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martedì 12 Ottobre 2021
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Governo Draghi, così non va: ennesimo regalo a Confindustria contro i lavoratori

Dopo lo sblocco dei licenziamenti l’incessante campagna contro il Reddito di Cittadinanza (ieri si è aperto un nuovo capitolo, con l’annuncio di Renzi della raccolta firme per un referendum abrogativo), ora arriva l’ennesimo regalo a Confindustria, con lo smantellamento del decreto “Dignità”, in particolare un emendamento che permette di derogare alla stretta imposta nel 2018 all’uso dei contratti precari. In pratica la maglia per operare i licenziamenti si allarga ulteriormente e sarà possibile licenziare lavoratori con diritti e sostituirli con precari sottopagati.

Tutto questo fortemente voluto dalla destra in parlamento, sotto la spinta di Confindustria, con l’appoggio dl PD e accettato dal M5S, in confusione, peer restare nell’orbita del governo.

Per spiegare bene quello che è accaduto in parlamento, ecco il comunicato emesso da Maurizio Acerbo e Antonello Patta, rispettivamente Segretario e Responsabile Lavoro di RC-Sinistra Europea.

Il governo dei competenti e della Provvidenza per non pensare

Regalo a Confindustria. Eliminate le causali per i contratti a termine

Il parlamento ha approvato la norma, voluta con forza da Lega e Pd, che elimina del tutto, per i contratti a termine, le causali, definite dal decreto “dignità”, che giustifichino la temporaneità reale delle esigenze dell’impresa, in assenza delle quali lo stesso decreto aveva previsto l’obbligo della conversione del contratto a termine in contratto a tempo indeterminato.

Già il governo Draghi, aderendo alle pressanti richieste di Confindustria, aveva approfittato dell’emergenza per consentire alle aziende, che già godevano della possibilità di assumere lavoratori a termine per un anno senza giustificazione alcuna, il rinnovo per una volta per 12 mesi senza causali. Ora con la modifica approvata dal parlamento la regolazione delle proroghe e dei rinnovi è lasciata totalmente nella disponibilità della contrattazione collettiva anche aziendale.

Viene così smantellato il decreto bandiera del Ms5 stelle, un argine già insufficiente rispetto alla precarizzazione introdotta dalla legge 30 e dal jobs act che si manifesta soprattutto con la prevalenza di contratti di lavoro inferiori a 6 mesi. E’ comunque un’ulteriore via libera alle assunzioni precarie che saranno facilitate in parte dalla debolezza delle rappresentanze sindacali aziendali, ma soprattutto dalla complicità dei sindacati gialli firmatari delle centinaia di contratti pirata, ma legali, che in questi hanno hanno ridotto salari e tutele a livelli vergognosi.

Pd e Lega fanno a gara nell’esprimere la propria soddisfazione per il risultato raggiunto. Con lo sblocco dei licenziamenti si manderanno a casa lavoratrici e lavoratori a tempo indeterminato ancora coperti dalle vecchie tutele che saranno sostituiti da precari senza diritti. Confindustria ringrazia, ma ad uscirne confermata è l’ispirazione neoliberista complessiva di questo governo che anche nel PNRR prefigura una ristrutturazione del sistema economico aumentando la precarietà e la flessibilità.

Ci sarebbe bisogno di una svolta con un piano per il lavoro che preveda la riduzione d’orario a parità di salario, il rilancio dell’obiettivo della piena occupazione a partire da un milione di assunzione nel pubblico, largamente al di sotto della media europea, un salario minimo orario legale contro i salari da fame, la fine delle esternalizzazioni, dei subappalti e delle false cooperative, l’abrogazione delle norme che precarizzano. Tutti obiettivi che questo governo dei padroni non intende perseguire.

Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Antonello Patta, responsabile lavoro del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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