Mamdani svela la farsa dei moderati: lezione di realtà per i “riformisti da salotto” italiani

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Mahmood Mamdani smonta il mito del riformismo centrista e mostra come solo scelte radicali, socialiste e collettive possano salvare la democrazia. Il suo pensiero denuncia l’ipocrisia delle élite liberali e il vuoto politico dell’Occidente post-Trump.

La lezione di Mamdani: oltre i falsi moderatismi

La vittoria politica e intellettuale di Mahmood Mamdani – nuovo sindaco di New York – rappresenta un segnale inequivocabile per l’Occidente, e in particolare per quella galassia di “centristi estremisti” che, da Calenda a Renzi fino ai vertici del Partito Democratico, continuano a spacciare il riformismo padronale per pragmatismo.

Mamdani, con la sua lucidità analitica e la sua critica al neoliberismo mascherato da democrazia liberale, smentisce la narrazione di chi considera il compromesso con il potere economico una virtù politica.

Il suo pensiero riporta l’attenzione su una verità rimossa: le grandi crisi del nostro tempo — economiche, sociali, ambientali e belliche — non si risolvono con la moderazione, ma con la capacità di proporre trasformazioni profonde.

Le cosiddette “spese per la sicurezza” o “difese della libertà” di cui parlano i centristi europei non sono altro che l’ennesima giustificazione per alimentare complessi militari-industriali e mantenere gli equilibri imposti dai poteri sovranazionali.

Mamdani ribalta la prospettiva, indicando come unica via d’uscita un socialismo rinnovato, capace di mettere al centro la giustizia sociale e la dignità collettiva.

L’America post-Trump e l’ipocrisia democratica

L’errore più grande sarebbe leggere le recenti dinamiche politiche americane solo come un confronto tra progressismo e populismo. Mamdani mostra che dietro la facciata delle elezioni statunitensi si nasconde un duello più profondo: quello tra il declino del vecchio establishment democratico — incarnato da figure come Andrew Cuomo — e la disperata ricerca di senso di una classe lavoratrice abbandonata da decenni di politiche liberiste.

Trump non è un incidente della storia, ma il prodotto coerente di una società in cui le élite si sono progressivamente separate dal corpo sociale. La presunzione moralistica delle Kamala Harris di turno, con il loro linguaggio di facciata, ha solo rafforzato l’immagine del lavoratore americano come “arretrato”, incapace di comprendere la modernità progressista.

È su questo disprezzo culturale che si fonda il successo del trumpismo e del nuovo autoritarismo statunitense, una forma aggiornata di segregazionismo politico e simbolico.

Mamdani ha invitato a non confondere democrazia con consenso apparente. Gli Stati Uniti, che si autoproclamano baluardo della libertà, sono in realtà il luogo d’origine di molte delle ideologie più distruttive del Novecento: dal suprematismo bianco al mito dell’eccezionalismo americano, fino alla giustificazione delle guerre preventive.

È in questa contraddizione che si annida la crisi della democrazia contemporanea, una crisi che riguarda anche l’Europa e i suoi aspiranti epigoni liberali.

La lezione è chiara: senza un ritorno alla politica come strumento di emancipazione collettiva, il mondo rischia di restare imprigionato in una spirale di conformismo e paura. Mamdani non propone utopie, ma realismo storico: riconoscere che la democrazia non è mai esistita davvero finché il potere economico determina i limiti del possibile.

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Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (Kulturjam Edizioni), "Malagrazia" (Kulturjam edizioni).

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