Le richieste ucraine di armamenti alla NATO si sono indirizzate con decisione verso i sistemi antiaerei, che sembrano essere, al momento, il punto debole dell’architettura difensiva di Kiev.
Guerra aerea nei cieli d’Ucraina
Di Francesco Dall’Aglio*
Anche se i filmati che mostrano gli effetti dei bombardamenti russi sulle infrastrutture ucraine sono sempre meno, e sempre più censurati, siamo già al terzo giorno di incursioni.
Credo non sia sfuggito a nessuno che in questi giorni le richieste ucraine di armamenti si sono indirizzate con decisione verso i sistemi antiaerei, che sembrano essere, al momento, il punto debole dell’architettura difensiva ucraina, messa in crisi dalla nuova strategia russa che prevede l’utilizzo di missili subsonici o, più raramente, ipersonici, accoppiati adesso a sciami di droni Geran-Shahed.
Mentre i missili si incaricano di colpire le infrastrutture i droni colpiscono l’antiaerea, ovviando a quello che finora è stato il più grande limite dell’aviazione russa, la mancanza di un serio piano di missioni SEAD (Suppression of Enemy Air Defenses, soppressione delle difese antiaeree nemiche), per il quale mancano gli strumenti adatti. Al momento il rischio per l’aviazione russa è molto alto: per sfuggire ai sistemi missilistici antiaerei devono volare molto basso, finendo però così a tiro dei MANPADS, i sistemi portatili (tipo gli Stinger, per intenderci), di cui il campo di battaglia è saturo.
Questo ha finora limitato di molto l’efficacia dell’aviazione russa, che si limita in pratica o a missioni di appoggio a terra con bombe non guidate, facendo anche centinaia di sortite al giorno ma con efficacia ridotta, soprattutto sulle fortificazioni, o a lanciare missili a lungo raggio (che corrono sempre il rischio di essere abbattuti) al di fuori della portata delle batterie ucraine.
L’utilizzo su larga scala dei Geran-Shahed sembra star risolvendo questo problema, con conseguenze piuttosto serie soprattutto se, una volta disabilitata la contraerea ucraina, l’aviazione russa verrà utilizzata in missioni su larga scala su tutto il territorio del paese. I famosi 700 aerei che secondo l’intelligence inglese la Russia ha ammassato al confine stanno, probabilmente, aspettando il via libera (ammesso che la notizia sia vera, ovviamente).
Messo alle strette, il comando ucraino ha deciso di rispondere alla minaccia utilizzando in funzione antidrone gli aeroplani da combattimento, che non sono particolarmente adatti allo scopo. Anche se alcuni droni sono stati abbattuti in questo modo, nelle ultime 24 ore l’aviazione ucraina ha perso 3 aerei: ieri un Mig-29 colpito dai frammenti di un Geran-Shahed nella regione di Vinnitsa, oggi altri due nella regione di Poltava (un Su-27 e, probabilmente, un Su-24).
I russi sostengono di avere abbattuto il Su-27 mentre era impegnato a dare la caccia ai droni, non è chiara la causa della perdita del terzo aereo (nota bene: tutti e tre gli aerei sono stati dichiarati abbattuti dal comando ucraino, non solo da quello russo).
È chiaro che non possono continuare in questo modo, e che ci si aspetta che la NATO fornisca, e urgentemente, sistemi di difesa antiaerea.
Al momento, però, oltre alle promesse c’è poco: dagli USA arriveranno non prima di novembre due sistemi NASAMS equipaggiati con missili a medio raggio AMRAAM (ogni sistema NASAMS è composto da otto lanciatori, un posto di comando e un radar), mentre è già in Ucraina un sistema IRIS-T SLM (anch’esso con otto lanciatori) dalla Germania, in attesa che ne arrivino altri tre entro la fine dell’anno. Totale: 6.
Un po’ poco, anche considerando i 15 semoventi antiaereo Gepard, sempre tedeschi, già consegnati (su 50 promessi).

* ripreso da Francesco Dall’Aglio ricercatore dell’Istituto di Studi Storici dell’Accademia delle Scienze di Sofia (Bulgaria).
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