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Putin trionfa in patria ma anche tra i russi residenti all’estero, lontani da presunte pressioni. Ma non si spiega Putin senza tornare ad Eltsin e a quella Russia. E i Russi temono che l’alternativa a Putin sia un iperPutin o un iperEltsin.
Impossibile giudicare Putin senza tener conto della storia
–Andrea Masala*
Putin stravince in patria, praticamente senza opposizioni e col clima che sappiamo, ma prende tantissimi voti anche tra i russi residenti all’estero. Cioè tra russi che leggono giornali occidentali, quindi con più verità (non in Italia) e con propaganda opposta a quella russa. Russi expat di diverse condizioni sociali e culturali.
Tra questi mi pare prenda un 40/50% di consensi. Hanno paura per i loro parenti in patria? Forse un poco, ma credo non sia la spiegazione di questo plebiscito.
Credo il fattore principale sia una specie di rassegnazione/consapevolezza. Rassegnazione a un destino predemocratico perenne, consapevolezza che forse un paese del genere si tiene insieme e in sviluppo solo con un potere del genere.
Perché pensano questo? Perché ricordano gli anni di Eltsin. Anni di disgregazione sociale e nazionale, di povertà acuta, di decadenza economica, civile e militare.
Non si spiega Putin senza Eltsin e senza quella Russia.
E i Russi pensano/sentono/temono che l’alternativa a Putin sia o un iperPutin o un iperEltsin.
I Russi delle grandi città “occidentali” avranno certo anche altre aspirazioni, quelli dell’immensa provincia orientale ragionano proprio con altri parametri.
Non possiamo giudicare il fenomeno Putin senza tener conto della storia e della geografia. Della storia e della geografia di un popolo e della sua rappresentanza.
Non possiamo pensare a quella realtà come quando pensiamo all’Ungheria di Orban (e pure su quella siamo assai superficiali e monodimensionali). La Russia ha una storia imperiale e culturale del tutto diversa, anche per la sua geografia, per il suo estendersi su due continenti e costituirne gran parte della loro estensione.
Il consigliere per la sicurezza USA Jack Sullivan fa professione di realismo politico e dice che queste elezioni vanno comunque ritenute legittime, legittimanti un potere legittimo. Zittendo le richieste di non riconoscimento. Non riconoscimento che sarebbe pure possibile, però con la consapevolezza che si tratterebbe di un non riconoscimento politico e non “scientifico”. Una dichiarazione di guerra (almeno fredda).
La dichiarazione di Sullivan fa capire che una soluzione politica alla guerra la stanno pensando, alla faccia degli esaltati di casa nostra che con grande coraggio ogni giorno combattono Putin fino all’ultimo ucraino.
(Chiosa odiosa ma purtroppo necessaria: questo post non comporta in nessun modo una simpatia per Putin, visto che lo criticavo negli anni in cui era in ottimi rapporti con tutte le democrazie occidentali e i loro business).
Ps: essendo un regime predemocratico, in Russia c’è un sistema elettorale maggioritario e non proporzionale

* Ripreso da un post di Andrea Masala
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