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lunedì 11 Ottobre 2021
PolisChe fine ha fatto la legge sullo Ius Culturae?

Che fine ha fatto la legge sullo Ius Culturae?

Sono passati 5 anni e 6 mesi da quando fu annunciata l’approvazione in prima lettura dello Ius culturae. Che fine ha fatto la legge?

La sparizione dello Ius Culturae

Vi ricordate quando si parlava di Ius Culturae? Era il 13 Ottobre 2015 quando la Camera dei Deputati dava il via libero alla nuova legge in materia di cittadinanza. L’ex Presidente del Consiglio e attuale Senatore della Repubblica Matteo Renzi twittava: Oggi alla Camera approvata la legge sulla cittadinanza in prima lettura.

I deputati leghisti come sempre urlavano, urlavano vergogna, quelli del PD applaudivano mentre i Grillini, astenendosi come sempre sui temi fondamentali della libertà civili, annotavano tutto.

Sono passati 5 anni e una settimana da quel giorno. Che fine ha fatto la legge sullo Ius Culturae?

La legge della riforma della cittadinanza riguarda, secondo le stime del 2018, ben 1 milione di bambini e giovani, figli d’immigrati nati e cresciuti in Italia, ossia un alunno su dieci che frequenta la scuola dell’obbligo, rimasto orfano a causa della mancata approvazione della legge nel dicembre 2017.

Il tema era tornato sul tavolo quando Laura Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, aveva proposto di tornare a discutere dello Ius Culturae, introducendolo come uno dei punti cardine del nuovo Family Act. «Un bambino, figlio di stranieri, che concluda un ciclo di studi nel nostro Paese deve avere la cittadinanza italiana, aveva spiegato Bonetti in un’intervista, se lo Stato investe nella formazione di una persona, poi è giusto che la valorizzi. Diversamente, è come far allenare un giocatore tutta la settimana e poi tenerlo in panchina».

Anche la Conferenza Episcopale italiana, a margine della presentazione del Rapporto Immigrazione di Caritas, si era detta favorevole all’introduzione della riforma. Il presidente della CEI, il cardinale Gualtiero Bassetti, sottolineava che, accogliere è un dovere fondamentale, ma se poi non si integra, non si forma e non si porta il cittadino anche alla cittadinanza, il lavoro non era concluso.

La discussione in Senato sullo Ius Culturae, era rimasta bloccata per anni, fino al 23 dicembre 2017, e poi rinviata ulteriormente, ma dato lo scioglimento delle Camere per andare a elezioni politiche nel marzo 2018, la legge non ha avuto mai modo di essere approvata.

Che fine ha fatto la legge sullo Ius Culturae?

A questo punto ci facciamo una domanda: ma se tutti sono d’accordo sull’utilità di questa legge e visto la maggioranza presente al governo,  favorevole a questa legge nelle dichiarazioni pubbliche al riguardo: perché non l’approviamo?  La risposta sta nella dichiarazione del vicepresidente leghista del Senato Roberto Calderoli, il quale alla vigilia dell’approvazione della legge alla Camera, aveva commentato così:

Oggi alla Camera la maggioranza ha approvato la legge che regala la cittadinanza a centinaia di migliaia di extracomunitari. Qualcuno pensa forse di poter assumere una decisione così devastante senza consultare gli italiani e infischiandosene del parere delle ‘bestie’ che la pensano diversamente? Aspettiamo al varco questa vergogna in Senato, faremo di tutto per impedire l’ennesimo sfregio alla Costituzione, con il quale qualcuno vuole garantirsi una nuova base elettorale, dopo aver ingannato con false promesse i veri cittadini.

Ancora una volta la propaganda leghista aveva messo nel bersaglio semplicemente chi vuole costruirsi una vita e una famiglia in Italia. Per la Lega che per anni ha costruito la propria base elettorale insultando il mezzogiorno, oggi garantire pari diritti a bambini nati a cresciuti in Italia, è una mossa politica di sinistra.

Basterebbe dire che è incivile discriminare dei minori, punto e basta. Ma se vogliamo vedere le cose secondo il cinico metro dell’utilità, lasciamo in soffitta la demagogia e ricordiamoci che il miglior strumento per l’integrazione è l’inclusione, non la creazione di ghetti disperati ed esplosivi, né di soggetti che fruiscono di diversi livelli di libertà.

Per questo, per combattere la disformazione, la propaganda e l’ostilità dell’opinione pubblica riguardo questa riforma, smontiamo per l’ennesima volta le solite argomentazioni infondate e razziste:

  1. Ci sarà un’invasione di partorienti, attratte dalla possibilità di ottenere la cittadinanza automatica: falso, basta leggere il testo della legge. Ciò che si propone è uno ius soli temperato, per il quale non basta essere nati sul suolo italiano per ottenere automaticamente la cittadinanza. Lo ius soli assoluto in Italia si applica solo in due casi eccezionali: se i genitori del bambino nato sul territorio italiano sono ignoti o apolidi, o non possono trasmettergli la propria cittadinanza secondo la legge dello Stato di provenienza; o se il bambino è figlio di ignoti e viene trovato sul territorio italiano.
  2. Rischiamo l’islamizzazione della società italiana: falso, lo dicono i numeri. Secondo il Dossier IDOS 2016, la maggior parte degli immigrati regolari in Italia è di religione cristiana (considerando le diverse confessioni): i cristiani sono aumentati di 6 punti decimali rispetto al 2013, raggiungendo ora il 53,8% del totale; al contrario, i musulmani sono diminuiti di 9 punti decimali e rappresentano il 32,2% del totale.
  3. Gli stranieri sostituiranno gli italiani: falso, anche qui lo dicono i numeri. Secondo la Fondazione Moressa al momento beneficerebbero della legge poco meno di 800mila minori e, se la legge fosse approvata, in futuro potrebbero esserci circa 40-45mila nuovi italiani per ius soli temperato e 10-12 mila per ius culturae. Considerando che in Italia ci sono in tutto circa 10 milioni di minori e che nel 2018 sono nati quasi 486mila bambini (dati ISTAT) è evidente che non c’è alcuna possibilità di sostituzione etnica.
  4. C’è già una legge che permette di ottenere la cittadinanza, basta aspettare i 18 anni: falso. La nuova legge avrebbe proprio il merito di tirar fuori da un limbo legislativo e sociale i minori, che fino ai 18 anni non possono godere di tutti i diritti a cui si accede tramite la cittadinanza italiana. Inoltre, con l’attuale legge, l’aspirante cittadino italiano ha solo un anno per richiedere la cittadinanza, e deve dimostrare aver mantenuto la residenza in Italia legalmente e ininterrottamente e di avere un certo reddito.

Infine, c’è da ricordare cosa disse l’ex Presidente dell’INPS Tito Boeri, ricordando l’importanza dei lavoratori stranieri per il sistema pensionistico, sottolineando il contribuito che gli immigrati in generale portano alle casse dello Stato italiano, finanziando il sistema di protezione sociale e risultando in un saldo positivo fra contribuiti prelevati e le spese sostenuto dallo Stato nei loro confronti sotto forma d’investimenti.  Quindi, cara Italia, che dici? Lo vogliamo approvare questo Ius Culturae?

Che fine ha fatto la legge sullo Ius Culturae?

 

L’articolo originale di Sofonias K.Workie potete leggerlo su The Black Post, sito gemellato e in partnership con Kulturjam.

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