Al termine del Summit di Astana del CICA (Conference on Interaction and Confidence-Building Measures in Asia), arrivano le parole di un Putin apparentemente più moderato. Il presidente russo ha spiegato che lo scopo dell’Operazione speciale non è la distruzione dell’Ucraina come Stato e che, “per ora”, non c’è bisogno di altre incursioni massicce. Putin ha poi aggiunto che in Russia si ama e si apprezza la lingua e la cultura ucraina e che una guerra contro la NATO sarebbe una catastrofe.
Dalle domande dei giornalisti sono arrivate però alcune delle sue risposte più interessanti.
Sulla questione mobilitazione il presidente russo ha così risposto:
“La linea del fronte in Ucraina è di 1.100 chilometri, era quasi impossibile reggerla con i soli soldati a contratto. La mobilitazione è collegata a questo. 16mila tra i riservisti mobilitati sono già nelle unità coinvolte in missioni di combattimento”. Inoltre, entro due settimane, verrà chiusa la mobilitazione, sostiene Putin, comunicando la cifra di 222mila mobilitati.
Sull’ipotesi di trattative:
“Appena le nostre truppe si sono ritirate dalla regione di Kiev, le autorità ucraine hanno perso tutta la voglia di negoziare”.
Un passaggio interessante è quando un giornalista ha chiesto: “Lei non si pente di nulla?”
“No. Voglio metterlo in chiaro, – risponde Putin. – Quello che sta succedendo oggi è spiacevole, per usare un eufemismo. Ma la stessa cosa si sarebbe verificata anche dopo, solo in condizioni peggiori per noi. Quindi stiamo agendo correttamente e in modo tempestivo”.
Summit di Astana, la domanda del giornalista a Putin: “Lei non si pente di nulla?” (Video)
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