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In un’intervista esclusiva con lo scrittore Eugenio Cardi, il Prof. Nino Cartabellotta, Presidente della Fondazione Gimbe, affronta il tema cruciale del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in Italia. Da oltre un decennio, il SSN soffre di un sottofinanziamento cronico che ha messo a rischio la sua sostenibilità, con conseguenze dirette sulla qualità delle cure offerte ai cittadini. Cartabellotta sottolinea l’urgenza di un rilancio significativo degli investimenti pubblici, ma anche la necessità di interventi strutturali per risolvere le carenze del sistema, come il rafforzamento della sanità territoriale e la riorganizzazione dei servizi.
Nino Cartabellotta: Salviamo il SSN!
Cos’è la Fondazione GIMBE e di cosa si occupa?
La Fondazione GIMBE è un’organizzazione indipendente che, dal 1996, con promuove l’uso delle migliori evidenze scientifiche per migliorare le decisioni che riguardano la salute delle persone.
Attraverso ricerca, formazione, monitoraggio e divulgazione, GIMBE mira a garantire la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e a tutelarne i princìpi fondamentali di universalità, uguaglianza e equità.
Tra i progetti principali, l’Osservatorio GIMBE sul SSN fornisce un monitoraggio continuo e indipendente sulle responsabilità e le azioni di tutti gli attori della sanità, con il fine ultimo di garantire un buon uso del denaro pubblico e tutelare la salute dei cittadini.
Da quanto tempo il SSN non è più finanziato così come andrebbe fatto?
Il SSN soffre di un sottofinanziamento cronico dal 2010. Tra il 2010 e il 2019 ha perso oltre € 37 miliardi: circa € 25 miliardi sono stati “tagliati” tra 2010 e 2015 per risanare i conti pubblici e oltre € 12 miliardi sono “evaporati” nel periodo 2015-2019, quando le risorse assegnate al SSN sono state inferiori ai livelli programmati, scaricando sulla sanità il contributo delle Regioni alla finanza pubblica.
Negli anni della pandemia (2020-2022), il Fondo Sanitario Nazionale (FSN) è cresciuto di € 11,6 miliardi, ma le risorse sono state interamente assorbite dall’emergenza COVID-10. Nel periodo post-pandemico (2023-2024) l’incremento di € 8,6 miliardi è stato in larga parte eroso dall’inflazione e dall’aumento dei costi energetici.
La Manovra 2025 prevede per il FSN un aumento di € 2,5 miliardi per il 2025, di cui però € 1,2 miliardi provengono “in dote” dalla Manovra 2024, portando il totale a € 136,5 miliardi.
Per gli anni successivi, eccezion fatta per il 2026 (+3%), gli incrementi percentuali del FSN sono risibili: +0,4% nel 2027, +0,6% nel 2028, +0,7% nel 2029 e +0,8% nel 2030. Questo sottofinanziamento si traduce in liste di attesa interminabili e in un aumento della spesa sanitaria privata, che pesa sempre di più sulle tasche dei cittadini.
Quanti medici e infermieri andrebbero assunti immediatamente per porre rimedio alle gravi inefficienze del SSN?
Dal 2019 al 2023 il SSN ha perso oltre 11.000 medici, tra licenziamenti e fine contratti a tempo determinato, e più di 40.000 infermieri si sono cancellati dall’albo tra il 2020 e il 2023. La fuga verso il privato o l’estero è il risultato di condizioni di lavoro massacranti, scarse prospettive di carriera e retribuzioni non competitive.
Per fermare questa “emorragia” non bastano assunzioni precarie dettate da situazioni emergenziali, ma servono interventi strutturali: contratti adeguati, percorsi di carriera chiari e investimenti per migliorare le condizioni di lavoro, soprattutto nei pronto soccorso, dove il logoramento del personale è più evidente.
È inoltre indispensabile abolire il tetto di spesa per il personale sanitario, imposto nel 2004 e ormai anacronistico. Senza azioni rapide e concrete, il SSN continuerà inevitabilmente a perdere preziose risorse umane.
Soprattutto cos’altro si potrebbe e si dovrebbe fare per rilanciarlo come si deve?
Serve un rilancio consistente e progressivo del finanziamento pubblico che deve accompagnarsi a coraggiose riforme di sistema. Occorre ripensare fin da subito le politiche allocative del Paese per garantire equo accesso alle innovazioni farmacologiche e tecnologiche, ridurre le diseguaglianze territoriali e contenere la spesa privata, che spinge sempre più cittadini a rinunciare alle cure.
Inoltre, è necessario un piano straordinario di investimenti per rafforzare la sanità territoriale, migliorare la governance delle Regioni più fragili, affiancato da una supervisione centrale più efficace che non guardi solo al riequilibrio dei bilanci regionali, ma alla riorganizzazione e riqualificazione dei servizi sanitari.
Rilanciare il SSN richiede un impegno politico e sociale che superi la logica dell’emergenza, garantendo risorse adeguate e riforme strutturali per preservare uno dei diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione: il diritto alla tutela della salute.

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