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martedì, Luglio 5, 2022

La guerra e l’Europa: mettere insieme ciò che apparentemente insieme non può stare

Nessun Paese, grande o piccolo, è davvero preparato per affrontare con successo le sfide geopolitiche ed economiche del prossimo futuro: la guerra e l’Europa, cosa accadrà?

La guerra e l’Europa

Che sia indispensabile spiegare le ragioni di questa guerra, senza limitarsi a ripetere in continuazione che è la Russia ad avere invaso l’Ucraina (non perché sia falso, ma perché spiega poco o nulla), è ben difficile metterlo in dubbio, dato che solo chi è in malafede o assai poco informato può negare che l’invasione russa dell’Ucraina il 24 febbraio scorso è l’ultimo tragico capitolo di una “brutta storia” cominciata a Maidan otto anni fa, e invero anche prima considerando che gli Stati Uniti fin dal crollo dell’Unione Sovietica hanno cercato di strumentalizzare il nazionalismo ucraino “in chiave russofoba”, anche al fine di erigere una nuova cortina di ferro in Europa.

Ovviamente si può ritenere che pure Mosca abbia gettato benzina sul fuoco trattando l’Ucraina come se fosse parte della Russia, facendo così il gioco dell’estremismo nazionalista ucraino.

Inoltre la Russia, dopo avere annesso la Crimea, intervenendo militarmente nel Donbass (Mosca lo ha sempre negato ma in realtà le milizie “volontarie” russe erano dei battaglioni tattici dell’esercito russo) ha accentuato il sentimento antirusso della maggior parte degli ucraini, contribuendo quindi al rafforzamento della presenza americana in Ucraina.

Peraltro, la Russia è stata anche accusata di essere intervenuta nel Donbass più per difendere i suoi interessi in Ucraina che per tutelare gli abitanti della ragione.

Ciò nonostante, dopo la sconfitta dell’esercito ucraino nella battaglia di Debaltesvo nel 2015 (ossia allorché l’esercito ucraino era così debole che l’esercito russo aveva la possibilità di “affondare il colpo” contro il regime di Kiev), Mosca, in sostanza, si era limitata a chiedere il rispetto degli accordi di Minsk II (probabilmente per non rompere del tutto le relazioni con l’Ue).

D’altronde, non si può nemmeno escludere che il Cremlino, resosi conto che Kiev non intendeva rispettare gli accordi di Minsk II e che con la diplomazia coercitiva non otteneva alcun risultato (come disse Stoltenberg, “se la Russia vuole meno Nato, avrà più Nato”), abbia deciso di invadere l’Ucraina sulla base di informazioni e valutazioni politiche errate (si ricordi lo “strano” appello che Putin il 25 febbraio scorso rivolse alla autorità militari ucraine perché si sbarazzassero della “cricca neonazista” che aveva preso il potere in Ucraina), tanto che vi è addirittura chi ritiene che Mosca sia caduta in una sorta di trappola strategica tesale da Washington (e in specie dal “trio” Biden, Bliken, Nuland, che ebbero pure una parte rilevante nei cosiddetti “moti rivoluzionari” di Maidan).

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Certo però è che gli angloamericani, nonostante l’opposizione della Germania e della Francia all’ingresso dell’Ucraina nella Nato, a partire dal 2015 hanno addestrato nella base ucraina di Yaroviv, presso Leopoli, alcune decine di migliaia di soldati ucraini, e che alla fine dell’anno scorso il regime ultranazionalista di Kiev si stava preparando a riconquistare con la forza il Donbass controllato dalle milizie ucraine (non solo russofone ma di etnia russa).

Spiegare le ragioni di questa guerra, tuttavia, non significa “giustificarla”, non fosse altro perché non solo la storia politico-militare insegna che dopo Seconda guerra mondiale è diventato sempre più difficile risolvere con la guerra questioni geopolitiche complesse, ma perché la Russia poteva giocare altre e migliori “carte geopolitiche” per difendere la propria sicurezza.

Ad esempio, tenendo presente che la Nato non solo non ha schierato missili nucleari nell’Europa orientale ma che non avrebbe mai attaccato la Russia, Mosca poteva impegnarsi a difendere con il proprio esercito i confini delle due repubbliche di Donetsk e di Lugansk, lasciando quindi che fosse l’Ucraina a decidere se rischiare una guerra d’aggressione contro la Russia (anche perché, com’è noto, in ogni caso non era possibile un attacco di sorpresa contro l’Ucraina).

Comunque sia, prima o poi la guerra in Ucraina finirà, anche se nessuno sa come finirà. C’è chi spera che l’esercito russo crolli e sia costretto a ritirarsi dall’Ucraina oppure che Vladimir Putin venga rimosso dal potere, ma puntare su una totale disfatta della Russia è come giocare alla roulette russa, anche a prescindere dal fatto (tutt’altro che irrilevante) che la Russia dispone pure di circa 2.000 armi nucleari tattiche.

D’altra parte, è anche assai poco probabile che l’esercito ucraino perda la volontà di continuare a combattere, soprattutto se potrà continuare a contare sugli aiuti militari dell’Occidente e in particolare su quelli degli Stati Uniti.

È invece probabile che si arrivi ad una situazione di stallo (sempre che non vengano coinvolte forze da combattimento della Nato), di modo che sarà inevitabile che si giunga se non proprio ad un accordo di pace perlomeno ad un cessate il fuoco “duraturo”. Anche in quest’ultimo caso però è difficile capire quali potrebbero essere le conseguenze di questa guerra.

Nulla comunque sarà più come prima, si afferma. Difatti, in Occidente si è convinti che la Russia uscirà da questa guerra con le ossa rotte e per la sua sopravvivenza economica dipenderà sempre più da Paesi come la Cina e l’India.

Gli Stati Uniti invece consolideranno la propria egemonia sull’Europa, di modo che potranno finalmente concentrare la maggior parte delle proprie risorse contro la Cina, sfruttando anche la rivalità tra l’India e la Cina, tanto più che l’alleanza con il Pakistan impedisce alla Cina di avere dei buoni rapporti con l’India ossia di creare un “blocco di potenza” eurasiatico in grado di sfidare quello occidentale egemonizzato dagli Stati Uniti.

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Insomma, la Russia aggredendo l’Ucraina avrebbe offerto all’America la possibilità di mettere fine al proprio declino (sia pure relativo) e quindi di “gestire” un mondo multipolare rafforzando la propria egemonia.

Nondimeno la realtà raramente è come appare, anche se è innegabile che attualmente sia l’America a trarre il massimo profitto da questa guerra. Ma la narrazione occidentale della guerra in Ucraina e delle sue possibili conseguenze è appunto soltanto una narrazione occidentale, vale a dire che, sebbene non sia solo propaganda, pare “ignorare” che il mondo occidentale è solamente una parte, benché importante, del mondo.

Perfino la guerra in Ucraina, del resto, ha dimostrato che la cosiddetta “occidentalizzazione” del mondo in realtà era solo l’altra faccia di un ordine mondiale unipolare (egemonizzato dall’America) che appartiene ormai al passato, sempre che vi sia davvero stato qualcosa di simile dopo la scomparsa dell’Unione Sovietica.

Quel che comunque si dovrebbe tenere presente è che la Russia non solo è ricca di materie prime strategiche ma è autosufficiente sia sotto il profilo energetico che sotto quello alimentare e soprattutto non è affatto isolata, nonostante la profonda e netta rottura con il mondo occidentale.

Ovviamente le durissime sanzioni imposte alla Russia creeranno molti problemi ai russi, che dovranno ridefinire il loro intero sistema economico e anche militare (perché la tecnologia occidentale è ancora essenziale per la macchina bellica russa), ma è noto che le sanzioni non hanno mai piegato un regime politico deciso a resistere ma anzi lo hanno rafforzato.

Ma non è nemmeno assurdo ritenere che anche i rapporti tra l’Europa e l’America potrebbero deteriorarsi quando i cittadini europei, che già devono fare i conti con le conseguenze della crisi economica causata dal Covid, dovranno fare pure i conti con le conseguenze di queste sanzioni (che con ogni probabilità penalizzeranno più l’Europa occidentale che la stessa Russia), nonché con quelle derivanti da un forte aumento delle spese militari.

Ci si dovrebbe quindi domandare fino a quando i Paesi europei o perlomeno alcuni Paesi europei (tra cui la Germania e l’Italia) saranno disposti a sacrificare i propri interessi a vantaggio di quelli dell’America (per non parlare degli effetti disastrosi che una crisi alimentare potrebbe avere per il continente africano e di conseguenza anche per l’Europa mediterranea).

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D’altro canto, gli Usa per fare fronte alla sfida con la Cina (che gli stessi americani ritengono sia il loro più pericoloso avversario) dovrebbero pure cercare di “tagliare i ponti” tra la Cina e l’Ue, infliggendo pertanto un ulteriore durissimo colpo all’economia europea.

Né si può sottovalutare che spingendo la Russia nelle braccia della Cina è l’America stessa ad avere creato una situazione geopolitica del tutto nuova, resa ancora più complessa dalla presenza di una pluralità di Stati che sono decisi a liberarsi dalla “dipendenza” dal mondo occidentale, tanto che perfino Paesi filo-occidentali o perlomeno non ostili nei confronti dell’Occidente cercano di sfruttare il multipolarismo per ampliare la propria “sfera di azione” geopolitica e geo-economica, indipendentemente dai buoni rapporti che possono avere con gli Stati Uniti.

In definitiva, nessun Paese, grande o piccolo, è davvero preparato per affrontare con successo le sfide geopolitiche ed economiche del prossimo futuro. Le incognite sono troppe, e non vi è Paese che non rischi di pagare costi decisamente maggiori dei benefici di quelli che può ottenere cercando di ridefinire la propria politica in un contesto internazionale in rapida trasformazione.

Non è però azzardato sostenere che è proprio l’Europa continentale occidentale che rischia di rompersi l’osso del collo, dato che, pur sapendo che l’America non aveva alcun interesse a sanare la “piaga purulenta” del Donbass, in questi ultimi otto anni ha lasciato che fossero gli Usa a risolvere la questione ucraina.

Non ci si deve meravigliare quindi se ora l’Europa continentale occidentale sia costretta non solo a subire la prepotenza dell’America ma pure quella della Gran Bretagna, che dopo la Brexit non perde occasione per “ridimensionare” l’Unione europea e in particolare la Germania, che badando a difendere i suoi interessi economici, anche e soprattutto a scapito di altri Paesi europei, si era illusa, per così dire, di potere “cacciare la geopolitica fuori dalla porta” senza che potesse “rientrare dalla finestra”.

Ma non stupisce nemmeno che l’élite euro-atlantista difenda gli interessi dell’America piuttosto che quelli dell’Europa, giacché agendo così di fatto difende, non certo la democrazia, ma i suoi interessi e privilegi.

Tuttavia, è pur vero che un’élite dominante quando perde il contatto con la realtà rischia di perdere anche il potere. La geopolitica potrebbe dunque diventare la “chiave strategica” per ridefinire la stessa politica economica e sociale dell’Europa o perlomeno dei principali Paesi dell’Unione europea (ovverosia Francia, Germania, Italia e Spagna).

D’altronde, Europa non è sinonimo di Occidente. Infatti (in un’ottica non solo geopolitica ma anche politico-culturale) se l’Asia è Terra e l’Occidente è Mare, l’Europa è Terra “e” Mare, tanto è vero che una delle caratteristiche essenziali della civiltà europea consiste proprio nel sapere mettere insieme ciò che apparentemente insieme non può stare.

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Fabio Falchi
Fabio Falchi
Saggista e ricercatore indipendente. Tutte le sue pubblicazioni: https://independent.academia.edu/Ffalchi

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