Un posto nel Consiglio Permanente ONU val bene una messa

L’Assemblea dell’ONU ha affrontato un tema scottante che riguarda la propria struttura, pensata quando i paesi africani indipendenti erano solo quattro. Adesso si capisce meglio la ragione del doppio periplo africano di Erdogan…

Un posto nel Consiglio permanente ONU

Di Antonio de Martini*

L’Assemblea dell’ONU ha affrontato un tema scottante che riguarda la propria struttura, pensata quando i paesi africani indipendenti erano solo quattro.

L’argomento é stato affrontato dal presidente della Repubblica centro africana e ripreso dal presidente turco Erdogan che ha lanciato lo slogan «il mondo non é cinque» con allusione – nemmeno velata- ai cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza.

Si chiede un allargamento del numero dei membri permanenti e di quelli non permanenti del Consiglio di sicurezza con particolare riguardo alla rappresentanza dell’Africa e dell’Asia non cinese.

In pratica, é stata ripresa da altri la battaglia intrapresa dall’ambasciatore Fulci quando era rappresentante italiano alle Nazioni Unite e con la strategia del brunch quotidiano raccolse tanti piccoli paesi attorno all’idea di ammettere l’Italia.

Il ministro degli esteri Genschner chiese la testa di Fulci al nostro ministro degli Esteri Susanna Agnelli e il BND tedesco montò lo «scandalo Somalia» contro le nostre truppe assegnate alle nazioni Unite con un servizio fotografico diffuso da «giornalisti» amici (loro) e una mignotta locale compiacente che adescò due cretini dei nostri e una bottiglia di Coca Cola.

Adesso si capisce meglio la ragione del doppio periplo africano di Erdogan, l’erogazione di crediti a paesi africani vari, l’attivismo diplomatico nel confitto ucraino (che sta salvando la faccia all’ONU la soluzione del l’impasse dei cereali e lo scambio dei prigionieri tra i contendenti.)

Erdogan cala il bavaglio sui siti che parlano del popolo curdo

L’operazione sembra essere stata appoggiata e/o finanziata da Bin Salman visto che Erdogan e Gutierrez lo hanno citato tra i mediatori di pace mentre Zelenski lo ha ignorato…

Si capisce anche meglio l’atteggiamento di Draghi e dell’accusa a freddo (dittatore) al turco, evidentemente percepito, già all’epoca , come un concorrente e l’esigenza di Biden di omaggiare ripetutamente e pubblicamente Draghi per costruire l’immagine dell’Italia, data l’avversione, anche personale con Erdogan e l’inopportunità di avere nel Consiglio di sicurezza un elemento ambiguo invece del premier italiano che in questo periodo ha dato ampie prove di zelo.

Se il colpo riuscisse a Draghi, avrà un posto nell’Olimpo dei padri della Patria a meno che non scivoli su una buccia di Meloni.

Nel caso, Di Maio spera nell’appalto delle bibite analcoliche al palazzo di vetro, mentre il PD camperà coi fondi avuti dalla Germania per la campagna antifascista che dovrebbe metterci a cuccia.

Draghi & Meloni, continua la liaison all'ombra di guerra e austerità

* Ripreso da Antonio de Martini

 

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