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Tanzania contro UE: la nuova frontiera dell’ingerenza occidentale

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La Tanzania accusa l’UE di ingerenza dopo la decisione del Parlamento europeo di discutere presunte violazioni post-elettorali senza consultare Dar es Salaam. Il governo rivendica la sovranità, denuncia pressioni selettive e chiede il rinvio della sessione.

Tanzania-EU: lo scontro diplomatico che riapre il dossier sul neo-interventismo occidentale

La tensione tra Dar es Salaam e Bruxelles si è riaccesa dopo l’annuncio del Parlamento europeo di voler discutere presunte violazioni dei diritti umani successive alle elezioni tanzaniane. Una decisione che il governo considera non solo intempestiva, ma soprattutto lesiva dei meccanismi di consultazione previsti dagli accordi internazionali.

Da qui la durissima nota diplomatica diffusa dall’ambasciata tanzaniana a Bruxelles lo scorso 25 novembre: un documento che denuncia “ingerenze crescenti” e un clima di pressione politica mascherata da difesa dei diritti.

Dar es Salaam respinge le accuse e rivendica la sovranità decisionale

Al centro dello scontro c’è la volontà dell’UE di affrontare, in aula, temi delicatissimi come gli scontri post-elettorali e il caso dell’oppositore Tundu Lissu, senza aver prima consultato la controparte tanzaniana. Per il governo, si tratta di una violazione delle regole di dialogo e rispetto reciproco sancite dall’Accordo di Samoa, che impone confronto diretto e trasparente prima di iniziative unilaterali.

Funzionari citati dai media statali sostengono che Bruxelles stia imboccando una strada ormai ricorrente: esercitare pressione politica quando un paese africano adotta scelte — economiche o istituzionali — non pienamente allineate agli interessi occidentali. Una dinamica definita da alcuni analisti come un “modello prevedibile”, in cui la narrativa dei diritti umani diventa una leva utile per influenzare scenari interni.

Le critiche si estendono inoltre alla selettività dell’attenzione europea. Perché concentrare l’occhio del ciclone sulla Tanzania, si chiedono diversi osservatori, mentre le reazioni su crisi molto più gravi — come Sudan o Gaza — risultano spesso fiacche o tardive? Una tesi che alimenta l’idea di una lettura geopolitica più che umanitaria.

Commissione d’inchiesta interna e rischio di interferenze premature

Il governo tanzaniano ricorda che è già all’opera una Commissione d’inchiesta indipendente incaricata di fare luce sulle violenze post-elettorali. Qualsiasi pressione internazionale — avvertono le autorità — rischia di distorcerne il lavoro o comprometterne l’autonomia prima che giunga a conclusione.

Dar es Salaam ha chiesto che il dibattito al Parlamento europeo venga rinviato o che, almeno, venga concessa la possibilità di intervenire ufficialmente durante la sessione. Al momento, tuttavia, nessuna risposta definitiva è giunta da Bruxelles.

Il confronto odierno si inserisce in un movimento più ampio: la crescente resistenza africana a ciò che molti leader definiscono “influenza politica neocoloniale”.

Per la Tanzania, l’esito di questo braccio di ferro costituirà un precedente importante nei rapporti futuri con l’Europa, rivelando se prevarrà la via del dialogo o quella dell’imposizione unilaterale.

 

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