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Le proteste contro il Tyrrhenian Link, un progetto di collegamento elettrico sottomarino di circa 970 chilometri, si sono intensificate in Sardegna. Questo progetto collegherà la Sicilia e la Sardegna con il resto della penisola italiana. La scorsa settimana, il disboscamento di un uliveto a Selargius ha suscitato l’indignazione dei cittadini, che si sono riuniti a Quartu per formare una catena umana nel tentativo di bloccare i lavori.
Proteste contro i cavi elettrici sottomarini di Tyrrhenian Link
I manifestanti chiedono un confronto con le autorità e sollecitano la presidente della Regione Sardegna a prendere una posizione chiara. Secondo Terna, la società che gestisce la rete elettrica nazionale italiana, il Tyrrhenian Link rappresenta un’infrastruttura di rilevanza internazionale, un passo avanti verso un futuro energetico più sostenibile.
Al contrario, i gruppi di opposizione vedono il progetto come una minaccia per l’ambiente e le comunità locali, affermando che non è altro che una speculazione mascherata. La protesta a Quartu, che ha visto la formazione di una catena umana simbolica per proteggere la pineta di Terra Mala, riflette la determinazione dei cittadini a salvaguardare il territorio dall’impatto del corridoio elettrico, che prevede il suo approdo in questa area.
Il progetto Tyrrhenian Link
Il Tyrrhenian Link è un’iniziativa del valore di 1,9 miliardi di euro, co-finanziata dalla Banca Europea per gli Investimenti. Il progetto prevede due tratte: la tratta orientale collega la Sicilia alla penisola italiana, estendendosi per circa 490 chilometri tra Fiumetorto, in Sicilia, e Battipaglia, in Campania; la tratta occidentale, che interessa la Sardegna, si estende per circa 480 chilometri da Fiumetorto a Terra Mala.
Gli oppositori della costruzione, soprannominata la “rivolta degli ulivi”, sostengono che il Tyrrhenian Link sia inutile per la Sardegna, essendo principalmente destinato a esportare energia verso la terraferma. Sollevano preoccupazioni ambientali, sottolineando la distruzione di circa 9.600 metri quadri di posidonia, una pianta marina fondamentale per l’ecosistema e la cattura di CO2, oltre all’imposizione di servitù su numerose proprietà locali senza adeguata consultazione pubblica.
Richieste di trasparenza
I comitati lamentano la mancanza di trasparenza da parte delle autorità locali e regionali. Gli attivisti hanno chiesto spiegazioni riguardo agli alberi rimossi tra il 6 e il 7 luglio e continuano a sollecitare la presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde, affinché si esprima sul perché i lavori continuino senza il coinvolgimento delle comunità locali. Secondo il comitato “No Tyrrhenian Link,” il progetto è stato portato avanti ignorando le preoccupazioni delle comunità locali, che non sono state adeguatamente informate o consultate.
Anche il sindaco e il consiglio comunale di Quartu sono stati criticati per non aver ancora risposto alle richieste di un consiglio comunale aperto. Il comitato considera questo silenzio inaccettabile, soprattutto di fronte a una comunità che protesta attivamente e difende il territorio di Selargius dai lavori di esproprio.
Sostegno e solidarietà
La battaglia dei comitati ha ottenuto un ampio supporto, con molti cittadini che hanno risposto agli appelli donando piante per ripristinare la vegetazione distrutta e partecipando attivamente alle proteste. Anche coloro che non possono essere presenti fisicamente sono stati incoraggiati a piantare ulivi nei loro giardini come gesto di solidarietà. Il comitato ha lanciato un appello: “Piantate un ulivo sui vostri terreni e mandateci i video. Vogliamo che dalla morte dei nostri ulivi nasca una nuova vita.”
Questa mobilitazione rappresenta non solo una difesa del territorio, ma anche una richiesta di maggiore partecipazione e trasparenza nei processi decisionali che riguardano il futuro ambientale ed energetico della regione.

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