Il relatore delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer, ha definito il caso Assange come uno dei più grandi scandali giudiziari della storia.
Il caso Assange, scheletro negli armadi dei paesi occidentali
Tra l’11 e il 13 giugno si terrà nel Regno Unito il 47° vertice del G7 al qual parteciperanno Regno Unito, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Italia, Unione Europea e Giappone.
In vista di questo importante appuntamento istituzionale si sono intensificati gli sforzi per liberare il fondatore di WikiLeaks Julian Assange dalla prigione di Belmarsh nel Regno Unito, e in particolare segnaliamo l’intervento del relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, Nils Melzer.

La compagna di Assange, Stella Moris, il sindaco di Ginevra Frederique Perler e Melzer hanno chiesto la liberazione del giornalista e la fine dei procedimenti di estradizione statunitensi contro di lui.
Melzer, che è anche il presidente svizzero dell’associazione dei diritti umani presso l’Accademia di Ginevra, ha definito l’incarcerazione di Assange “uno dei più grandi scandali giudiziari della storia” e ha fatto riferimento al fondatore di WikiLeaks, così come agli informatori Edward Snowden e Chelsea Manning, come gli “scheletri negli armadi dei paesi occidentali”.
Queste le parole di Melzer:
“È la storia di un uomo perseguitato nella nostra parte del mondo per aver detto la verità. Ha denunciato crimini di guerra, ha denunciato la tortura, ha denunciato la corruzione. È una verità scomoda. State insegnando ai vostri figli che è una cosa buona o cattiva dire la verità?”
The #Assange case may be the biggest judicial scandal in history.
It is the story of a man being persecuted for telling the truth, the whole truth & nothing but the truth.
I cannot leave to my children a world where telling the truth has become a crime, for it will be a tyranny. https://t.co/5DUyqcP9t1 pic.twitter.com/lotJ5dBRUT— Nils Melzer (@NilsMelzer) June 4, 2021
Ricordiamo che, sebbene non sia stato riconosciuto colpevole di alcun crimine, Assange ha trascorso più di due anni nella prigione britannica di Belmarsh, un carcere di massima sicurezza, e continua la sua prigionia nonostante una sentenza giudiziaria emessa a gennaio che, respingendo la richiesta di estradizione negli Stati Uniti, ne rimarcava i gravi problemi di salute mentale.

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