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Nei giorni scorsi l’Europa centrale è stata colpita da intense piogge che hanno provocato la morte di una ventina di persone. E, dopo meno di un anno e mezzo dalla tragica alluvione di maggio 2023, l’Emilia-Romagna è stata nuovamente colpita da piogge intense portate dalla tempesta Boris.
Il relatore speciale delle Nazioni Unite Michel Forst ha puntato il dito contro i provvedimenti adottati da diversi Paesi europei contro le manifestazioni degli attivisti: dalle accuse di terrorismo a norme repressive che mirano a colpire specifici movimenti.
Che l’Europa che si professa liberal sia profondamente reazionaria verso qualsiasi cosa che la contesti, è un fatto. Ma guardando al fenomeno dell’attivismo climatico (e non solo) degli utlimi anni, nel suo insieme, c’è da riflettere su quanti danni abbia procurato la pedagogia egemone del mondo liberale.
Crisi climatica e ambientalismo radicale
L’ambientalismo radicale alimentato dall’ideologia liberale sta assumendo forme spettacolari, caratterizzate da proteste e azioni simboliche che, sebbene apparentemente spontanee, riflettono dinamiche culturali inconsciamente radicate.
Non si tratta sempre più spesso di semplici atti provocatori molto spettacolari, figli dell’era social, e nemmeno di gesti isolati di disagio giovanile, ma di un fenomeno che esprime una nuova forma di coscienza, condivisa da una parte crescente della società contemporanea.
Le generazioni più giovani sembrano ormai disinteressate al mondo sociale, culturale e storico che ha dominato la coscienza collettiva per secoli. Temi come sesso e genere, ecologia e, in misura minore, animalismo, sono gli unici argomenti che suscitano ancora forti reazioni e mobilitazioni. Questi argomenti, legati a una sfera percepita come “naturale”, sono diventati il centro delle loro battaglie, relegando la storia e la cultura a dimensioni irrilevanti e opache.
Questa trasformazione ha radici profonde e deriva dalla diffusione di un’ontologia naturalista e un’etica relativista, entrambi tratti distintivi della ragione liberale.
Le nuove generazioni sono cresciute in un contesto dove la complessità sociale, politica e culturale viene ridotta a frammenti mediatici superficiali, privi di collegamento con la realtà vissuta. La storia, per loro, è diventata noiosa e irrilevante, un lontano eco di libri polverosi, mentre il mondo “reale” è visto esclusivamente attraverso la lente della natura.
La riduzione della realtà alla sfera naturale
Ciò che resta, dunque, è una concezione della realtà ancorata unicamente a ciò che è “naturale”. Tuttavia, questa visione è deformata dalla mancanza di consapevolezza storica e culturale. La “natura” per cui combattono non è altro che un’immagine semplificata e distorta, modellata dalle tendenze mediatiche e dalla cultura del momento.
Così, gli attivisti si concentrano su battaglie come l’autodeterminazione sessuale, la lotta contro il cambiamento climatico o la difesa degli animali, senza rendersi conto che queste cause sono spesso presentate in modo superficiale e manipolato.
L’ambientalismo radicale, in particolare, rappresenta una delle manifestazioni più evidenti di questo fenomeno. Giovani attivisti imbrattano opere d’arte o bloccano strade in nome della difesa dell’ambiente, convinti di agire per una causa giusta e autentica.
Tuttavia, questa lotta si svolge in un contesto privo di riferimenti storici o sociali: non c’è – molto spesso – una comprensione critica delle complesse relazioni tra ecologia, economia e politica globale. L’approccio, imbevuto di un pensiero liberale che privilegia l’individualismo e la frammentazione, riduce l’azione ecologista a una serie di gesti simbolici, disconnessi da una reale comprensione delle dinamiche globali.
Il sistema mediatico e culturale dominante gioca un ruolo cruciale in questa dinamica. La diffusione costante di contenuti e immagini legate a una concezione semplificata della natura alimenta la convinzione che la “realtà” si riduca a ciò che è immediatamente percepibile.
Le giovani generazioni, sommerse da queste rappresentazioni frammentarie, finiscono per essere inconsapevolmente guidati da logiche esterne.
La trappola dell’attivismo superficiale
L’aspetto tragico di questa situazione è che le questioni sollevate – l’ecologia, il cambiamento climatico, la difesa della natura – sono tematiche legittime e cruciali per il futuro dell’umanità. Tuttavia, l’approccio radicale, sostenuto da un’ideologia liberale che riduce tutto a slogan e gesti simbolici, impedisce una reale comprensione e soluzione di questi problemi.
Per superare questa impasse, è necessario recuperare una visione storica e sociale della realtà. L’ambientalismo, per essere efficace, deve essere inserito in un contesto più ampio, che tenga conto delle interconnessioni tra ecologia, politica ed economia.
E per vecchi arnesi novecenteschi come noi, il nemico non è la natura ma la storia.

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