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Il Sudan riapre i negoziati con la Russia per ottenere caccia Su-30 e Su-35 in cambio di una base sul Mar Rosso. Khartum punta a ricostruire l’Aeronautica e contenere le RSF, mentre Mosca cerca un nuovo punto d’appoggio strategico in una regione contesa.
Sudan e Russia: nuovi equilibri nel Mar Rosso dietro la trattativa sui caccia
La riapertura del dossier tra Khartum e Mosca sui caccia Su-30 e Su-35 segna una fase cruciale nella crisi sudanese. Mentre il paese continua a fare i conti con una guerra interna che ha devastato le sue infrastrutture militari, emerge una trattativa che va oltre la semplice ricostruzione delle capacità aeree: uno scambio strategico in cui la Russia fornirebbe velivoli di quarta generazione in cambio dell’accesso a una base navale sul Mar Rosso.
Un’Aeronautica da ricostruire e la ricerca di un nuovo equilibrio
Le Forze Armate sudanesi stanno tentando di colmare un vuoto operativo apertosi con l’avanzata delle Forze di Supporto Rapido (RSF) e la perdita di numerosi velivoli, distrutti o caduti in mano ai gruppi rivali. L’obiettivo è recuperare la capacità di colpire le retrovie delle RSF e ristabilire un minimo di deterrenza in un conflitto che ha ormai assunto dimensioni strutturali.
Da qui la necessità di caccia moderni, con particolare attenzione ai modelli di quarta generazione capaci di garantire superiorità aerea e profondità operativa. Il Su-30 e il Su-35, con la loro combinazione di autonomia, manovrabilità e capacità di trasporto d’armamento, figurano in cima alla lista delle richieste sudanesi.
Tuttavia, la situazione economica del paese rende impraticabile un acquisto diretto: da qui l’ipotesi di un accordo di baratto che consentirebbe a Mosca un insediamento navale in un’area geostrategica cruciale.
L’ipotesi della base navale e il peso della partita regionale
Il Mar Rosso è da anni al centro di interessi concorrenti: Stati Uniti, Cina, Turchia ed Emirati hanno consolidato presenze o ambizioni militari nella regione. Per la Russia, ottenere una base garantirebbe un punto d’appoggio in una delle principali rotte commerciali globali e un tassello ulteriore nella sua strategia di proiezione verso l’Africa.
Khartum, dal canto suo, valuta anche alternative: tra queste il caccia cinese J-10, opzione considerata più accessibile ma meno vantaggiosa in termini di potenza aeronautica. Ciò non toglie che l’intera trattativa rappresenti un segnale chiaro: il Sudan sta cercando alleati disposti a rafforzare la sua posizione in un conflitto interno che rischia di ridisegnare completamente gli equilibri politici del paese.
Il negoziato sui caccia diventa così il simbolo di un Sudan sospeso tra ricostruzione militare e dipendenza strategica, mentre attori globali e regionali osservano con attenzione una posta in gioco che supera ampiamente i confini del conflitto sudanese.

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