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La repressione degli studenti e delle manifestazioni pro-Palestina negli USA, con arresti, sospensioni e limitazioni alla libertà accademica, evidenzia un’inaspettata deriva autoritaria nel Paese, mentre finanziamenti militari e proposte anti-TikTok alimentano preoccupazioni sulla democrazia.
Repressione maccartista in salsa democratica
– Federico Giusti*
Oltre 100 manifestanti per la Palestina arrestati in un Campus universitario americano, decine di studenti e studentesse sospesi sine die dalle lezioni, organizzazioni studentesche messe al bando, tra le quali alcune ebraiche, professori e ricercatori invitati a non prendere parola o sospesi dallo stipendio.
Sta avvenendo in quello che impropriamente viene presentato come il paese culla della democrazia, accampamenti di protesta contro il sostegno Usa ad Israele smantellati da ingenti dispositivi di forze dell’ordine, schedature di massa e esclusione della agibilità democratica di associazioni e gruppi, questa è la risposta dell’Amministrazione Biden alle proteste dilaganti contro il genocidio del popolo palestinese.
A seguito della repressione, centinaia di professori della Columbia University hanno inscenato uno sciopero spontaneo per protestare contro la repressione degli studenti. I manifestanti si sono radunati sul prato di fronte all’accampamento di protesta, l’amministrazione universitaria ha annunciato intanto che sposterà tutte le lezioni online fino alla fine del semestre primaverile, il 29 aprile proprio per tacitare le proteste.
Solo pochi giorni or sono la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti votato a favore di 95 miliardi di dollari di finanziamenti militari supplementari: 61 miliardi di dollari per la guerra per procura USA-NATO contro la Russia in Ucraina; 26 miliardi di dollari per armare Israele, 8 miliardi di dollari per costruire Taiwan come base di guerra contro la Cina.
Che dire poi del disegno di legge anti-TikTok, il cui intento è chiudere un’app utilizzata da 170 milioni di persone, cancellare insomma informazioni censurate dai media corporativi americani a conferma che la guerra imperialista è incompatibile con la democrazia e la libertà.

* Ripreso da World Politics Blog
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