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giovedì, Luglio 7, 2022

Un fronte repubblicano contro le disuguaglianze schiaccianti

Non esiste il neoliberismo, ma solo la violenza di classe fatta con giacche e cravatte contro la quale occorrerebbe un novello fronte repubblicano.

Il fronte repubblicano contro le disuguaglianze

Gli equilibri democratici saltarono più di 40 anni fa, quando l’insorgenza di classe ebbe come sbocco la repressione di massa. Lì ci fu la censura e da quel vulnus nacque il conformismo dilagante degli anni ottanta.

Chi come me era adolescente si ricorda l‘anticomunismo viscerale di quella generazione, la voglia di arricchimento a tutti i costi, la superficialità del vissuto vista come modus operandi.

Quella generazione ora è al potere, chi nel ramo economico, chi nel ramo finanziario, chi nel ramo dell’alta amministrazione. Non esiste il neoliberismo, ma solo la violenza di classe di costoro, fatta con giacche e cravatte.

Una violenza di classe che si dipana a partire dal divorzio Tesoro-Bankitalia del 1981. Sono passati 40 anni, il dominio e la violenza di classe devono essere garantiti nel quadro del rientro del Paese, per ora solo economico, nella competizione mondiale.

Dunque, le violazioni costituzionali che ci sono state nell’ultimo trentennio avevano come causa garantire il dominio di classe in un’epoca di crisi capitalistica. Ci sono riusciti, non hanno trovato difese.

Da 30 anni credo che occorre costruire un fronte repubblicano che ci difenda da questa violenza di classe.

Apprezzo coloro i quali fanno militanza attiva, specie i giovani, ma occorre teoria e allargare il fronte a tutti quelli che sono stanchi di bassi salari, di infortuni sul lavoro alle stelle, della precarietà, dell’assenza di case popolari, con cui farsi una famiglia, di salute, di un’istruzione ridotta a macerie.

Criticano la Cina, ma lì domina la politica e se qualche operatore economico vuole metter becco lo sbranano. Succedeva da noi nella Prima Repubblica: certo, c’erano Usa e Nato, ma Confindustria non comandava come adesso, c’erano i colossi pubblici.

Le privatizzazioni sono state un cesello dello smantellamento della democrazia reale operata da “liberali”, che altro non sono che fascisti in doppiopetto. Fare un fronte, poi ci si divide, ma io non ho nessun problema a parlare con un credente, anzi, mi arricchisce. Portare avanti la purezza dell’1% non ha più senso. La violenza del capitale e il dominio di classe sono oramai assoluti.

Confindustria e Draghi, gli ultimi a credere nella lotta di classe. Ma al contrario

 

 

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Pasquale Cicalese
Pasquale Cicalese
Economista. Laureato in Scienze Politiche. È impiegato alla Regione Calabria. Autore di "Piano contro mercato. Per un salario sociale di classe" (L.A.D., 2020)

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