La Cina elettrifica il mondo: l’ex gigante del carbone diventa impero verde

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La Cina guida la rivoluzione verde mondiale: metà delle auto vendute è elettrica, le esportazioni di tecnologie pulite toccano record storici e Pechino domina la filiera solare globale. L’ex “grande inquinatore” diventa superpotenza energetica del XXI secolo.

L’ascesa dell’“Elettro-Stato”: Pechino guida la rivoluzione energetica

Nel giro di pochi anni la Cina ha compiuto una trasformazione che nessuno avrebbe previsto all’inizio del secolo: da principale responsabile delle emissioni globali a leader incontrastata dell’energia pulita.

Oggi Pechino è sulla strada per diventare il primo “Elettro-Stato” del pianeta, grazie all’abbinamento tra la corsa ai veicoli elettrici e una massiccia elettrificazione industriale alimentata da fonti rinnovabili. Secondo i dati del China Electricity Council, nel 2024 il 30% dei consumi industriali è stato coperto da energia verde, una quota nettamente superiore al 22% registrato negli Stati Uniti e nell’Unione Europea.

Il boom dell’auto elettrica è il simbolo più evidente di questa rivoluzione: quasi una vettura su due vendute in Cina – precisamente il 47,9% nel 2024 – è a batteria. Appena quattro anni fa, nel 2020, la percentuale era del 6,3%. Colossi come BYD, Geely e Nio hanno surclassato i produttori occidentali, mentre l’infrastruttura di ricarica nazionale è cresciuta a ritmi vertiginosi, superando le 2,2 milioni di stazioni pubbliche.

Ma l’ascesa cinese non si limita ai confini domestici. Nell’agosto 2024 le esportazioni di tecnologie verdi – pannelli solari, batterie, componenti eolici – hanno toccato i 20 miliardi di dollari, record storico.

La Cina non vende solo prodotti: esporta un intero modello energetico, soprattutto verso il Sud globale. Le vendite di apparecchiature rinnovabili verso i Paesi ASEAN sono aumentate del 75%, quelle verso l’Africa sono quasi triplicate, spinte da Marocco e Nigeria, mentre in Medio Oriente la crescita ha raggiunto il 72%. Solo ad agosto, Pechino ha esportato 46 gigawatt di impianti fotovoltaici: più della capacità complessiva dell’Australia.

La nuova geopolitica dell’energia pulita

La forza del settore energetico cinese risiede in un meccanismo economico virtuoso: l’aumento della produzione riduce i costi, e la riduzione dei costi stimola ulteriormente la domanda. Questo ciclo di crescita continua – alimentato da tecnologie avanzate, economie di scala e concorrenza feroce – ha reso l’energia verde non solo sostenibile, ma anche conveniente. Oggi installare un impianto solare in Asia costa in media il 60% in meno rispetto al 2018.

Dal 2020, la Cina ha investito oltre 50 miliardi di dollari nella produzione di “wafer solari”, dieci volte più dell’Europa. Controlla il 95% della fornitura mondiale di polisilicio e wafer, dominando di fatto la filiera globale del fotovoltaico. La capacità installata di energie rinnovabili, inclusi solare ed eolico, ha raggiunto i 1.410 gigawatt nel 2024, superando definitivamente il carbone.

Non sorprende che l’ex segretaria al Tesoro statunitense Janet Yellen abbia parlato di “distorsione del mercato” causata dal sostegno governativo cinese. Tuttavia, il risultato è sotto gli occhi di tutti: mentre gli Stati Uniti arretrano nella transizione ecologica, Pechino costruisce la propria egemonia verde proprio nelle regioni lasciate scoperte da Washington.

Il governo cinese sta ora entrando in una nuova fase: la riforma del mercato energetico. Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, Pechino punta a superare il sistema dei prezzi fissi, permettendo alle dinamiche di domanda e offerta di regolare i costi dell’elettricità rinnovabile. L’obiettivo è rendere il settore più competitivo e autosufficiente, riducendo gradualmente i sussidi e introducendo i cosiddetti “pagamenti di bilanciamento”, che compensano i produttori quando i prezzi scendono sotto un livello minimo.

Questo passaggio segna la maturazione di un sistema che, partendo dal controllo statale, mira ora a sostenersi sul mercato globale. In tal modo, la Cina si prepara a esercitare non solo un primato tecnologico, ma anche una leadership politica nella nuova geopolitica dell’energia.

Dal carbone al futuro: una lezione per l’Occidente

Dietro la corsa cinese alla transizione verde c’è una visione strategica: trasformare la dipendenza energetica in potere economico e diplomazia industriale. Il “miracolo verde” di Pechino non è solo un trionfo ambientale, ma un progetto di supremazia tecnologica che mira a ridisegnare le relazioni di potere globali.

Mentre Europa e Stati Uniti discutono sulle quote di mercato e sui dazi anti-dumping, la Cina esporta pannelli, turbine, batterie e un nuovo paradigma energetico. E lo fa con la stessa logica che un tempo applicava all’acciaio e all’elettronica: occupare il campo prima che gli altri comprendano che il gioco è cambiato.

Se nel Novecento il carbone fu il simbolo della potenza industriale, nel XXI secolo lo è l’elettrone. E in questa nuova “età dell’energia pulita”, la Cina ha già preso il comando.

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