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C’è oggi una sinistra che si autodefinisce liberal progressista che non ha niente a che fare con la propria storia e tradizione. Il suo Occidente non solo non è Marx, e nemmeno è Platone, Spinoza o il cristianesimo ma il mercato e il consumo.
La sinistra liberal-progressista: un blob che consuma sé stessa
Diciamolo subito, continuare a parlare di ‘due sinistre’ come se fossimo ancora negli anni ’90 (e già allora era un errore), è una perdita di tempo. Questi sono discorsi superficiali, buoni solo per chi ha ingenue visioni ecumeniche. Gli eventi come il conflitto in Ucraina e quello in Medio Oriente, hanno messo in evidenza una realtà ben diversa: il termine “sinistra” oggi è diventato un malinteso.
Non siamo di fronte a diverse versioni della sinistra, come poteva essere negli anni passati tra figure come Enrico Berlinguer, Willy Brandt o Olof Palme, rappresentanti delle varie anime comuniste, socialiste e socialdemocratiche.
Oggi esiste una sinistra liberal-progressista che non ha nulla in comune con quelle tradizioni che storicamente combattevano il neoliberismo, considerato sempre una caratteristica di destra.
Questa nuova sinistra è un’entità neoliberale che la sinistra storica, in tutte le sue forme, avrebbe avversato. L’elemento che la unisce è un profondo disprezzo per tutto ciò che è storia e tradizione, un’avversione verso la vita che si sviluppa e si evolve all’interno di comunità radicate.
In questa visione, le comunità devono essere smantellate a favore di un individualismo spinto, dove l’unico legame sociale è quello basato sul consumo.
Il loro concetto di Occidente non ha nulla a che vedere con Platone, Spinoza, il cristianesimo o la cultura latina. Per loro la nostra sfera di esistenza è sinonimo di mercato e consumo. E la democrazia che immaginano è senza popolo, fatta di élite illuminate che pretendono di sapere meglio di chiunque altro cosa sia giusto. Una democrazia in cui la cittadinanza è irrilevante. Una “democrazia senza democrazia“.
Questi gruppi hanno semplicemente usurpato il termine “sinistra” per raccogliere voti. Un’operazione che ha radici nel progetto di Eugenio Scalfari con la nascita de La Repubblica e ha avuto il sostegno di figure come Walter Veltroni, il quale, sorprendentemente, era parte del PCI pur disprezzando la sua cultura e storia.
Ma quel tentativo è giunto al capolinea. Era un progetto elitario, privo di contatto con la realtà, che ha devastato l’economia del paese e distrutto la sua cultura democratica. I tragici balletti della Schlein per evitare di prendere posizioni pubbliche su tutte le principali questioni sul tavolo, guerra ed economia, giocando tutto sult evolo delle allenzi (Renzi si o no) sono l’ulteriore conferma che stanno contribuendo assieme all’altrettanto tragico governo Meloni, alla rovina dell’economia europea, costruendo un mondo fondato su un fragile equilibrio del terrore.

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