L’occidente e la confusione tra realtà e desiderio

Uno dei più grandi limiti del fronte liberale occidentale è la confusione tra realtà e desiderio, anche (soprattutto) in ambito politico.

La confusione tra realtà e desiderio

Il liberale è persona così poco avvezza al pensiero e alla pluralità (reale, non immaginaria) che inizia a credere alla sua stessa propaganda.

Con un ragionamento (alquanto rudimentale) il liberale finisce col credere che la sua visione sia giusta e vera, caso emblematico è la Turchia.

Erdogan non sta giocando una politica particolarmente anti-occidentale, ma tra i liberali è indicato con doppia valenza: “traditore, bugiardo, infido, tiranno”. E via le vignette demenziali, disegni razzisti che lo paragonano a una scimmia, altri con i genitali marcati, in altri suda.

Siamo ancora al καλὸς καὶ ἀγαθός che colpiva il povero Tersite di omerica memoria (si, per lavoro ho dovuto scaricare il font greco antico e adoro sfoggiarlo, sono due giorni che ci provo). Però:

– Le associazioni nazionaliste azere esibiscono (in questi mesi) bandiere turche assieme a quelle del proprio paese e seminare il caos in quella regione conviene ora in funziona anti-Russia (fosse solo per la gatta da pelare che gli dai). Azerbaijan dove non a caso sono attivi anche gli israeliani .

– Sempre la Turchia stringe accordi con il Pakistan (costruzione due corvette nell’Oceano Indiano) – dandosi proiezione oceanica-; il Pakistan si consulta con il Consiglio Turco -ma il Pakistan turco o turcofono non è- per progetti di ricerca e rendere compatibili i programmi universitari; i giovani pakistani (come prima i giovani sauditi) divorano serie TV turche (soft power canaglia!)

– Sempre la Turchia rompe le uova nel paniere ai russi in Libia e prova a fare una propria politica autonoma, ma nell’alveo occidentale in Africa (seguendo il Giappone e facendo concorrenza a Cina e Russia).

– In passato ho parlato della stazione scientifica polare e dell’accordo delle Svalbard.

Il dittatore "utile" Erdogan minaccia la Grecia sulle isole dell'Egeo: "Tenga a bada parole e azioni o se ne pentirà"

La Turchia ha però una spina nel fianco ed è l’Egeo. Senza il controllo dell’Egeo e delle sue isole, le sue mire oceaniche se le da in faccia.

Per questo stanno sviluppando una propria tecnologia (droni e navi militari) e avanzano pretese territoriali in mare.

Qui però il sostegno degli USA, almeno apparentemente termina (l’UE neanche a parlarne, il paziente è in pieno delirio liberista e liberale, non ha manco senso discuterne).

Gli USA non vogliono che la Turchia possa superare la barriera di isole (Cipro sud e basi inglesi incluse) e proiettarsi nel mondo, perché questo vorrebbe dire fare sul serio e agli americani non piace chi fa sul serio (se non sono loro).

Anche perché guardate il Mediterraneo in diagonale verso sud-ovest dell’Egeo e dove si arriva? Ah, sulle coste libiche gestite dai turchi, ma guarda un po’… (E facendo storia non a caso nel 1912, l’Italia per conquistare la Tripolitania si prese anche il Dodecaneso).

Però l’esperienza russa dimostra che l’Europa non sembra così importante per gli USA (Svezia e Finlandia, da bravi Fuffi la storia della neutralità è finita; consegnate i curdi e poi vi do la pappa), mentre l’Asia qualcosa da dire sembra averla ancora.

E se, ma dico -se- la Turchia stesse lavorando proprio su falsa traccia americana assieme ad altri conservatori, autocrati, reazionari sunniti + Israele in un grande disegno anti russo-cinese-iraniano-indiano?

Direte, ma che c’entra l’India? C’entra. I turchi hanno ricevuto (secondari) diplomatici indiani per la prima volta dopo anni.

Certo: il Pakistan è ancora in bilico e filo-cinese tra le masse (ma ad esempio esercito e servizi segreti sono creazioni degli USA), ma in Asia le cose non le fanno pensando che la realtà sia quello che dice il regime liberale, ma guardando la situazione concreta sul campo mutando se necessario posizione e alleati in base al bisogno (“Oh, no, sei incoerente!” Tuonerebbe la stampa nostrana, perché loro non parlano di politica, ma di morale).

Ricordo un confronto acceso con una persona molto colta, che continuava a dirmi: “Eh ma Erdogan è un incapace” – e scontato: se lo neghi sei come lui! -, diceva che in Azerbaigian non aveva peso e non accadeva nulla (dimostrato il contrario ignorava); disse che le università non dimostrano nulla, che è pieno di scambi e feci notare che i russi erano stati esclusi anche dalle orchestre.

Probabilmente pensava che le informazioni non trapelino tramite una vecchia signora anonima di 70anni che porta il suo cagnolino di razza a una gara cinofila all’estero, ma tramite “Bond, James Bond”. E quindi era impossibile fare analisi storica, perché faceva morale “E allora i curdi? E allora la Siria?”

Queste persone hanno una visione del mondo morale (settaria!) e quindi fallace e per questo non capiscono cosa gli succede intorno, non capiscono perché uno come Kissinger vuole la pace in Ucraina (non per bontà di spirito, ma per realismo).

Per fortuna vivo in periferia e una scritta gigantesca troneggia – dal 2016 – su un muro che vedo spesso: Hillary è rettiliana!
Più rettiliana che idealista, a differenza degli esperti nostrani, su questo non ci piove.

Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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