Quotidiano on-line ®

22.5 C
Rome
domenica, Luglio 3, 2022

Kiev: “Stiamo finendo le munizioni”. Dopo lo stallo, segnali di cedimento nel Donbass

I segnali si susseguono negli ultimi giorni, oltrepassando la retorica propagandistica. Kiev ha lanciato l’allarme, cominciano a scarseggiare le munizioni. Vadym Skibitsky, numero due dell’intelligence ucraina: “Abbiamo un pezzo di artiglieria ogni 10-15 pezzi di quella russa.” Con un lungo thread Nico Piro, il pioniere italiano del giornalismo mobile, ha fatto il punto della situazione.

Di Nico Piro*

Kiev: “Stiamo finendo le munizioni”

Proviamo a fare qualche previsione. Come scritto e detto tante volte la guerra è in stallo anche se nelle ultime settimane (grazie anche al terreno e al clima più favorevole) i russi stanno facendo una serie di progressi che rispondono a modello tattico della guerra d’attrito.

Quello che tanti “analisti” occidentali – ispirati dai report delle rispettive intelligence, troppo spesso considerati non come una fonte di parte – hanno negato parlando di conflitto lampo e di sviluppi imminenti; parte del marketing della guerra, affermazioni di cui magari dovrebbero scusarsi piuttosto che – come fanno ora – pubblicare sofisticate frasi di storici e studiosi per dire che la guerra è sempre difficile (e non lo sapevano tre mesi fa quando prevedevano la caduta di Putin e il collasso militare russo?).

Lo sport delle previsioni mi fa sempre paura, lo pratico oggi solo per provare a dare prospettiva alle posizioni di chi chiede pace. Proviamo a dirla semplice: da un lato c’è la posizione ottimistica di bellicisti come Aslund (a cui si ispirano tutti gli opinionisti con l’elmetto pur senza citarlo).

In sintesi, la Russia perderà la guerra, Putin cadrà per un golpe (se non muore prima per malattia), ecc. ecc. Insomma conviene andare avanti con il conflitto. C’è poi un altra ipotesi, più realistica (propendo per questa).

I russi continuano ad avanzare su tre teste di ponte Severodonetsk, Izum e Popasana. È guerra d’attrito, lenta. (anni) e dispendiosa ma si avvicina l’obiettivo di prendere il Donbass o meglio di occupare gli oblast (regioni amministrative ucraine) di Dontesk e di Lugansk

Obiettivo dichiarato delle repubbliche separatiste. Intanto la sponda occupata del Mar d’Azof è saldamente nelle mani dei russi che hanno riaperto i porti di Berdyansk e di Mariupol.

I russi hanno quindi messo in sicurezza il mar d’Azov (che è un mare chiuso quindi pone problemi di vulnerabilità se le sponde sono divise tra due nemici, per l’uno e per l’altro) e si sono garantiti corridoio di terra verso la Crimea.

Ieri scrivevo di come il contrattacco ucraino su Severodonetsk fosse stata il primo vero errore tattico degli ucraini in questo conflitto e non a caso Zelensky ieri ha parlato di autorizzazione alla ritirata (traducibile in “le truppe sono in rotta”?).

La mia impressione è che gli ucraini in Donbass possono solo rallentare e rendere più costosa l’avanzata russa. Le notizie su uccisioni di generali (ormai parzialmente confermate anche da Mosca) fanno parte di questo prezzo come i caduti (sui cui numeri non sappiano nulla nè da un lato nè dall’altro).

Da fonti osint quello che vediamo è che l’attrito per i russi si è molto ridotto (meno evidenze di veicoli distrutti) perchè siamo in una fase in cui l’artiglieria più che la fanteria sta contando (si combatte “a distanza”).

Il vero problema per i russi potrebbe essere quello della sostituzione delle truppe visto che l’idea di “force protection” di quell’esercito è ben diversa da quello occidentale e quindi il numero di caduti è in paragone alto. Però con la dichiarazione di “operazione speciale” non è possibile la mobilitazione di tutti gli abili ma solo della leva annuale.

Se questo è un parametro da tener presente, le ammissioni di Zelensky (60-100 caduti al giorno) non mettono l’Ucraina in una posizione migliore in termini di manpower e rotazione. La mia impressione è che se nel Donbass gli Ucraini (forse anche tentando di prender tempo in attesa di nuove armi) abbiamo l’obiettivo di rallentare i russi, la vera battaglia si giochi a Zaporizhzhya cioè su quella sponda sinistra del Dnieper che dal primo momento avevo segnalato come asse strategico della guerra.

Come durante conflitto in Georgia (vero modello altro che Siria) i russi cercano di costruire un cuscinetto di sicurezza rispetto alle zone di interesse ma in questo caso c’è la necessità di tenere Kherson per garantire l’afflusso di acqua alla Crimea con il canale settentrionale.

Il fatto che si stiano distribuendo passaporti russi in zona è un segnale preoccupante, perchè Kherson a questo punto potrebbe non essere parte di una eventuale possibile trattativa sugli aspetti territoriali del conflitto. E qui veniamo al punto chiave di questo thread.

O ha ragione Aslund e allora il sacrificio enorme degli ucraini e il flusso di armi occidentali (pericolosissimo per la sicurezza di tutta Europa, l’ho già detto) hanno un fondamento perchè l’Ucraina vincerà e ci sarà il regime change a Mosca (che poi siamo sicuri che nel caso arriverà qualcuno più “simpatico” di Putin? Il liberale Medved che mangiava hamburger con Obama e oggi dice “odio occidentali”?) oppure nella seconda ipotesi, cioè di una Russia che lentamente consolida guadagni territoriali e crea amministrazioni locali amiche, ogni morto ucraino è un sacrificio inutile e converrebbe trattare ora per fermare lo spargimento di sangue innocente e la distruzione del Paese.

A questo punto l’obiezione è: ma così la si dà vinta a Putin. Bene, preferiamo scommettere su una improbabile vittoria oppure che in questa continua erosione del territorio ucraino si arrivi ad un Paese che perderà il 50% del suo territorio (per dire visto che al momento ne ha perso il 20%)?

Tutto questo anche considerando la guerra come un fenomeno lineare (non lo è) e quindi trascurando i rischi di incidente nucleare e di allargamento del conflitto a Paesi vicini.

Tutto questo trascurando la “fatica” da guerra dell’opinione pubblica europea sia per via del ciclo mediatico (la guerra si sgretola dai notiziari progressivamente) che del peso delle sanzioni, le quali si fanno sentire sempre più anche sull’Europa (gli Usa al solito sono protetti da un oceano).

Tra l’altro, colgo l’occasione per esprimere la mia solidarietà agli opinionisti con l’elmetto sempre più soli a comandare truppe virtuali dai loro attici visto che sondaggi danno gli italiani sempre più schierati per la pace (lo erano già all’inizio figurarsi ora).

La storia dimostra che la guerra per procura non è un modello che funziona più si combatte e più peggiorano le condizioni per trattare. E’ qualcosa di drammatico che nessuno sembra capire in primis quelli che muscolarmente difendo la resistenza dell’Ucraina dall’invasore perchè del resto a combattere non sono loro. Proprio sul valore della pace si legga Antonio Spadaro segnalato da Roberto Reale:

Intanto se l’ucraina sta per garantire ai polacchi pressochè gli stessi diritti dei propri cittadini (prodromi di un’annessione si “ironizza” a Mosca) per l’accoglienza ai profughi, Heather Barr ci racconta che l’accoglienza polacca non è cambiata per chi ha la pelle scura.

 

* Nico Piro è un giornalista, scrittore e blogger italiano, attualmente inviato della redazione esteri TG3.

Leggi anche

 

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli