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domenica 23 Gennaio 2022
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Ngozi Okonjo-Iweala, nigeriana, è la nuova direttrice del Wto

L’economista nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala è la prima donna e la prima esponente africana ad assumere la guida dell’Organizzazione mondiale del commercio.

La nigeriana Ngozi Okonjo-Iweala è la nuova direttrice generale del Wto

Dopo il sostegno annunciato da Biden per la nomina dell’ex ministra delle Finanze della Nigeria, Ngozi Okonjo-Iweala, il veto posto dall’ex presidente Trump è caduto definitivamente, così l’Organizzazione mondiale del commercio finalmente possiede una dirigente.

Da maggio 2020 con le dimissioni dell’ex direttore generale Roberto Azevedo, l’Organizzazione è rimasta senza nessun capo alla guida in un momento drammatico di pandemia. Secondo quanto riporta una nota, la neo eletta entrerà in carica dal primo marzo.

Forbes l’ha inserita per quattro anni consecutivi nella classifica delle 100 donne più potenti al mondo. Una vera eroina non solo della Nigeria ma del mondo intero. La sua crociata contro la corruzione ha messo a rischio la sua vita. Questa la presentazione dell’Independent nel 2007 per la nuova direttrice.

Dal 1995, quindi dalla creazione dell’Organizzazione il fatto che ad oggi per la prima volta ci sia una donna a capo di un organismo di tale importanza, lateralmente significa che la presenza femminile –sempre molto marginale– sta smantellando sistemi in cui l’uomo ne ha sempre fatto da padrone.

La vita di Okonjo-Iweala è piena di numeri e primati, si trasferì negli Stati Uniti per studiare economia ad Harvard e al MIT (Massachusetts Institute of Technology), è stata ministro delle Finanze della Nigeria e successivamente ministro degli Esteri del paese.

Ha lavorato per liberare il suo paese da 30 miliardi di dollari di debito nei confronti del Club di Parigi- un gruppo informale di organizzazioni finanziarie dei 22 paesi più ricchi del mondo che procede ad un’accurata rinegoziazione del debito pubblico dei Paesi del Sud del mondo- è riuscita a modernizzare i sistemi di gestione finanziaria introducendo la trasparenza e la pubblicazione dei conti pubblici combattendo sempre la corruzione.

Tra il 2007 e il 2011 è stata una delle amministratrici delegate della Banca Mondiale, dove ha lavorato per il cambiamento in Africa e l’assistenza ai paesi a basso reddito. Una figura illustre dotata di sensibilità ed esperienza che conciliano alla perfezione in questa posizione di leadership. Oltre a tutto ciò che riguarda l’economia e la finanza, Okonjo-Iweala vuole provare ad agevolare la diffusione dei vaccini, contrastando le restrizioni alle esportazioni e incoraggiandone la realizzazione in più Stati come sta facendo AstraZeneca in India e in altri Paesi in via di sviluppo.

L’Africa duramente colpita come tutti gli altri continenti,  soffre per l’importanza che non ha nella distribuzione dei vaccini, questa sarà una battaglia che Okonjo-Iweala vorrebbe affrontare in prima persona.

La nuova direttrice che ha conquistato posizioni di spicco nel panorama internazionale, si porta un bagaglio personale fatto di sacrifici e riscatto, quando Okonjo-Iweala aveva sei anni la Nigeria divenne indipendente dalla Gran Bretagna, era il 1960.

I genitori entrambi accademici studiavano in Europa, mentre lei veniva cresciuta dalla nonna insieme ai suoi fratelli. La brutale guerra civile con i separatisti del Biafra che dilaniò la Nigeria, mise a repentaglio anche la sua istruzione. Si nutriva una volta al giorno mentre tantissimi bambini attorno a lei morivano di fame, così racconta in una sua intervista, pronta a rimboccarsi le maniche Okonjo-Iweala rappresenta l’essenza di un popolo dilaniato dalla guerra, ma pronto a rialzarsi in piedi.

Oggi l’Africa è forse il luogo più devastato del pianeta, il potere coloniale va consolidandosi sempre di più e le violenze sono molteplici se non infinite. È il continente più devastato proprio perché ricco di risorse, avere una rappresentanza al Wto come quella di Okonjo-Iweala significa che la parola chiave sfruttamento in Africa, non cesserà di esistere ma sicuramente cambierà forma.

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L’articolo originale di Bruna Kola Mece potete leggerlo su The Black Post, sito gemellato e in partnership con Kulturjam.

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