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mercoledì 12 Maggio 2021
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Mediterraneo: quel corpo che galleggia nell’indifferenza

Da diversi giorni il corpo di un migrante morto in mare galleggia nel Mediterraneo, senza che nessuno intervenga per recuperare la salma.

Il corpo che galleggia, Adamastor e l’indifferenza

Nelle culture di origine portoghese, la figura del Gigante Adamastor è ben nota come lo spirito delle tempeste che fa affondare gli uomini che osano attraversare il mare. Per questi uomini, il gigante, nell’opera I lusiadi del portoghese Luis de Camoes, afferma che il male minore sarà la morte. E cosa c’è di peggio della morte che galleggiare per più di 15 giorni in mare, con il diritto alla memoria e il corpo massacrati dai pesci e dall’abbandono?

Se, in passato, il mostro Adamastor viveva nel capo delle tempeste, oggi sembra che si sia trasferito nel Mediterraneo, dove si concentra il 75% dei decessi mondiali per migrazione. Il suo voto di vendetta, di pene peggiori della morte, oggi è il simbolo dell’indifferenza che l’Europa destina ai profughi.

Diceva Gramsci, nel febbraio del 1917, che L’indifferenza è il peso morto della storia. (…) Opera passivamente, ma opera. È la fatalità. È ciò su cui non si può contare; che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti. È la materia bruta che strozza l’intelligenza. Possiamo aggiungere che l’indifferenza non solo soffoca l’intelligenza, ma tutti i nostri diritti sia in vita che in morte.

Il corpo abbandonato

Per quattro volte in due settimane, i piloti di Seabird, l’aereo della Ong tedesca Sea Watch, hanno avvistato un gommone grigio con un corpo senza vita di un uomo con la carnagione chiara, con le gambe penzoloni divaricate.

Da allora, il personale della ONG ha lanciato quattro alert con le coordinate, fornite ai centri di coordinamento delle guardie costiere di Tripoli, Malta, Roma. Ha  indicato la posizione di questo uomo nelle acque internazionali, zona Sar libica, però tuttora senza nessun intervento di riscatto.

Non sappiamo l’identità dell’uomo, ma basterebbe sapere questo: è un uomo. Nelle immagini non vediamo il suo viso, ma vediamo la testa incastrata tra i due tubolari del gommone, la testa incastrata tra il sogno e l’indifferenza.

Il corpo di una persona che ha amato. Probabilmente c’è una famiglia che aspetta ancora sue notizie. Un individuo che un giorno si è alzato di mattina e ha guardato il mare, con paura, ma con la speranza di vivere un futuro migliore, in Europa. Con la voglia più grande del mondo di vincere l’orrore, nonostante sia stato, alla fine, proprio l’orrore ad accompagnare il suo ultimo sguardo tra i vivi.

 

Il resto di questo articolo di Marcela Magalhaes potete leggerlo su The Black Post, sito gemellato con cui Kulturjam è in partnership.

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