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venerdì 23 Luglio 2021
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Draghi, stop alla tassa di successione: il Robin Hood al contrario

In Italia non arriva mai il momento di redistribuire le ricchezze: stop alla tassa di successione per i super ricchi, il coro unanime della politica.

Stop di Draghi alla tassa di successione

Il sasso lo ha lanciato Enrico Letta: una ‘dote’ per i diciottenni da finanziarie con un prelievo sulle successioni più ricche, l’1% del totale. Un modo per cercare di abbattere il divario fra le possibilità di chi viene da famiglie ricche, e può pagarsi gli studi come la casa, e chi viene da famiglie più povere, costretti spesso a fare i salti mortali per uscire dalla casa dei genitori.

Ecco allora l’idea, spiegata in un tweet che precedeva di poche ore la presentazione nel corso del webinar del Pd,La precarietà non è destino“:

“Una proposta di dote per i diciottenni. Per la generazione più in crisi un aiuto concreto per studi, lavoro, casa. Per essere seri va finanziata non a debito (lo ripagherebbero loro) ma chiedendo all’1% più ricco del Paese di pagarla con la tassa di successione”.

Apriti cielo! Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, interpellato, ha tagliato corto: “Questo non è il momento di prendere i soldi dai cittadini ma di darli”

Musica per le orecchie di Matteo Salvini: “Sono pienamente d’accordo con il presidente Draghi: l’ultima cosa di cui hanno bisogno gli italiani adesso sono nuove tasse. Sono allucinato dal fatto che il segretario del partito democratico possa immaginare una nuova tassa”.

A ruota arriva compatto il fronte del “Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”.

Sembra proprio che in Italia non arrivi mai il momento di redistribuire le ricchezze. Ma di quali tasche stiamo parlando?

Non degli italiani ma di sole 400.000 persone che sono diventate molto più ricche negli ultimi 25 anni (un incremento dal 20 al 50% di ricchezze già enormi e immobili) mentre il 50% più povero del paese ha visto ridurre la sua ricchezza media da 20.000 a 7.000 euro.

Dall'abbraccio amorale tra banche e armi alla finanza etica

La ricchezza in Italia

In Italia la situazione è questa:

  • Il 10% più ricco possiede il 56,5 della ricchezza.
  • Il 40% in posizione mediana possiede il 40% della ricchezza
  • Il 50% in basso della piramide possiede complessivamente solo il 3,5 della ricchezza nazionale

Confrontando gli stessi dati di venticinque anni fa si nota subito che:

  • Il 10%  più ricco è passato dal 44% posseduto nel 1996 al 56,5% di oggi. ( Tra questi lo 0,1 al vertice è passato dal possedere il 5.5  al 9,3%)
  • Il 40%  delle ricchezze medie  ne possedeva il 45%
  • Il 50%  più in basso possedeva l’11,7 ed è sceso oggi, come abbiamo visto, al 3,5

Dunque, in definitiva, la fascia più povera della popolazione si è ulteriormente impoverita dell’80%  mentre al vertice della piramide hanno raddoppiato la loro ricchezza.

Effetto Covid ricchi e poveri mai così distanti

I Robin Hood al contrario

Nell’America schiavista del secolo scorso i grandi proprietari terrieri vivevano circondati da mura e cannoni, come fossero all’interno di una fortezza medievale, terrorizzati dall’idea che prima o poi sarebbe arrivata la folla a reclamare la sua parte e a linciarli, e si meravigliavano che non accadesse mai.

La stessa sensazione beffarda che deve provare quell’1% che guarda al paese intorno a se, ma per non correre rischi, possedendo tutto, tv, giornali, squadre di calcio, cinema, continua a far raccontare ai loro strilloni una storia distorta che crea nemici immaginari e nasconde la realtà di un sistema che viaggia in un unica direzione, senza alcuna mobilità sociale, e un sistema educativo per il quale la povertà è una tua responsabilità e un pericolo da combattere.

Il risultato è che c’è un paese che si indigna leggendo la solita intervista periodica a un “imprenditore” che si lamenta dei giovani che non vogliono lavorare e preferiscono prendere il reddito di cittadinanza (ma nell’intervista non specificano mai quanto sarebbe la paga rifiutata, le ore di lavoro, il luogo da raggiungere).

C’è un paese di piccole tutele che riversa l’odio sociale verso i disgraziati che prendono i pochi spiccioli del RDC.

C’è un paese senza tutele che riversa l’odio sociale verso i piccoli tutelati del posto pubblico.

Tutti insieme però si coalizzano pronti a immolarsi per quell’ 1% di ricchissimi che pagherebbero una tassa di successione per patrimoni sopra i 5 milioni euro, correndo dietro al Salvini di bronzo che urla: “Nessuno metterà le mani in tasca agli italiani“.

Un paese dall’anima peronista ma senza lo slancio populista, che ha amato tanto Berlusconi, il prototipo di quel vampiresco 1%, colui che tolse la tassa di successione a tutti, cioè a chi riceveva 1300 euro di risparmi di un genitore, o chi riceveva milioni di euro, immobili, quote societarie…

Governo Draghi Berlusconi si, Meloni no, Salvini nì

Ma va bene così, no? Poi si apre un tg, un talk in tv e ti ritrovi l’esperto in quota Exor che ti dice che c’è la crisi, tutti devono fare sacrifici, che lo Stato non può sperperare denari coi sussidi, ma in realtà il suo sponsor ha raddoppiato la sua ricchezza in questi anni.

Letta ci ha provato a dire una cosa di sinistra, forse per sbaglio, forse perché era comunque certo che nessuno avrebbe accettato, ma resta la conferma che quell’1% che ha tutto e che la politica continua a proteggere, non ha intenzione di mollare nulla, nemmeno le briciole.

 


Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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