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Siamo diventati una democrazia americana, di quelle in cui vota meno della metà degli aventi diritto e per vincere basta la metà di quella metà. E alla fine non cambia nulla.
L’Italia si è trasformata in una ‘democrazia americana’
Negli ultimi decenni, l’Italia ha subito una trasformazione politica profonda che l’ha avvicinata al modello della “democrazia americana” finendo per sovrapporsi ad essa in maniera quasi indistinguibile. Questo cambiamento ha portato a una significativa riduzione della partecipazione elettorale, un sistema elettorale maggioritario, e un focus crescente sul personalismo e sull’influenza mediatica.
Si è arrivato a paradossi come quello delle ultime elezioni negli States, in cui la contrapposizione tra Donald Trump e Kamala Harris è stata seguita dalla cittadinanza italiana come fossero elezioni “nostre”, mentre le varie elezioni regionali e comunali che si sono susseguite, si sono svolte con assoluto disinteresse e astensionismo record. Esempio: 37,2% e 41,67%, le persone che hanno votato rispettivamente in Lazio e Lombardia nel 2023.
La metamorfosi non è stata imposta dall’esterno, ma è emersa attraverso scelte politiche interne e il consenso passivo della popolazione.
L’introduzione del sistema maggioritario
La trasformazione dell’Italia verso una democrazia di tipo americano è iniziata con la legge n. 81 del 25 marzo 1993, che ha introdotto il sistema maggioritario e l’elezione diretta del sindaco. Questa legge ha segnato il passaggio da un sistema proporzionale, che garantiva una rappresentanza più ampia e diversificata, a uno maggioritario, che favorisce la formazione di governi stabili ma riduce la pluralità delle voci politiche.
L’approvazione della legge è avvenuta con il sostegno di quasi tutti i partiti, inclusi una Democrazia Cristiana (DC) in fase di dissoluzione e un Partito Democratico della Sinistra (PDS) e un Partito Socialista Italiano (PSI) già orientati verso un liberismo di stampo anglosassone.
Questo cambiamento strutturale non ha suscitato proteste popolari significative, nonostante segnasse l’abbandono di una tradizione politica che aveva contribuito al progresso civile, economico e culturale del Paese.
La partecipazione elettorale in declino
Uno degli effetti più evidenti di questa trasformazione è stata la diminuzione della partecipazione elettorale. Oggi, meno della metà degli aventi diritto al voto si reca alle urne, e per vincere è sufficiente ottenere il consenso di una frazione ridotta dell’elettorato.
Questo fenomeno ha portato a situazioni in cui una minoranza di votanti può determinare l’esito delle elezioni, un aspetto che i media spesso descrivono come una “maggioranza assoluta”.
L’astensionismo non è dovuto solo a un disinteresse per la politica, ma anche a un senso di disillusione verso un sistema percepito come poco rappresentativo. La possibilità di un ritorno a un sistema proporzionale, che permetterebbe una maggiore rappresentatività, non sembra essere una priorità per la maggioranza degli elettori.
L’influenza dei media e il personalismo politico
Un altro aspetto fondamentale della trasformazione italiana è il crescente ruolo dei media e il personalismo politico. La politica è diventata sempre più una questione di immagine, dove la figura del leader assume un’importanza preponderante rispetto ai partiti e ai programmi politici. Questo fenomeno riflette un modello americano in cui la campagna elettorale è spesso incentrata sulla personalità dei candidati piuttosto che sulle loro proposte.
I media, in particolare, giocano un ruolo cruciale nel plasmare l’opinione pubblica e nel determinare gli esiti elettorali. La strategia elettorale si concentra spesso sul creare paure e divisioni, per esempio dipingendo la sinistra come una minaccia per la proprietà privata o la destra come un pericolo per i diritti sociali. Questo approccio ha contribuito a polarizzare ulteriormente l’elettorato.
Il disinteresse per la politica ha portato a un aumento del qualunquismo, alimentato dai social media e da una cultura del consumo individualista. Questa mentalità è stata rafforzata dagli spettacoli televisivi e sportivi che promuovono edonismo e competizione sfrenata. In questo contesto, la politica perde il suo significato originario di gestione della collettività (polis) e diventa un’attività percepita come distante e irrilevante.
Il risultato è una società meno incline a impegnarsi politicamente e più propensa a delegare le proprie responsabilità. Questo fenomeno è evidente nella crescente disaffezione verso le istituzioni democratiche e nella tendenza a vedere la politica come un campo riservato a pochi privilegiati.
Ma la politica ha a che vedere con la collettività e con le responsabilità che la sua gestione comporta, non solo per chi governa ma anche per chi lo lascia governare.
Il modello americano e le sue implicazioni
La fascinazione per il modello americano si riflette non solo nella politica, ma anche nei comportamenti quotidiani degli italiani. L’adozione di stili di vita improntati al consumo, l’idolatria per il successo e il denaro, e la preferenza per servizi privati rispetto a quelli pubblici sono tutti segnali di una società che si sta allontanando dai valori collettivi.
Questo modello ha un costo elevato, in termini di coesione sociale e di benessere collettivo.
L’Italia rimane a suo modo un paese straordinario, ma esclusivamente grazie alle virtù delle generazioni passate. Chi vi abita oggi vive di rendita, dissipando quel patrimonio culturale e morale, quando non contribuisce attivamente alla sua distruzione, attratto dal modello americano. Infatti, fa acquisti su Amazon, preferisce il caffè di Starbucks, si sposta con Uber anziché con i mezzi pubblici, non legge libri ma solo tweet, ha sostituito la religione con il culto delle celebrità, ignora i diritti collettivi e difende con veemenza le libertà private, idolatrando soprattutto il denaro e il successo.
Il nostro paese, un tempo esempio di solidarietà e partecipazione, rischia di perdere il suo patrimonio culturale e morale in nome di un individualismo esasperato.
Resta da vedere se l’Italia riuscirà a trovare un equilibrio tra modernizzazione e conservazione dei suoi valori tradizionali.

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