Scuole chiuse: De Luca potrebbe vincere ma ha già fallito

Scuole chiuse: De Luca gioca d’azzardo e le chiude. Potrebbe aver ragione nel breve periodo ma è l’ammissione di un fallimento.

Scuole chiuse: lo sceriffo De Luca le chiude

La scelta del Presidente della regione della Campania di chiudere immediatamente le scuole, minacciata più volte, non ha sorpreso nessuno.

Ieri la Campania ha fatto registrare un nuovo record di positivi mai raggiunto prima: 818 a fronte di un incremento dei tamponi, arrivati a 11.39. Ci sono anche due vittime e 151 guariti. Il saldo tra guarigioni e nuovi contagi fa segnare quindi un aumento di 667 casi, avvicinandosi così alla soglia incrementale di 800 casi indicata la settimana scorsa dal Vincenzo De Luca come limite oltre il quale serve chiudere tutto. Solo la Lombardia ha numeri peggiori in Italia con il suo migliaio di casi ma in Campania la situazione è più che allarmante per la scarsità di posti letto disponibili.

Tra intensiva, sub e normale degenza sono quasi tutti occupati i posti negli ospedali. Tra strutture mai entrate in funzione per mancanza di personale, ai Covid center modulari non ancora partiti, ai centri di eccellenza come il Cotugno, dove risulta tutto esaurito. Manca poco al collasso mentre i focolai aumentano. Ad Ischia quattro classi delle scuole elementari sono in isolamento, a Torre del Greco sono cinque di scuola media poste in quarantena mentre a Procida chiude un intero plesso.

L’azzardo

Vincenzo De Luca, rieletto da poco con un plebiscito, in questa situazione ha agito come nel personaggio da lui costruito, cioè con il provvedimento più semplice e clamoroso.

Se da un punto di vista organizzativo e pratico la mossa ha una sua logica e potrebbe dare qualche risultato nell’immediato, su quello di prospettiva è indicativo di un fallimento già in embrione.

Lo sceriffo De Luca potrebbe vincere ma ha già fallito

Nell’immediato questa decisione serve ad alleggerire la sanità dal collasso organizzativo imminente. I reparti covid sono già pieni da giorni e devono occuparsi di tutta la popolazione regionale. L’indice di contaminazione scolastico è altissimo se in rapporto alla base dati concreta (va ricordato che in Campania le scuole superiori sono in didattica mista dall’inizio) e all’indicatore R che dovrebbe essere uguale o inferiore a zero.

Dunque, azzardando questa mossa mossa clamorosa, se le cose dovessero leggermente migliorare nei prossimi giorni, nel combinato disposto degli altri interventi previsti dal Dpcm del governo e quelli che a ore arriveranno, su spinta del CTS, De Luca potrà intestarsi il risultato.  Mi sono mosso prima degli altri, senza aspettare, sarà la conclusione, che resta figlia di una scommessa fatta sotto pressione. Un azzardo nato constatando  la fragilità e l’inadeguatezza del sistema sanitario regionale.

L’antica arte del metterci una pezza

Qualsiasi risultato porterà questa scelta è l’ammissione di un fallimento. Se con sette mesi di tempo per organizzare una risposta all’emergenza, ampliamente annunciata nel suo possibile ritorno, la Campania è la prima a chiudere una delle attività fondamentali di una nazione, cioè le scuole, vuol dire che le cose non hanno o non stanno funzionando.

Il modello campano, che all’atto pratico ha visto pressoché zero interventi su trasporti, strutture scolastiche, numeri del personale,  test in accesso agli studenti (abbiamo visto tutti il video divenuto virale della scuola in cui si accedeva solo dopo il controllo effettuato dal bidello con la mano poggiata in fronte ad ogni singolo alunno per appurare se scottasse)  ha garantito solo venti giorni di lezioni in presenza.

Ora si sta correndo ai ripari: un documento a firma dell’Unità di Crisi della Regione Campania rilasciato ieri annunciava già per oggi l’avvio delle Fasi C, D ed E per ampliare i posti letto Covid. Le degenze a disposizione saranno in totale 1.651, secondo il piano De Luca. Per la terapia intensiva in Campania saranno messi a disposizione 301 posti, per la semintensiva 359, mentre i posti di degenza ordinaria saranno 991, per un totale di 1.651. Un provvedimento che riguarderà tutte le strutture sanitarie e che prevede la sospensione fino a nuova disposizione, dei ricoveri programmati sia medici che chirurgici per raggiungere il numero predisposto dall’Unità di Crisi. Nel documento è specificato che sono esclusi da questo provvedimento i ricoveri di carattere urgente e per pazienti oncologici ed onco – ematologici medici e chirurgici.

Ma se si è fatto ora, in emergenza e in tutta fretta, vuol dire che tutta l’estate è stata fatta passare perdendo tempo dietro a chi prendeva gli spritz lungo gli chalet di Mergellina.

 

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Pubblicato da Kulturjam.it su Sabato 29 agosto 2020

 

 

 

 

 

 

 

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