La Russa non si è scusato per le sue parole su via Rasella come racconta Meloni, una menzogna che si aggiunge alla vergogna, supportata dalla fanfara mediatica.
La Russa e le bugie su via Rasella: non si è scusato
Di Raul Mordenti.
Occorre smentire la menzogna che si aggiunge alla vergogna delle dichiarazioni di La Russa.
I giornali e le Tv di regime rilanciano con tutta la loro potenza di fuoco la menzogna che La Russa abbia chiesto scusa. Non è affatto vero. Si è limitato a dichiarare che si era sbagliato a non dire che i tedeschi uccisi “erano soldati nazisti, per me era ovvio.” Tutto qui. Nessuna richiesta di scuse.
E così i media del regime (praticamente tutti) spostano l’attenzione sulla balla secondaria di La Russa, cioè che quei tedeschi “non erano biechi nazisti delle SS, ma una banda musicale di semi-pensionati” (e dicendo questo La Russa mimava il gesto di chi suona una chitarra o un mandolino).
Ma la vera vergogna della dichiarazione di La Russa sta in ben altro: sta nell’aver definito (duettando col suo degno partner Pietro Senaldi di “Libero”) una pagina “tutt’altro che nobile” l’attacco militare partigiano alla colonna di soldati tedeschi, con le parole: “sapendo benissimo il rischio di rappresaglia su cittadini romani, antifascisti e non“.
Ha rilanciato così ancora una volta il falso che cerca di attribuire ai partigiani la responsabilità del massacro delle Fosse Ardeatine, un falso, un falso infame, smentito più volte dalle sentenze della Magistratura e dalle dichiarazioni degli stessi criminali tedeschi, e anche dal fatto incontestabile che l’annuncio tedesco fu dato a massacro già avvenuto (come dimostra il libro di Alessandro Portelli, ”L’ordine è già stato eseguito”, Donzelli, 1999), né esisteva alcun preavviso o precedente della feroce rappresaglia “dieci italiani per un tedesco”.
Questa menzogna della richiesta di scuse mai formulata si aggiunge dunque alla vergogna delle dichiarazioni del Presidente del Senato, né da lui potevamo aspettarci altro; così come dal Presidente del Consiglio in carica non potevamo aspettarci nulla di diverso dalla sua minimizzazione complice di definire tutto ciò una semplice “sgrammaticatura istituzionale”.
Piuttosto c’è un silenzio assordante, ed è quello di chi ha il compito di garantire la Costituzione.
Per spingere alla sola cosa giusta da fare, firmiamo e facciamo firmare l’appello per le dimissioni di La Russa.
Per chi poi vuole sapere come è andata davvero la vicenda di Via Rasella, c’è da ascoltare la magistrale lezione di Alessandro Barbero che spiega i fatti e chiarisce tante imprecisioni, luoghi comuni e falsità su via Rasella.

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