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Nella Cisgiordania occupata, la tregua a Gaza è solo un miraggio: incursioni militari e ampliamento dei coloni continuano senza sosta, mentre in Israele la destra ultranazionalista spinge per l’annessione. Il cessate il fuoco resta solo un’illusione.
Cisgiordania: la tregua che non arriva, la violenza che avanza
Nonostante i proclami sulla tregua nella Striscia di Gaza, nella Cisgiordania non c’è traccia di interruzione delle operazioni militari o delle incursioni da parte delle forze israeliane o dei coloni.
In gran parte del territorio occupato palestinese – dove vivono circa tre milioni di persone sotto amministrazione militare israeliana – il concetto stesso di “cessate il fuoco” suona come un eufemismo. Secondo l’osservatorio Norwegian Refugee Council (NRC), i raid, le demolizioni e gli attacchi ai villaggi palestinesi in Cisgiordania sono aumentati mentre l’attenzione internazionale rimane fissata sulla tregua a Gaza.
Da Jenin a Hebron le famiglie vivono sotto la minaccia costante di incursioni e violenze, mentre i governi occidentali e gli organismi internazionali accennano alla crisi per la Striscia ma ignorano la piena portata della repressione nell’altra parte del territorio. La guerra “ufficiale” è diventata la copertura funzionale per una politica di controllo più profonda nella Cisgiordania.
Le forze politiche israeliane spartiscono potere e pressione
Il clima politico dentro lo Stato israeliano contribuisce in misura significativa alla radicalizzazione delle misure nella Cisgiordania. Il primo ministro Benjamin Netanyahu si trova in una posizione delicata: da un lato la pressione del suo stesso governo, che include partiti ultranazionalisti guidati da Bezalel Smotrich e Itamar Ben‑Gvir, dall’altro l’impegno nominale verso accordi internazionali di cessate il fuoco e processo di pace.
Ricordiamo che durante la visita di Jd Vance, è stata approvata in prima lettura alla Knesset una legge per l’annessione della Cisgiordania: un’iniziativa definita dallo stesso Netanyahu come “provocazione politica deliberata”, e che lo ha costretto a rimuovere Yuli Edelstein dalla Commissione Esteri e Difesa della Knesset.
Queste lotte interne alla coalizione (e l’alleanza con il partito laico di destra Yisrael Beiteinu di Avigdor Lieberman), come la volontà specifica dei gruppi ultradestra di imporre una forma di sovranità de facto sui territori occupati, hanno come risultato la sfida plateale agli impegni internazionali.
E la popolazione palestinese resta intrappolata in una strategia ibrida: repressione militare costante da una parte, promessa di pace dall’altra, mentre dal cielo continuano a piovere bombe.

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