Kaja Kallas e la nuova gaffe storica che ridicolizza l’Europa

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Kaja Kallas, Alto Rappresentante UE, sorprende con un revisionismo storico surreale: minimizza il ruolo di URSS e Cina nella Seconda Guerra Mondiale. Tra gaffe e sguardi smarriti, la sua retorica trasforma la diplomazia europea in commedia involontaria.

Kaja Kallas e il suo sguardo da…svampita

Ci sono politici che, quando li guardi, ti ispirano fiducia, non tantissimi ma qualcuno c’è. Poi c’è Kaja Kallas, Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, che con quel suo sguardo da svampita sembra sempre sul punto di chiederti se per caso hai visto il suo gatto scappato di casa. Se ha un gatto è sicuramente scappato di casa. Ma il vero problema non è lo sguardo, oh no. È quando apre bocca. A quel punto, “svampita” diventa un eufemismo gentile, come chiamare un uragano “una leggera brezza”. L’ultima perla, sparata senza un briciolo di imbarazzo alla recente conferenza annuale dell’EUISS, è un capolavoro di revisionismo storico che farebbe impallidire anche il più audace sceneggiatore di film fantasy.

Secondo Kallas, Cina e Unione Sovietica non avrebbero avuto un ruolo significativo nella sconfitta di Giappone e Germania durante la Seconda Guerra Mondiale. Sì, avete letto bene. Mentre il resto del mondo ricorda Stalingrado, l’Armata Rossa che entra a Berlino e i milioni di cinesi che hanno resistito all’invasione giapponese, il massacro di Nachino, Kallas deve aver sfogliato un libro di storia alternativo, magari scritto a pastelli colorati.

E con quello sguardo da “oddio, dove ho messo gli appunti?”, ha avuto il coraggio di insinuare che i seggi permanenti al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con tanto di diritto di veto, siano finiti a Mosca e Pechino per… cosa? Una lotteria internazionale? Un’estrazione fortunata al termine di una sagra di paese? “Congratulazioni, URSS, hai vinto il diritto di veto! E tu, Cina, tieniti il seggio, ma non fare troppo casino!”.

Immaginate la scena: 1945, San Francisco, i leader mondiali si riuniscono per fondare l’ONU. Gli Stati Uniti e il Regno Unito, la Francia con le medaglie ancora calde di battaglia, guardano i sovietici e i cinesi e dicono: “Beh, ragazzi, avete fatto un figurone… a fare da tappezzeria! Prendetevi un seggio permanente e non chiedete spiegazioni”. Nel magico mondo di Kaja, l’URSS non ha perso 28 milioni di persone, non ha schiacciato la Wehrmacht in epiche battaglie come Kursk o Leningrado, e la Cina non ha tenuto a bada l’esercito giapponese per anni in un fronte che ha logorato Tokyo fino al midollo. No, erano tutti a prendere il sole, mentre gli Alleati veri risolvevano la faccenda. E il diritto di veto? Probabilmente un premio di consolazione per chi è arrivato ultimo a un quiz di storia.

Ma torniamo a quello sguardo. Sapete, quel misto di ingenuità e confusione che ti fa quasi sperare che stia per dire qualcosa di sensato, come quando una liceale svampita alza la mano in classe e tutti trattengono il fiato. Poi Kallas parla, e il disastro è servito.

È come se ogni sua frase fosse un invito a controllare su Google se quello che ha detto ha un minimo di senso. Spoiler: di solito no. La sua ultima uscita sulla Seconda Guerra Mondiale è solo la ciliegina su una torta di gaffe geopolitiche che sembrano scritte da un algoritmo ubriaco. E il bello è che nessuno in sala, durante il suo discorso, ha osato interromperla. Nessuno ha alzato la mano per dire: “Kaja, cara, forse hai confuso la Seconda Guerra Mondiale con un episodio di Friends”. Silenzio. Magari erano tutti troppo occupati a cercare su Wikipedia chi diavolo abbia davvero sconfitto i nazisti.

Non fraintendetemi: essere Alto Rappresentante dell’UE è un lavoro complicato. Devi gestire crisi globali, parlare con leader mondiali e ricordarti di sorridere nelle foto di gruppo. Ma se il tuo contributo alla diplomazia internazionale è insinuare che due potenze decisive della Seconda Guerra Mondiale fossero lì solo per fare numero, forse è il caso di ripassare un manuale di storia. O almeno un documentario su Netflix, magari con la modalità “riavvolgi” per i momenti in cui lo sguardo svampito prende il sopravvento. Perché, diciamocelo, Kallas sembra sempre a un passo dal chiederti se per caso sai dove si trova l’Atlantico.

Eppure, il vero mistero non è solo la sua affermazione, ma il contesto. Come si arriva a dire una cosa del genere senza che qualcuno, un assistente, un consulente, un passante qualunque, le sussurri: “Kaja, magari rileggi il discorso, che qui sembri uscita da un reality show”? Forse il suo staff è troppo ipnotizzato da quello sguardo da cerbiatta smarrita per intervenire. O forse, più semplicemente, hanno smesso di ascoltare, rassegnati al fatto che ogni sua uscita pubblica è una roulette russa di strafalcioni.

In attesa della prossima perla, magari ci dirà che Napoleone ha perso a Waterloo perché non ha trovato parcheggio, possiamo solo sperare che Kallas prenda un respiro profondo, chiuda gli occhi (così almeno lo sguardo svampito non ci distrae) e apra un libro di storia. Uno vero, non uno di quelli con le figure da colorare. Perché la geopolitica non è un gioco a premi, e il mondo non ha bisogno di un’Alto Rappresentante che sembra sempre sul punto di chiedere: “Scusate, ma chi ha vinto la Seconda Guerra Mondiale?”. Nel frattempo, prepariamoci a un altro giro di tombola diplomatica. Chissà chi vincerà il prossimo diritto di veto.

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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