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venerdì 3 Dicembre 2021
PolisIl movimento anti green pass ha perso politicamente

Il movimento anti green pass ha perso politicamente

Il movimento anti green pass ha perso perchè non c’è mai stata una saldatura, per la stessa natura non di classe del movimento, con i lavoratori della Gkn, dell’Alitalia, e delle altre cento vertenze in corso contro i licenziamenti in tutta Italia.

Di Gianluca Cicinelli per La Bottega del Barbieri.

Il movimento anti green pass ha perso

Alla prova dei fatti, nel giorno che doveva segnare uno spartiacque tra prima e dopo l’introduzione obbligatoria del green pass nei posti di lavoro, il movimento che si oppone al provvedimento è rimasto solo (con se stesso) e ha perso.

Numericamente, soltanto per cominciare, perchè la produzione non è stata bloccata se non in percentuali risibili. E questo è il dato più significativo, la foto della sconfitta. Come numericamente i contrari al vaccino, dietro cui si sono nascosti per settimane molti no green pass, sono smentiti dalle cifre riguardo al calo dei contagi e, cosa più importante, delle morti.

Resta questa grossa incongruenza tra chi è sceso in piazza contro il green pass in nome della lotta alla presunta dittatura sanitaria e chi è rimasto a casa, ne conosco personalmente parecchi, perchè ha davvero ottimi motivi sanitari per non fare il vaccino.

Ma questi ultimi non li rappresenta nessuno: perdono il lavoro senza poter spiegare le loro ragioni, che non sono terrapiattiste, perchè qualcuno ha ritenuto che il movimento contro il green pass fosse soltanto uno strumento di agitazione politica da abbandonare subito dopo l’uso.

La salute pubblica non è mai stata menzionata dagli interventi nei vari palchi contro il green pass, molti preferivano insultare Liliana Segre, e anche questo li ha affossati.

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Il movimento no green pass ha perso politicamente. Non c’è mai stata una saldatura, per la stessa natura non di classe del movimento, tra i contrari al codice verde e i lavoratori della Gkn, dell’Alitalia, della Henkel, della Gianetti ruote, della Abb, della Whirlpool, della Shiloh e delle altre cento vertenze in corso contro i licenziamenti in tutta Italia.

Come non c’è stata neanche una menzione per quelli che il lavoro non ce l’hanno o l’hanno perso. Come non c’è mai stata una saldatura con i movimenti dei consumatori, che dovrebbero avere il sangue agli occhi per gli aumenti delle bollette e invece tacciono; stavolta il presidente del Codacons non si è messo in mutande per protesta ma ha lasciato che ci finissero gli utenti.

Come non c’è stata e non poteva esserci saldatura con il mondo della solidarietà, quelle associazioni e organizzazioni senza cui 5 milioni e 600 mila italiani in povertà assoluta non mangerebbero nemmeno e non troverebbero un posto al caldo dove dormire la notte.

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L’impressione generale che ha dato il movimento no green pass è della serie “Io faccio come cazzo mi pare e tu che ti fai il vaccino sei servo del potere”. E si è così scavato la fossa da solo acuendo il solco con chi, innanzitutto per la propria salute e di conseguenza per quella degli altri, ha accettato di fare il vaccino limitando il numero di morti da covid.

E’ nato e finito nel momento in cui gli unici al loro interno con un’ipotesi precisa in testa sulla direzione da prendere sono stati fermati dalla “legge”.

Il resto, il popolo che fa il paragone con la stella gialla che i fascisti appiccicarono sugli ebrei, il popolo che odia e picchia i giornalisti in quanto tali, che insulta Liliana Segre nei comizi, il popolo che vede nel green pass quel controllo che non vede negli smartphone, nei bancomat, nei social, nei dati regalati ai gestori telefonici, nell’impronta sul passaporto, nelle migliaia di telecamere per strada… quel popolo è rifluito ed è tornato a borbottare contro tutto fra le mura di casa.

Nel frattempo ci siamo dimenticati di tutti quelli che il vaccino lo vorrebbero ma non lo possono avere perchè per un caso assoluto della vita sono nati in parti del mondo dimenticate dagli uomini e dagli dèi. Dell’eliminazione dei brevetti per rendere gratuiti i vaccini nei Paesi in via di sviluppo non parla più (quasi) nessuno. Anche qui la certezza dei tre pasti al giorno ci ha fatto dimenticare gli ultimi.

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E non è che la cosa ci riguardi soltanto in termini di morale: c’è una questione pratica per cui da quei Paesi può riesplodere l’epidemia e rientrare nell’altra metà del mondo vaccinata. Un movimento che volesse oggi andare oltre la pagliuzza del green pass e individuare come trave negli occhi e nella vita l’asse portante delle politiche economiche e monetariste in Italia e nel mondo avrebbe molto pane per i suoi denti.

Dovrebbe provare a saldare quell’asse tra i lavoratori espulsi dalla produzione da vere o presunte crisi economiche con quelli espulsi a causa del green pass con chi contrasta la povertà come fattore collaterale inaccettabile del neoliberismo con chi si batte per un ambiente che non uccida le persone nel medio e lungo termine.

Soltanto un soggetto politico in grado di creare dissenso sul nodo centrale dello sviluppo economico nella visione di Draghi, della Bce e dell’Fmi può disturbare il guidatore. Il resto è velleitarismo.

 

La Bottega del Barbieri

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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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