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venerdì 3 Settembre 2021
PolisLavoro, diritti, economiaPioggia di licenziamenti: perchè la Cgil non ritira la firma dagli accordi?

Pioggia di licenziamenti: perchè la Cgil non ritira la firma dagli accordi?

L’ondata di licenziamenti succesiva all’accordo del 29 giugno fa chiedere ai tanti lavoratori colpiti perchè la Cgil non abbia ancora ritirato la firma.

Di Marco BersaniAttac Italia

Perchè la Cgil non ritira la firma dagli accordi?

Il 29 giugno scorso, Confindustria e i sindacati confederali hanno siglato un accordo a Palazzo Chigi, con il quale si poneva fine, a partire dal 1 luglio, al blocco dei licenziamenti introdotto all’inizio della pandemia per evitare che migliaia di persone e famiglie rimanessero senza lavoro e reddito a causa della crisi economica, sanitaria e sociale.

Con la firma dell’accordo del 29 giugno, i sindacati confederali hanno allora gridato vittoria, affermando che nell’accordo vi era un impegno da parte di Confindustria a non ricorrere al licenziamento immediato, ma ad usufruire di tutti gli ammortizzatori sociali (cig, contratti di solidarietà etc.). Peraltro tutti a costo zero per gli imprenditori.

Confindustria ha subito corretto il tiro, affermando che non di impegno si trattasse, bensì di una raccomandazione ai propri associati.

E’ passato un solo mese e i risultati di quella vittoria sindacale sono evidenti a tutti: già il 2 luglio, finito il turno di lavoro, i dipendenti della Gianetti Ruote di Ceriano Laghetto, in Brianza hanno ricevuto senza preavviso una mail con oggetto “chiusura dello stabilimento” e l’annuncio dell’avvio della procedura di licenziamento collettivo per tutti i 152 dipendenti, con effetto immediato.

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Il 9 luglio è toccato agli oltre 500 lavoratori della Gkn Driveline di Campi Bisenzio, a Firenze, che da allora hanno intrapreso una lotta che li ha portati non solo ad avere una grande solidarietà nel territorio, bensì a fare della loro situazione un caso nazionale.

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Mentre il licenziamento di altri 400 lavoratori dell’ex Embraco di Riva di Chieri in Piemonte è stato rimandato all’ultimo momento, è arrivata la notizia che Whirlpool, multinazionale specializzata nella produzione di elettrodomestici, ha confermato l’avvio della procedura di licenziamento collettivo per i 327 lavoratori della stabilimento di Napoli.

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Sono tutte multinazionali aderenti a Confindustria e se le loro situazioni sono giunte alla ribalta per la capacità di insorgenza operaia, molti altri licenziamenti stanno avvenendo in sordina e senza alcuna risonanza nelle piccole e piccolissime imprese.

Diciamolo chiaro: Confindustria sta facendo il suo mestiere, ovvero utilizza la pandemia per ottenere cifre enormi di denaro pubblico (siamo intorno ai 100 miliardi) e per ristrutturare il mondo del lavoro, riducendone i costi per aumentare i profitti. Lo ha sempre dichiarato e fa quasi sorridere l’indignazione del mondo politico sulle modalità con cui attua i licenziamenti, quasi che il problema risieda nel ristabilire un bon ton per ammorbidire il Far West.

Di fronte a questa situazione, che dire prevedibile è dire un eufemismo, i sindacati, viste le mobilitazioni e i presidi permanenti messi in campo dai lavoratori e dalle lavoratrici coinvolte, si stanno mobilitando e chiedono che il Governo intervenga.

Ma cosa permette a Confindustria di proseguire e al Governo di tergiversare se non il fatto che l’avviso comune siglato il 29 giugno è ancora valido e continua ad essere il telaio normativo dentro il quali i diversi attori possono muoversi?

La fabbrica è casa nostra, se cadiamo noi cadono tutti” hanno scritto e ribadito i lavoratori e le lavoratrici della Gkn.

Cosa aspetta la Cgil a ritirare la firma? Se non ora, quando?

www.italia.attac.org

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