolo Addario (3-4-0) con Benito Vittorioso, il quale è palesemente e pericolosamente inferiore ma l’arbitro lo conta per tre volte prima di arrivare al ko, colpevole anche l’angolo che avrebbe dovuto gettare la spugna (unica nota positiva il fatto che Benito Vittorioso, per ovvii motivi, si fa chiamare Benny De Vito, fossi in lui valuterei anche un’azione risarcitoria nei confronti dei genitori e in ogni caso avvierei l’iter per il cambio formale del nome), mentre Nicola Di Rocco impiega “ben” due riprese a mettere al tappeto Luca Rakic.
Succede, resta comunque una serata ottimamente organizzata dalla Rosanna Conti Cavini Promotion in collaborazione con la locale Pugilistica Di Giacomo.

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