Valditara e l’istruzione: quando i numeri smascherano le bugie politiche

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Al Meeting di Rimini il Ministro Valditara “pensa” che l’Italia spenda più della Germania per l’istruzione. I dati Eurostat e OECD lo smentiscono: investimenti al minimo, scuole fatiscenti, docenti sottopagati. La realtà supera le opinioni, e non a suo favore.

Il Ministro Valditara e il “pensiero” sull’istruzione: quando i dati parlano più forte delle opinioni.

Ogni anno, il Meeting di Rimini si traveste da centro nevralgico della politica italiana, una sorta di sagra del potere dove ministri, premier e compagnia bella si alternano sul palco per parlare del nulla come se fosse la scoperta del secolo. E noi, nella nostra adorabile “provincia della provincia dell’Impero”, ci beviamo questo spettacolo che, diciamocelo, interessa giusto a Repubblica e Il Foglio, mentre il resto del mondo tira dritto.

Quest’anno, tra la passerella di Giorgia Meloni e i soliti noti, spunta lui, il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, un uomo che sembra collezionare gaffe con la stessa dedizione con cui un filatelico cerca francobolli rari. Ma al Meeting, Valditara ha deciso di superarsi, regalandoci una perla che è un misto di allucinazione e ignoranza.

Cito testualmente, perché merita: “Il finanziamento statale della scuola italiana non è assolutamente inferiore a quello di tanti altri Paesi europei. Penso che in rapporto al Prodotto interno lordo (PIL) sia persino superiore alla Germania”.

Oh, Giuseppe, Giuseppe. Prima regola per un Ministro: non si “pensa” su temi di tua competenza. Si sa. Si studiano i dati, si verificano le fonti, si portano numeri concreti. “Penso” lo dico io al bar mentre discuto della formazione dell’Inter, non tu dal palco di un evento che dovrebbe essere serio. E non è solo una questione di stile: entrando nel merito, hai sparato una scemenza di proporzioni cosmiche.

L’Italia che spende più della Germania per l’istruzione? Ma dove, in un universo parallelo? Andiamo a vedere i dati, freschi freschi, aggiornati al 2023 grazie a Istat, Eurostat e OECD, e prepariamoci a un viaggio sarcastico, pungente e, soprattutto, devastante per la tua credibilità. Perché, caro Ministro, i numeri non mentono, e la realtà è che l’Italia non solo arranca rispetto alla Germania, ma è la Cenerentola d’Europa. Allaccia le cinture, che si parte.

I numeri che smentiscono il Ministro: Italia vs. Europa, un disastro certificato

Partiamo dal tuo terreno preferito, il PIL. Secondo i dati Istat per il 2023, elaborati su base Eurostat, l’Italia spende per l’istruzione pubblica un misero 3.9% del PIL. La media dell’Unione Europea? Un solido 4.7%. E la Germania, quella che secondo te superiamo alla grande? 4.5%. Non “superiore”, caro Valditara: siamo sotto del 15% rispetto a Berlino.

E non è una novità: nel 2022, Eurostat confermava l’Italia al 4.0% e la Germania al 4.5%. Negli ultimi anni, mentre i tedeschi hanno aumentato gli investimenti post-crisi, noi abbiamo continuato a tagliare, tra austerity e promesse mai mantenute.

Risultato? Un sistema scolastico che perde pezzi come una vecchia Fiat Panda. Può darsi che il mitico Sturmbannführer Merz distrugga il sistema scolastico tedesco per comprare dei simpatici Leopard 2, lo vedremo, ma difficilmente riuscirà a fare peggio che in Italia.

Ma non ci limitiamo alla Germania, visto che hai detto “tanti altri Paesi europei”. Facciamo un confronto più ampio, con una tabella che usa i dati più recenti (2023 dove disponibile, altrimenti 2022, ma il trend è chiaro) da Eurostat, Istat e OECD. Preparati, perché l’Italia non è esattamente in pole position.

tabellaFonti: Istat “Noi Italia 2025”, Eurostat Government Expenditure on Education 2024, OECD Education at a Glance 2024.

Nel 2023, l’UE ha speso complessivamente 806 miliardi di euro per l’istruzione, ma l’Italia contribuisce con una fettina sempre più sottile del suo PIL. E mentre i nostri vicini europei aumentano i fondi per affrontare il futuro, noi sembriamo contenti di restare ancorati al passato, con scuole che sembrano musei dell’edilizia anni ’70.

Spesa per studente: la realtà è ancora più crudele

Se il PIL non ti basta, guardiamo la spesa per studente, che è un altro schiaffo in pieno volto. Secondo OECD 2024 (dati 2021, ma il trend è confermato fino al 2023), l’Italia spende in media 12.760 USD per studente, dalla primaria all’università (in parità di potere d’acquisto). La media OECD? 14.209 USD. La Germania? Intorno ai 14.500 USD, con investimenti molto più corposi per l’università e la formazione tecnica.

E non parliamo dei paesi nordici: la Svezia sfiora i 13.148 EUR per studente, mentre noi arrancano sotto i 10.000 EUR per la scuola pubblica. Negli Stati Uniti, per dire, si spendono 15.500 USD solo per elementari e secondarie. E’ anche vero che sfornano Presidenti che non troverebbero la California in una cartina muta. Risultato?

In Italia abbiamo classi pollaio (in media 21 alunni per docente contro i 15 della Germania), insegnanti pagati una miseria (salari tra i più bassi d’Europa, -20% rispetto alla media UE), e scuole che cadono a pezzi , letteralmente, con 150 crolli parziali registrati tra il 2018 e il 2023, secondo Legambiente. “Finanziamento non inferiore”? Caro Ministro, forse per i gessetti, ma per il resto siamo in modalità sopravvivenza.

Un sistema al collasso

Non è solo una questione di percentuali e dollari e euro. L’istruzione italiana è un disastro sistemico, e le tue parole al Meeting di Rimini sono un insulto a chi in quel sistema ci vive ogni giorno. In Italia, il tasso di NEET (giovani che non studiano né lavorano) tra i 15-29enni è al 15.2% nel 2023, tra i più alti d’Europa, secondo Eurostat. La dispersione scolastica? Intorno al 12%, contro una media UE del 9%.

E mentre la Commissione Europea sottolinea che un anno in più di istruzione aumenta il reddito individuale del 7% e il PIL nazionale dello 0.5% nel lungo periodo, noi continuiamo a sottofinanziare il settore, producendo disuguaglianze invece di opportunità. Gli insegnanti? Sottopagati e demotivati, con stipendi iniziali di 24.000 euro annui contro i 35.000 della Germania.

Le infrastrutture? Un terzo delle scuole italiane non ha un certificato di agibilità, e il 40% non rispetta le norme antisismiche. Altro che “non inferiore”: siamo in fondo alla classifica, e le tue parole sembrano una barzelletta raccontata male.

Il Meeting, Valditara e la fiera delle illusioni

Il Meeting di Rimini, caro Ministro, non è il luogo per sparare cifre a caso. È già abbastanza grottesco che un evento del genere venga spacciato per il cuore pulsante della politica italiana, ma tu hai deciso di alzare l’asticella con un’uscita che sembra scritta da un comico in cerca di applausi facili. L’Italia non è “superiore” alla Germania, né a “tanti altri Paesi europei”. È un Paese che arranca, che investe poco e male, e che si accontenta di vivere di slogan mentre le scuole crollano e i giovani scappano all’estero.

La tua gaffe non è solo un errore: è il simbolo di un approccio che preferisce il “penso” alla realtà, le chiacchiere ai fatti. E mentre tu pensi, l’Italia perde terreno, gli studenti si arrendono, e gli insegnanti sognano un sistema che li tratti con dignità.

Riflettiamoci: forse è ora di smettere di parlare a vanvera e iniziare a investire sul serio. Altrimenti, il prossimo Guinness non sarà per i finanziamenti all’istruzione, ma per il Ministro con più strafalcioni. E tu, caro Valditara, sei sulla buona strada per vincerlo. Che ne dici, ti candidi?

Per concludere cito un articolo della Costituzione, hai presente le fonti del Diritto? La Costituzione è in cima, e tutte le leggi, che ovviamente sono tutte sotto, perché lei, ripeto, è in cima, non devono essere in contrasto con quanto previsto dalla Costituzione. Articolo 33: L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

La Repubblica riconosce il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme.

“….senza oneri per lo Stato” cerca di ricordartelo in sede di Finanziaria. Se non ti crea un problema. Grazie.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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