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Dal 1967 al 2024, Israele ha attuato un’espansione territoriale sistematica e illegale: Gerusalemme Est, Golan, Cisgiordania e Siria occupati, violando il diritto internazionale. La comunità globale condanna, ma resta inerte.
Israele, 57 anni di annessioni illegali: la strategia dell’espansionismo permanente
Uno dei molteplici record negativi dello Stato di Israele è quello delle annessioni illegali – avvenute attraverso la forza militare – di territori appartenenti ad altri Stati o ad altri popoli. In questo articolo proviamo a tirarne le somme, a partire dal 1967.
L’Occupazione del 1967: La base dell’sspansionismo
La Guerra dei Sei Giorni del giugno 1967 ha segnato l’inizio di quello che è diventata l’occupazione militare più lunga della storia moderna. Israele conquistò militarmente la Cisgiordania (compresa Gerusalemme Est), la Striscia di Gaza e le Alture del Golan siriane durante quel conflitto con i Paesi arabi circostanti.
L’occupazione israeliana dei territori palestinesi, che continua dal 1967 ed è la più lunga occupazione militare nella storia moderna, ed è naturalmente del tutto illegale dal punto di vista del diritto internazionale. La Corte Internazionale di Giustizia (ICJ), l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza dell’ONU considerano tutti lo Stato di Israele come la potenza occupante di questi territori.
Il 27 giugno 1967, immediatamente dopo la conquista, Israele estese le sue leggi, giurisdizione e amministrazione a Gerusalemme Est e a diverse città e villaggi vicini, incorporando l’area nel Comune di Gerusalemme.
1980, Israele dichiara Gerusalemme capitale del paese
Nel 1980, in barba ad ogni contrarietà del diritto internazionale e delle Risoluzioni delle Nazioni Unite, la Knesset approvò la Legge di Gerusalemme (cosiddetta Legge Fondamentale), la quale dichiarò Gerusalemme la capitale “completa e unita” di Israele.
L’annessione di Gerusalemme Est da parte di Israele nel 1980 non è stata riconosciuta da nessun Paese, e la Risoluzione 478 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha dichiarato l’annessione “nulla e senza effetto” e ha richiesto che fosse annullata. Del tutto inutilmente, naturalmente, dato che lo Stato di Israele non ha mai aderito alle numerosissime Risoluzioni ONU che lo riguardano.
L’Annessione delle Alture del Golan (1981)
Il 14 dicembre 1981, Israele approvò la Legge delle Alture del Golan, estendendo l’amministrazione e la legge israeliana al territorio. Israele ha espressamente evitato di usare il termine “annessione” per descrivere il cambiamento di status.
Tuttavia, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha respinto l’annessione de facto nella Risoluzione 497 del 1981 e con la stessa Risoluzione – approvata all’unanimità e senza astensioni – dichiarò quella legge dello Stato di Israele “nulla e senza effetto legale internazionale”, legge che naturalmente ha provocato forti critiche da parte di tutto il mondo e non è stata riconosciuta a livello internazionale.
Nel 1981, come se nulla fosse successo, infischiandosene completamente delle critiche e del dissenso internazionalmente espresso, Israele dichiarò formalmente la sua annessione delle Alture del Golan. Oltre agli Stati Uniti (da sempre legati ad Israele in modo addirittura inestricabile), nessun Paese riconosce formalmente l’annessione israeliana della regione. Tutti gli altri Paesi considerano il Golan territorio siriano occupato da Israele, come poi effettivamente stanno le cose.
L’Accelerazione dell’annessione de facto: La Cisgiordania. Il sistema degli insediamenti come strumento di annessione
Gli insediamenti sono le comunità civili costruite illegalmente da Israele in tutti i territori occupati. Sono popolati da cittadini israeliani, quasi esclusivamente di identità o etnia ebraica, e sono stati costruiti su terre che Israele ha occupato militarmente e illegalmente dalla Guerra dei Sei Giorni in poi.
Oltre 700.000 coloni ebrei vivono attualmente in Cisgiordania, sebbene la loro presenza sia inequivocabilmente illegale dal punto di vista del diritto internazionale, in particolare secondo quanto previsto dalla Quarta Convenzione di Ginevra.
L’Amministrazione civile e il trasferimento di poteri
Nel febbraio 2023, la coalizione di governo di Israele ha trasferito la maggior parte dei poteri di governo sulla Cisgiordania dalla dirigenza militare israeliana al governo israeliano, designando di fatto Bezalel Smotrich, un funzionario civile, come governatore de facto della Cisgiordania occupata. Smotrich, oggi ministro del Governo Netanyahu, è un fanatico estremista autodichiaratosi fascista, razzista e omofobo.
I numeri dell’espansione: record di nuovi insediamenti illegali
Almeno 59 nuovi avamposti sono stati stabiliti, la maggior parte di essi avamposti agricoli (“fattorie”) coinvolti nell’appropriazione illegale e violenta di terre (supportata militarmente dall’IDF) e nell’espulsione sistematica dei palestinesi dall’area. Si è quindi arrivati a numeri senza precedenti di nuovi avamposti. Per confronto, dal 1996 all’inizio del 2023, sono stati stabiliti in media meno di 7 avamposti all’anno.
Il Ministro della sicurezza nazionale (sostanzialmente quindi a capo delle FFOO di Israele), Itamar Ben-Gvir, anch’esso fanatico estremista, processato dallo stesso Stato di Israele per ben 50 volte e condannato 8 volte per razzismo e terrorismo (onde per cui questo significa che Netanyahu ha nominato quale Ministro della sicurezza nazionale un pericoloso pregiudicato), è anche lui un ex colono e come tale non ha perso tempo nell’armare e a istigare centinaia di migliaia di coloni israeliani ad assaltare la Cisgiordania – che ricordiamo, è territorio che non appartiene allo Stato di Israele ma che è occupato militarmente e illegalmente – e a terrorizzare e a scacciare in malo modo – con incredibile violenza – le famiglie palestinesi che da sempre lì vivono e lavorano.
Secondo Smotrich, il piano che prevede l’imposizione del dominio israeliano permanente in Cisgiordania, è stato formalmente approvato dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu.
L’espansione dopo la caduta di Assad: Le nuove conquiste siriane
Ma le occupazioni illegali di Israele non si fermano ai territori palestinesi. L’8 dicembre 2024, Israele ha invaso la zona cuscinetto nel sudovest della Siria adiacente alle Alture del Golan già precedentemente occupate dallo stesso Stato di Israele, e ha condotto una campagna aerea che mirava a sondare le capacità militari delle Forze Armate Siriane, a seguito della caduta del regime di Assad.
Il Primo Ministro Benjamin Netanyahu ha detto di aver ordinato alle forze israeliane di impossessarsi di una zona cuscinetto nelle Alture del Golan stabilita da un accordo di cessate il fuoco del 1974 con la Siria, dopo che un’avanzata fulminea delle forze di opposizione siriane ha posto fine al dominio di Bashar al-Assad. Nel 2024, Israele ha poi occupato la parte restante dell’area delle Alture del Golan, completando così l’occupazione dell’intero territorio.
L’11 febbraio scorso, Israeli Army Radio ha riferito che Israele prolungherà la nuova occupazione del territorio siriano per tutto il 2025 (ma sicuramente diverrà occupazione permanente, esattamente come le precedenti). Il 23 febbraio, l’IDF ha confermato di aver costruito almeno nove insediamenti dell’esercito israeliano in Siria, inclusi due sul Monte Hermon e sette nella zona cuscinetto.
Il quadro legale internazionale: una condanna unanime
Il 19 luglio 2024, la Corte Internazionale di Giustizia ha stabilito che la presenza continuativa di Israele in Palestina è illegale e viola la Convenzione di Ginevra: l’occupazione israeliana di Cisgiordania, Gerusalemme Est e la Striscia di Gaza, a farla corta, è illegale e lo Stato di Israele ha pertanto “l’obbligo di cessare immediatamente tutte le nuove attività di insediamento e di evacuare tutti i coloni” dai territori occupati. Ma naturalmente nulla di tutto ciò è accaduto, anzi…
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dal canto suo, ha riaffermato che il permanere di insediamenti israeliani nel territorio palestinese occupato fin dal 1967 (inclusa Gerusalemme Est), non ha alcuna aveva validità legale, costituendo anzi una violazione flagrante del diritto internazionale e l’ostacolo principale alla prospettiva di due Stati che possano vivere fianco a fianco in pace e sicurezza.
La Relatrice Speciale per i territori palestinesi occupati, Francesca Albanese, ha investigato sulle modalità di detenzione dei palestinesi e ha chiesto agli Stati Membri dell’ONU di intervenire e alla Corte Penale Internazionale di investigare prontamente su quello che appare essere un crimine consolidato contro l’umanità.
Le conseguenze umanitarie: sfollamenti e demolizioni
Dal 1967, le autorità di Israele hanno arrestato centinaia di migliaia di palestinesi, incluse donne e bambini, criminalizzando volutamente un’ampia gamma di attività del tutto pacifiche. Dal 7 ottobre 2023 poi, le autorità israeliane hanno demolito, confiscato o forzato la demolizione di oltre 1.000 strutture palestinesi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, sfollando circa 2.250 persone (fonte ONU).
Il soffocante e pervasivo controllo militare di Israele interrompe ogni aspetto della vita quotidiana nei Territori Palestinesi Occupati. Continua a influenzare se, quando e come i palestinesi possono viaggiare per lavoro o scuola, andare all’estero, visitare i loro parenti, guadagnarsi da vivere, partecipare a una protesta, accedere alla loro terra agricola, o anche semplicemente accedere all’elettricità o a una fornitura di acqua pulita.
“La stragrande maggioranza degli Stati Membri dell’ONU ha condannato inequivocabilmente l’invasione russa dell’Ucraina e la sua annessione delle parti orientali dell’Ucraina come un atto di aggressione“, hanno sentenziato gli osservatori indipendenti, “e hanno imposto sanzioni alla Russia per incoraggiare una cessazione di questa violazione del diritto internazionale. Ma, al contrario, l’annessione israeliana dei territori palestinesi occupati è offuscata da retorica politica, dibattiti e negoziazioni, che alla fine, come è evidente, si basano su doppi standard”.
La necessità urgente di una energica azione internazionale
L’Alto Commissario per i Diritti Umani dell’ONU, Volker Türk, ha detto: “La politica di insediamento di Israele, i suoi atti di annessione e la legislazione e le misure discriminatorie correlate violano il diritto internazionale, come ha confermato la Corte Internazionale di Giustizia, e violano il diritto all’autodeterminazione dei palestinesi”. Ma purtroppo oltre a (scarne e rare) dichiarazioni e proclami nulla si muove, anche perché l’Europa, unitamente agli Stati Uniti, è pesantemente e scandalosamente implicata nella vendita di armamenti di ogni genere allo Stato di Israele, Germania più di chiunque altro (vedasi la recente dichiarazione di Merz, Cancelliere federale della Germania: “Dobbiamo ringraziare Israele. Attualmente sta facendo il lavoro sporco per conto dell’intero Occidente”). Evito di commentare.
E, in conclusione, ricordandiamo come, dal 1967 al 2024, Israele ha condotto un processo sistematico e progressivo di annessione territoriale che ha violato costantemente il diritto internazionale. Quello che è iniziato come un’occupazione militare temporanea si è trasformato in un programma di espansione permanente che ha portato all’annessione formale di Gerusalemme Est, Striscia di Gaza e delle Alture del Golan, all’annessione de facto di ampie parti della Cisgiordania attraverso il sistema degli insediamenti, e più recentemente all’occupazione di ulteriori territori siriani.
Il 2024 è stato il secondo anno del governo Netanyahu-Smotrich-BenGvir ed è stato l’anno in cui il piano di annessione del governo ha iniziato ad essere implementato molto fortemente, in perfetta osservanza di quanto stipulato con l’accordo di coalizione alla fine del 2022.
La comunità internazionale si trova di fronte a una scelta cruciale: continuare a permettere questa sistematica violazione del diritto internazionale attraverso la totale inazione (sempre se non vogliamo chiamarla complicità), o invece implementare misure concrete per far rispettare le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia e delle Nazioni Unite. La credibilità del sistema legale internazionale e il principio dell’inammissibilità dell’acquisizione territoriale con la forza sono seriamente in gioco.

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