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mercoledì, Agosto 17, 2022

La tutela della salute del lavoratore ai tempi della pandemia

La tutela della salute del lavoratore costituisce un vero e proprio obbligo del datore di lavoro. Obblighi e indicazioni sull’uso della mascherina.

La tutela della salute del lavoratore

Tale obbligo ha rilievo Costituzionale (art. 32) ed è contemplato in un quadro normativo ( art. 2087 c.c., D. Lgs 81/2008) che stabilisce una serie di obblighi specifici e procedure per la salvaguardia della salute e la prevenzione delle malattie e degli infortuni sul lavoro.

Di certo, visto il momento di emergenza sanitaria nazionale, il datore di lavoro dovrà implementare il suo operato al fine di proteggere la salute dei propri dipendenti dagli effetti del virus Covid-19.

Di recente, il 6 aprile 2021, è stato sottoscritto il Protocollo condiviso di aggiornamento delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus SARS-CoV-2/COVID-19 negli ambienti di lavoro, che aggiorna e rinnova i precedenti accordi, su invito del Ministro del lavoro e delle politiche sociali e del Ministro della salute, tenuto conto dei precedenti provvedimenti adottati.

Punto fermo rimane l’obbligo per il prestatore di utilizzo delle mascherine chirurgiche o DPI per la protezione delle vie respiratorie con caratteristiche superiori (FFP2 e FFP3). Tali devono essere utilizzate in tutti i casi di condivisione del luogo di lavoro, al chiuso e all’aperto.

La tutela della salute del lavoratore ai tempi della pandemia

Il Lavoratore reticente

L’Art. 75, D.Lgs. n. 81/2008  chiarisce che: “I DPI devono essere impiegati quando i rischi non possono essere evitati o sufficientemente ridotti da misure tecniche di prevenzione, da mezzi di protezione collettiva, da misure, metodi o procedimenti di riorganizzazione del lavoro” (vedi anche art. 20 Dlgs n. 81/2008).

Il lavoratore è, dunque, obbligato per la propria e altrui sicurezza ad adottare le misure necessarie per evitare la diffusione del virus. Formato ed informato, il prestatore di lavoro non può svincolarsi dall’obbligo dei dispositivi di sicurezza, tant’è che la giurisprudenza ha addirittura previsto la sanzione estrema del licenziamento in caso di reiterazione del comportamento sanzionato, vale a dire del rifiuto, da parte del lavoratore, di fare uso dei DPI.

La Corte di Cassazione ha già avuto modo di evidenziare, in particolare in una sentenza del 7 luglio 2016 (n. 14-26388), che il mancato rispetto delle norme di sicurezza relative ai beni e alle persone costituisce un inadempimento che rende impossibile la prosecuzione del rapporto di lavoro.

Conclusioni

Il 4 giugno scorso la sentenza del Tribunale di Venezia ha affermato che il dipendente che si rifiuta di indossare il “DPI mascherina” per la prevenzione della diffusione del virus Covid-19, può essere sanzionato per violazione dei doveri in materia di igiene e sicurezza sul lavoro.

Secondo il Giudicante non è giustificabile la pretesa del dipendente di non indossare la mascherina sul luogo di lavoro, in quanto non si tratta di una misura irragionevole né eccessivamente gravosa.

Il datore di lavoro ha dunque agito legittimamente irrogando la sanzione contestata (sospensione di n. 3 giornate di lavoro e di retribuzione), in quanto questi, in qualità di garante della salute dei lavoratori, è tenuto ad adottare tutte le misure necessarie ed opportune per prevenire eventi dannosi.

 

 

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Giuseppe Pennone
Giuseppe Pennone
Giuslavorista napoletano, appassionato di pittura, ha collaborato con numerose riviste ed associazioni culturali in qualità di esperto di tematiche sociali quali lavoro, diritti negati e ambiente.

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